Fabrizio Carcano.
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UNA BRUTTA STORIA.
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2016. Ugo Mursia Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Quando il cellulare del commissario Ardig suona alle sei del mattino c' un'altra brutta storia a Milano. Sotto gli avveniristici grattacieli di Porta Nuova spunta il cadavere di un'escort. Un omicidio destinato a restare insoluto? Forse. Se non fosse che le tracce della prostituta sono anche sulla scena di altri due delitti. Che cos'hanno in comune con la bella di notte l'antiquario ucciso durante una rapina e il giornalista spregiudicato freddato in mezzo alla strada? Una nuova trama di delitti e affari per il commissario pi amato dai milanesi.
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L'AUTORE.
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FABRIZIO CARCANO  nato a Milano nel 1973. Giornalista professionista, scrive per Il Giorno e per Superbasket. Tra gli scrittori milanesi pi amati dal pubblico, racconta nei suoi noir il lato oscuro della metropoli. I suoi romanzi, oltre Una brutta storia (2016), sono tutti editi da Mursia: Gli angeli di Lucifero (2011), La tela dell'eretico (2012), Mala Tempora (2014), L'ultimo grado (2014), L'erba cattiva (2015), Il Mostro di Milano (2017), In nome del male (2018), Il codice di Giuda (2018), Milano Assassina (2019), Nemesi Nera (2019), Il cacciatore di Caino (2020) e La notte del diavolo (2020). La versione ebook del suo romanzo d'esordio Gli angeli di Lucifero  stata la pi scaricata dai lettori milanesi, nell'ambito dell'iniziativa Milano che legge, con quasi 17mila download in ottanta giorni. I suoi romanzi sono in vetta alle classifiche di vendita di Amazon.
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UNA BRUTTA STORIA.
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Dedica.
Ai miei lettori. Grazie ad ognuno di voi per la vostra attenzione e il vostro interesse verso i miei romanzi!
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PROLOGO. Monza, dicembre 2011.
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Il vento correva veloce, sibilando lungo viale Cesare Battisti, trascinandosi dietro le tante foglie morte rimaste sulla strada.
Nessuno le aveva raccolte, rotolavano malinconicamente verso il nulla.
Faceva freddo fuori e, anche dentro, nonostante il camino acceso.
L'anziana nobildonna stava servendo il caff.
La mano tremava.
Fino a pochi anni prima quell'incombenza rituale sarebbe spettata al maggiordomo, rigorosamente in livrea e guanti bianchi, ma le ristrettezze economiche, in cui da troppo tempo versava, l'avevano costretta a continue rinunce, tra cui quella di un domestico referenziato e ossequioso.
Era stata obbligata a ripiegare su una signora polacca di mezza et, un'eccellente donna delle pulizie, un'attenta badante, ma priva dell'impeccabilit e del sussiego di un vero maggiordomo.
E cos il caff preferiva servirlo lei all'unico ospite che ancora omaggiava la sua decadente magione.
Una villa sfarzosa un tempo, oggi allo sbando.
Urgevano riparazioni al secondo piano, come nelle cantine, il giardino trascurato, nonostante, o forse proprio a causa, dei maldestri tentativi del pensionato che si era offerto di curarlo per qualche spicciolo, con tanta generosit e poca competenza.
Quella era la fotografia impietosa del viale del tramonto di un Titanic ieri sfavillante e oggi ridotto a una tinozza arrancante, zavorrata da imposte e ipoteche che la stavano trascinando a fondo senza neppure aver centrato il famoso iceberg.
I fasti gloriosi per la villa e per la sua casata aristocratica, ormai in estinzione, erano svaniti da un pezzo.
Il passato era solo un ricordo doloroso, sbiadito dal tempo e malinconico, il futuro una tetra incognita.
In mezzo il presente, con la necessit di tirare avanti alla giornata: mettere insieme il pranzo e la cena, pagare il conto per scaldare quei mille metri quadrati dispersi su tre piani e troppe stanze.
In una parola sopravvivere, cercando di monetizzare i ricordi di quel passato luminoso a prezzi ridicoli. Affetti inclusi.
E quell'antiquario che sorseggiava la miscela arabica nella tazzina di porcellana, educato, raffinato, premuroso, era soltanto l'ultimo degli avvoltoi che banchettavano in quella sorta di sanguinosa svendita per cessata attivit.
Inconsapevole delle vicissitudini terrene e umane che le vorticavano intorno, la vergine, avvolta nella sua tunica blu, riposava cullata dalle preghiere degli apostoli che la circondavano.
L'uomo la bramava con occhi desiderosi.
Un piccolo grande sogno inseguito da una vita si stava per realizzare. Non solo un sogno, senza scomodare il lato romantico della vicenda, ma anche un affare della madonna, senza scomodare quella con la M maiuscola immortalata sulla tavola.
Stacc l'assegno dal libretto, verg la prima cifra, un quattro, poi a seguire quattro zeri. In circostanze normali avrebbe dovuto aggiungere almeno un altro zero. E raddoppiare quel quattro iniziale.
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1.
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Fuori era affollato come ogni giorno. Il dehor era strapieno, come sempre. Alla gente piaceva mangiare sotto gli alberi, finch il clima lo consentiva. Il locale all'interno era piccolo e accogliente, invaso di profumi che scatenavano l'appetito. E pure l i tavoli erano sold out.
I clienti prendevano d'assalto quel ristorantino perch si mangiava bene e c'era un'atmosfera rilassante, per questo tutti i coperti erano esauriti, anche quel giorno. Come sempre.
Marco, il direttore dalla barbetta incolta e i capelli arruffati, nonostante una pancetta sempre pi ingombrante, si destreggiava con insospettata abilit tra i tavoli, dispensando consigli agli avventori.
Cucina romana doc: ai milanesi piaceva moltissimo, anche se in pochi la conoscevano davvero, cos i suggerimenti dell'oste erano sempre ben accetti.
Si avvicin ai due tavoli nell'angolo in fondo alla sala, dove andava in scena la pi classica fotografia plastica degli opposti che si attraggono.
Si sofferm sul tavolo a ridosso alla parete dove sedeva una coppia sbilenca, lui in et da Presidente della Repubblica, lei con almeno una quarantina di anni di meno sul groppone e forme generose in bella evidenza. Lui italiano come Cristoforo Colombo, lei con la pelle scura e dorata, come gli indigeni che il navigatore genovese aveva trovato in quel continente sconosciuto. Lui la divorava con gli occhi che si perdevano in un'abissale scollatura. Lei mangiava il pane dal cestello e sorrideva compiaciuta. E imbarazzata.
A guardarla bene non era bella. Ma sexy lo era senz'altro.
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Milano, luned 5 ottobre 2015.
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Il comodino stava tremando come se un falegname lo stesse trapanando.
La sveglia, programmata per le sette, era stata anticipata dalla vibrazione del cellulare. Anticipata di oltre un'ora. Le sei non ancora scoccate. E quando il cellulare del capo della Omicidi si mette a vibrare a un'ora cos ingiusta  solo per annunciare che nelle strade di Milano c' in giro una persona in meno e un assassino in pi.
Il commissario Ardig, sbuffando, si rassegn ad ascoltare la scontata brutta notizia, ad alzarsi prima delle galline e a infilarsi sotto la doccia.
La persona in meno, in questo caso, era una lei. E il funzionario della sala operativa che lo aveva cacciato dal mondo dei sogni si era anche premurato di anticipargli telefonicamente come campava: con il mestiere pi antico del mondo.
Venti minuti dopo stava guardando la vittima negli occhi.
Mori, le pupille grandi, ancora luminose, anche se la corrente vitale era staccata irreversibilmente.
Bella, molto bella.
Una sventolona caraibica o sudamericana, trentenne o poco pi.
Infilata in stivaloni lucidi di lattex che si arrampicavano sopra il ginocchio lasciando scoperta la coscia lunga, lunghissima, fasciata da un collant color carne che anticipava una gonna inguinale di pelle nera.
Sopra un top corto e scollatissimo, che si fermava all'ombelico infilzato da un brillante, per regalare una generosa visione delle grazie regalate da madre natura e modellate da estetisti, personal trainer e sicuramente anche dal bisturi di un chirurgo plastico. Sulle spalle un giubbetto di pelle nera.
Truccata, i capelli lunghi sciolti e intrisi di sangue.
Le avevano spappolato il cranio, con una mazza o una pietra.
Ardig la osserv distrattamente per qualche istante.
Bella, bella davvero, e proprio questo lo infastidiva.
Perch si sentiva una sorta di macabro guardone: lo sguardo professionale si confondeva con quello umano e maschile finendo per indugiare sulle sue forme e non sulla scena criminis.
Gli agenti della Scientifica appena arrivati con le loro tutine bianche immacolate, iniziarono ad assaltare il cadavere con i loro marchingegni, accompagnando il loro delicato lavoro con gli abituali commenti inopportuni e molto maschili.
Del resto, per tutti loro, quella era l'ordinaria routine.
Il commissario si decise a distogliere lo sguardo per farlo spaziare intorno.
Milano si stava svegliando, sollevava le palpebre, le tapparelle, le serrande. Ai semafori si formavano le fila di auto in coda.
I rumori della metropoli, che si alza dalla branda per far ripartire la cinghia di un'altra giornata lavorativa, echeggiavano anche l, in quella strada sperduta e nascosta, ma non periferica. Anzi.
Via Emilio Cornelia, un'oscura parallela di Melchiorre Gioia, nella zona dei grattacieli, quelli datati, quelli del boom economico di mezzo secolo prima, di via Fabio Filzi e via Pirelli, e quelli nuovissimi della nuova Manhattan in salsa milanese sorta sulle ceneri di luoghi storici come il vecchio luna park delle Varesine, la zona di Porta Nuova e una parte del popolare quartiere dell'Isola.
Al posto di quelle aree dismesse e fatiscenti ora luccicavano i vetri a specchio dei grattacieli della Citt della Moda, della futuristica piazza Aulenti con l'avveniristica e puntuta Unicredit Tower, delle altre torri di piazza Citt della Lombardia. E sullo sfondo i nuovi palazzi del comprensorio del bosco verticale, un colosso di cemento con alberi, alberi veri, impiantati sui balconi!
Recentemente lo avevano premiato come il pi bel grattacielo del mondo e secondo gli esperti era l'anticipazione del futuro: il verde mescolato al cemento, la natura innestata nella metropoli.
Per ammirare quei cocuzzoli frutto dell'ingegneria umana, i turisti erano costretti a voltare il naso all'ins e nessuno pi faceva caso a quel piccolo reticolo di viuzze destinate a mutare pelle nel tempo di un battito di ciglia, gi lontani ricordi degli anni in bianco e nero: via Fara, via Adda e appunto via Cornelia, quest'ultima gi scempiata da un cratere spalancato su cui stava sorgendo un nuovo cantiere per costruire chiss quale altra enormit di cemento.
Il corpo della donna era stato gettato proprio l in un angolo, contro le paratie metalliche, vicino ai sacchi di calcestruzzo.
L'aveva notata il garzone del forno di via Adda intorno alle cinque, quando era uscito per fumarsi una bionda e sgranchirsi le gambe. Due passi e si era imbattuto in quel tragico spettacolo e addio impasto del pane: adesso era circondato da agenti che lo pressavano per avere dei particolari che neppure lui ricordava.
Intanto era arrivato il primo resoconto: la donna era priva della borsetta e addosso non aveva documenti, portafoglio o telefono. Pessima partenza.
Anvdi che robba. Dammela a me 'na cos...
La battuta di pessimo gusto risuon con il suo inconfondibile accento testaccino. Franco Garella, il capo della sezione Buoncostume, aveva fatto la sua comparsa sulla scena.
Ardig lo conosceva bene per cui non sottilizz: Sei in grado di identificarla?.
Eh, mo' conosco tutte le zoccole de Milano? Quando mai borbott Garella prima di sentenziare lapidario: Quanto me fa rosic vede stesa 'na cos.
Truce, battutaro e gradasso.
Per Garella aveva trent'anni di esperienza sul groppone e il pelo sullo stomaco cresciuto dopo averne viste tante povere disgraziate finite in quel malo modo.
Quando si faceva serio parlava anche un buon italiano, seppur insaporito da quell'accento tipico di chi i panni li ha sempre sciacquati nel Tevere.
Mo' ce starebbe un caff pe' fa part er motore, per 'na cosetta te lo dico de prescia lo prese in disparte abbassando la voce.
Qua ce stanno i travestiti, quelli che piacciono tanto a voi de Milano che c'avete gusto un po' cos. Quelli che c'hanno er pitone dentro a le mutande... e questa sotto panni c'ha la galleria mica er biscione vostro.
Osservazione pertinente. Che ci faceva una prostituta nel regno incontrastato dei transessuali?
Ardig decise di rimandare ogni valutazione di qualche ora: il riflesso del lampeggiante che rimbalzava sui muri anticipava l'arrivo del magistrato di turno a quell'ora inclemente. E il picchiettare di un stiletto sul marciapiede annunciava che il magistrato in questione era Debora Pollini, la milf pi desiderata del Palazzo di Giustizia, con il suo tacco dodici, il tailleur scuro e scollato anche alle sei e mezza del mattino.
Manco andasse a dormire vestita cos. Oppure, chiss, a dormire non c'era andata e arrivava direttamente da una nottata interessante.
Del resto non erano affari suoi.
Non si frequentavano da qualche settimana.
Anche di pi, perch nell'ultimo mese, complice un periodo di vacanza post estivo che l'affascinante pm aveva trascorso in uno dei soliti paradisi tropicali a lui ignoti, non si erano n visti n sentiti.
Tradotto, per oltre un mese non avevano avuto morti su cui indagare e pretesti per vedersi e scopare.
Perch altro tra di loro non c'era.
Le meglio tette di Milano, buttale vie ridacchi Garella, come tutti a conoscenza dei pettegolezzi che riguardavano il magistrato in arrivo e il commissario della Omicidi al suo fianco.
Eppure la Pollini rimaneva qualcosa di indecifrabile per Ardig: ogni tanto si vedevano e quando si vedevano scopavano, sempre da lei, mai da lui, allungando a volte l'incontro con una cena.
A letto si davano del tu, a tavola, in pubblico e nel resto della vita si davano del lei e si salutavano con rigide strette di mano. Tecnicamente l'avrebbe potuta definire un'amante, anche se in genere l'amante  la figura terza in una coppia ufficiale, mentre loro erano due scapoli, per scelta o per necessit, in cerca di compagnia ed emozioni reciproche.
Due scapoli in fuga l'uno dall'altra. O viceversa?
In realt lui era in fuga da una vita, da molto tempo prima che l'affascinante magistrato facesse capolino nella sua esistenza.
La Pollini cinguett un buongiorno fuori luogo in quella circostanza e si fece relazionare dai due commissari: una prostituta extracomunitaria priva di documenti.
Non proprio il caso di cronaca nera che l'indomani avrebbe aperto le prime pagine del Corriere o Repubblica.
Due ore dopo il commissario Ardig stava sorseggiando il secondo caff della mattina, non quello del distributore automatico, quella brodaglia scura, strizzata da un rumoroso cassone metallico che ultimamente non sopportava pi. Ormai da un paio di anni, valicata la soglia dei quaranta, si era fatto conquistare da uno dei piccoli piaceri quotidiani che regala la vita: il caff preparato al bar, nella tazzina, con il suo aroma denso e la sua schiuma morbida.
Appoggi la tazzina al bancone del baretto di via Cardinal Federico con una moneta da un euro e rientr in ufficio.
Appena le nove. Gli sembrava di essere sveglio da un secolo.
Sui quotidiani online milanesi campeggiava la notizia del ritrovamento del corpo di una prostituta in zona Melchiorre Gioia.
Addirittura aveva sfrattato dall'apertura la notizia evergreen di quella fine estate: le eterne code dei turisti davanti al padiglione del Giappone all'Expo.
In realt, scorrendo con il mouse, la solita immagine dei dannati in perenne fila, riparati da ombrellini e berretti, era al secondo posto della griglia delle notizie.
Cos, giusto per non smentirsi.
Ancora una volta prov a infilarsi nella testa di quelle migliaia di persone che, stoiche, rimanevano in coda per ore, sotto il sole, solo per ammirare una pagoda di legno e plastica.
No, non ci riusciva. Comunque... contenti loro...
Intanto fremeva in attesa del primo riscontro delle impronte digitali. Quanto cazzo ci voleva?
Per far sbollire la rabbia infil il guinzaglio a Frog e and a farsi una passeggiata tra le stradine del centro storico, arrivando fino ai giardini di piazza Vetra.
L'HTC nella sua tasca vibr mentre stava deviando verso piazza Sant'Eustorgio. Dall'altra parte dell'immaginaria cornetta c'era il responsabile della Scientifica, Daniele De Piccoli, un cinquantatreenne comasco con qualche chilo di troppo che passava le sue noiose giornate tra provette e microscopi: a ossessionarlo da qualche tempo era la fissa di improbabili diete che qualunque umano sano di mente avrebbe evitato di intraprendere.
Si conoscevano da una decina di anni e tra loro c'era un consolidato feeling professionale, mai neppure scalfito dal carattere sempre pi acido e irascibile del commissario Ardig.
Impronte catalogate nell'archivio. Era schedata. Si chiama Natalia Ins Montoya. Precedenti per adescamento e resistenza all'arresto, risalenti al 2004 sentenzi De Piccoli.
Perfetto. Il resto lo avrebbe saputo dai suoi uomini.
Intanto aveva un nome e un cognome da cui avviare l'indagine.
 una venezuelana di Caracas, classe 1982, in Italia dal 2003, regolarizzata nel 2005 dopo essersi sposata con tale Anselmo Bracchetti, deceduto nel 2008 snocciol il solerte ispettore Santoni.
Ardig osserv la scheda e, inopportunamente, sorrise.
Il defunto maritino era passato a miglior vita alla tenera et di ottantanove anni, ergo era convolato a nozze a ottantasei anni, quasi sei decadi pi della sua sposina. Non bisognava essere Nostradamus per intuire come doveva essere andata: la giovane e procace venezuelana aveva accettato di allietare gli ultimi scampoli terreni dell'anziano benefattore in cambio della cittadinanza italiana e, presumibilmente, di una cospicua eredit.
E, infatti, dai terminali della Questura la ragazza risultava essere residente in un'elegante palazzina di via Boscovich, a due passi dalla Stazione Centrale.
In linea d'aria un chilometro dal luogo dove le avevano fracassato il cranio.
Questa Montoya faceva anche la sgabellina nelle trasmissioni di calcio delle tv private aggiunse il buon Santoni, ostentando un'indiscussa sicumera.
Prima di lasciare ad Ardig una domanda che suonava come un'ultima parola: E una che avr cuccato una cospicua eredit e fa la comparsa in tv, perch diavolo va a battere mischiata ai transessuali?.
Il vice non rispose.
La mossa successiva era perquisire l'appartamento della venezuelana.
Mezz'ora dopo erano davanti alla porta d'ingresso del terzo piano di un elegante condominio di via Boscovich.
Prima di entrare nel dorato mondo di Natalia Montoya decisero di prendersi un caff nella piazzetta poco distante. San Camillo de Lellis  una piazza non molto nota, piccola e circolare, poco trafficata, in cui confluiscono una serie di vie a senso unico.
E, giusto per non sbagliare, proprio al centro, il Santo irrigidito in una statua bronzea di un paio di metri, un tempo dorata, oggi ingrigita e ossidata dallo smog e dalle intemperie. Alle sue spalle l'omonima chiesetta cintata da una recinzione metallica e preceduta da una manciata di gradini sui quali un paio di vecchi clochard barbuti davano fondo a un cartoccio di vino.
Un bello scorcio che Ardig ricordava vagamente: doveva essere passato di l, alcuni anni addietro, non pi di un paio di volte.
Chiesa, statua del Santo e intorno, a contraddire quell'aurea mistica, il massimo del profano: uno, due, tre, addirittura quattro, anzi cinque centri massaggi thailandesi.
L'ultima frontiera del piacere metropolitano.
Vetrine oscurate con immagini di massaggi e corpi femminili lucidi d'olio, insegne colorate e all'interno giovani asiatiche specializzate in massaggi di vario genere, ma soprattutto nel cosiddetto happy end - di fatto un altro massaggio, pi movimentato, eseguito in un'altra zona anatomica - quel tipo di massaggio che ogni adolescente imberbe si pratica da solo, in bagno o in cameretta.
Altri tempi. Trent'anni dopo gli stessi maschietti cresciuti con Le ore e le performance di Cicciolina e Moana rinverdivano i fasti in giacca e cravatta durante la pausa pranzo, concedendosi prima all'arte del massaggio e poi appunto a questo insolito finale.
Il tutto per 40, massimo 50 euro.
Poi la sera a casa da moglie e figli, a lamentarsi dello stress dell'ufficio, del traffico, di un'altra giornata lunghissima passata a lavorare per mantenere la famiglia.
Si favoleggiava anche di posti dove l'happy end avveniva non manualmente bens per via orale oppure, addirittura, con un rapporto sessuale completo, piuttosto scomodo per su quei lettini coperti solo da un paravento a icone orientaleggianti.
La Buoncostume ci aveva lavorato sopra a lungo, ma alla fine si era arresa all'evidenza: impossibile cogliere la flagranza del reato e difficile individuare il confine tra lecito e illecito, tra massaggio e altro. E le ragazze erano quasi sempre in regola, insieme ai permessi igienici e burocratici.
Osserv meglio il contesto delle stradine che si sviluppavano da piazza de Lellis: di centri massaggi ne vide un altro paio, erano almeno sette o otto. Intorno diversi alberghi dove le stelle scarseggiavano come in una notte nebbiosa. Una stella, due a stare larghi. Volendo l'happy end poteva proseguire su una branda di quegli hotel pi simili a motel.
D'altronde erano a duecento metri dalla Stazione Centrale, con migliaia di turisti e viaggiatori sputati fuori a getto continuo dall'hangar dove correvano i suoi 20 binari.
Logico che in quella zona ci fossero strutture per ricevere uomini soli in cerca di compagnia. E altrettanto logico che una prostituta come la Montoya avesse scelto quella via, a due passi dalla stazione, per posizionare la sua tana.
Senza contare che la notte, l intorno, sotto ogni lampione brillavano lucciole di ogni etnia o razza.
Tutto estremamente coerente, tranne la presenza del Santo e della sua statua.
Si avviarono verso la palazzina dove risiedeva la vittima.
Non avevano il mandato e neppure un mazzo di chiavi ma il portiere - un asiatico di mezza et, bengalese o cingalese, con denti bianchissimi, la pelle di legno e gli occhi di petrolio - informato dell'accaduto, collabor spontaneamente estraendo da un armadietto metallico un mazzo di riserva.
Si present come Taghish e con un italiano stentato, inframezzato da vocaboli anglofoni, li introdusse con fare docile nella tana di Natalia Ins Montoya.
Ultimo piano, un attico con terrazzo, l'ingresso in un salotto arredato con gusto, divani bianchi e mobili in tek, qualche pianta e un maxi schermo al plasma vicino a una vetrinetta bar molto ben fornita. Sul pavimento, coperto da una soffice moquette color sabbia dorata, una fialetta trasparente di enterogermina, i fermenti lattici tra i pi diffusi in circolazione.
Vuota, il tappino abbandonato pochi centimetri pi in l.
A quello ci avrebbe pensato pi tardi la Scientifica.
Torn a guardarsi intorno.
Proprio un bel salotto, elegante e accogliente; dall'altro lato la porta della cucina: sul tavolo un cesto di bottiglie di vino.
Guard l'etichetta, dove spiccava la scritta Angelino.
Angelino. Nome decisamente non omen, giacch erano a casa di una mignotta che di angelico aveva ben poco.
E infatti dalla confezione intu che era il nome di una trattoria.
Proseguirono in un corridoio che introduceva alla zona notte.
Un bagno per gli ospiti arredato con scaffali chiari, e un altro pi intimo e personale, con asciugamani e tappetini rosa.
Poi le due stanze da letto.
O meglio, una stanza da letto normale, con armadi, letto e comodino, e poi l'altra, un'alcova con specchio laterale a coprire quasi la parete, lenzuola e piumino di un rosso acceso, diversi dipinti di donne nude, mortali o dee, impegnate in pratiche tantriche.
Casa e bottega.
Da una parte del corridoio la vita quotidiana e domestica della donna venezuelana, dall'altra quella professionale della escort di lusso.
Ecco l'ufficio dove la Montoya timbrava il suo cartellino aprendo le gambe: un mondo, quello delle girls, che Ardig aveva ben imparato a conoscere, personalmente e a sue spese, non economiche ma emotive, un paio di anni prima.
Miriam, la pi attraente delle escort, entrata nella scena di un'inchiesta per omicidio come amica di una vittima e poi penetrata nella sua vita con un ruolo difficile da canonizzare, forse quasi una fidanzata impossibile.
Ma solo per qualche giorno. Troppo poco per essere vero.
Giusto un sogno di qualche notte di mezza estate, un commissario e un'escort, un'antitesi che non poteva durare.
E infatti non era durata.
Ma quello era un capitolo della sua vita che non voleva riaprire pi, anche se la ferita sentimentale non si era mai chiusa.
Si accontent invece di aprire i cassetti del com per scoprire l'acqua calda: preservativi, olii e lubrificanti come se piovesse.
E nella cassettiera il perfetto kit della zoccola: sandali ultra taccati, autoreggenti, perizoma, corpetti intimi in lattex e via andare.
L'ultima parola come sempre sarebbe spettata alla Scientifica e alle sue macchine infernali, tuttavia era pronto a scommettere che in quella casa non fosse accaduto nulla che potesse interessare la sezione Omicidi: non era l che era stata accoppata la Montoya.
Si congedarono dal portiere senza neppure interrogarlo: quell'alcova raccontava da sola chi fosse la vittima e il probabile viavai di maschi arrapati in quei 100 metri quadrati.
Alla squadra Scientifica erano bastate un paio d'ore per scannerizzare l'appartamento della Montoya. Il luminol e le altre apparecchiature avevano dato esito negativo: nessuna traccia ematica, ergo niente sangue. Sulla fialetta di enterogermina erano state isolate delle impronte, ma non corrispondevano a nessun pregiudicato e neppure alla vittima.
Il resto era ordinaria amministrazione: in un cassetto un piccolo rotolo di contanti - poco meno di 3 mila euro - tracce di cocaina su uno specchietto trovato in bagno e, naturalmente, un'infinit di impronte digitali delle decine o centinaia di clienti transitati per quella casa.
Nulla di che, considerando la professione della vittima.
Poco anche sul fronte patrimoniale: il conto in banca non era dei pi floridi, appena 22 mila euro - non molto considerando che si trattava di un'escort da 500 euro a sera - e nessuna particolare movimentazione.
Strano che tenesse in casa quei 3 mila euro: forse il saldo degli ultimi clienti che non aveva ancora avuto modo di depositare?
Infine l'unico vero particolare interessante: il caricabatteria marchiato Apple di un iPad. Peccato che l'iPad non si trovasse.
E che se lo fosse portato dietro nella sua ultima uscita da lucciola sembrava poco credibile: chi ha mai visto una puttana che batte sul marciapiede iPad alla mano?
Ardig sbuff e si accese una sigaretta.
Non aveva nessuna voglia di indagare un'altra volta su un'escort.
Nel tardo pomeriggio fece il punto con i suoi uomini.
L'ispettore Pinton, rientrato da una riunione con quelli della Buoncostume, espresse tutti gli interrogativi che stavano affrontando: Anche per Garella  un mistero su cosa ci facesse l la Montoya, in quella che  zona esclusiva di trans, peraltro quasi tutti brasiliani. E tra lucciole e trans non corre buon sangue.
Potrebbe averla fatta fuori un viado, in fin dei conti anche se sembrano donne, sono sempre uomini, dotati di una certa forza. E chi l'ha uccisa l'ha colpita violentemente. Magari volevano allontanarla dalla loro zona, quella ha reagito e l'hanno colpita con la prima cosa che hanno trovato, tanto pi vicino a un cantiere intervenne Farris.
Non aveva tutti i torti, del resto anche la possibile arma del delitto, una mazza o una pietra che ancora non avevano rinvenuto, faceva pensare a un omicidio d'impeto, magari davvero una discussione degenerata in rissa. Oppure poteva essere stato un cliente.
Quelli della Buoncostume -prosegu Pinton - stanno cercando di identificare i trans che battono in quell'area, molti sono schedati. Ci faranno sapere, non sembrano ottimisti.
Dall'agente-hacker Scalise intanto avevano ottenuto la solita foto-gallery fatta di selfies ammiccanti e provocanti: sul suo profilo Facebook la Montoya non si era risparmiata e poteva vantare una fotogallery di oltre 500 scatti.
Non solo, aveva anche un suo sito Internet, dove spiccava una sezione di foto da esame ginecologico e pure un calendario fatto in una beauty farm con pose plastiche, persino in topless.
Per il momento non potevano andare oltre.
Conged la squadra e chiam l'amico Malerba che, come sempre in questi casi, lo stava sommergendo di sms.
Sta per uscire il comunicato della Procura con le generalit della vittima, ma ti anticipo che si chiamava Natalia Montoya, aveva 33 anni ed era venezuelana esord senza neppure salutarlo.
Ottimo, altro?
S... pare avesse fatto la comparsa sulle tv locali nelle trasmissioni di calcio bofonchi accendendosi una sigaretta.
Aspetta... come hai detto che si chiama... Montoya...
Sent smanettare l'amico cronista sulla tastiera.
Eccola qua... bella gnocca...
Infatti, ha fatto pure un calendario.
Uhm, s, l'ho intravista qualche volta su Telelombardia. Se vuoi chiedo a qualche mio collega pi viveur se ha qualche notizia in pi e ti faccio sapere.
OK, ci conto. Poi una di queste sere ci vediamo e mangiamo insieme, ma non stasera perch sono cotto dalla sveglia all'alba lo salut Ardig.
In realt di sonno ne aveva poco. Anzi, non ne aveva proprio.
Con la banale scusa di aggiornarla sulle indagini chiam la Pollini.
Semaforo verde. Quella sera si sarebbero visti.
Non erano una coppia. E non lo sarebbero mai diventati.
Per insieme stavano bene. A letto. O sul divano o sotto la doccia.
Ma solo l. Stavano bene nudi e avvinghiati.
Peccato che la vita non sia un eterno amplesso.
Una volta aveva sentito Mike Tyson pronunciare una sentenza lapidaria tipo: Fuori dal ring  tutto cos noioso.
Ecco, parafrasando quella massima dell'ex campione dei pesi massimi e, adattandola al loro caso, poteva suonare come fuori dal letto  tutto cos noioso.
O difficile. O diverso. O vuoto.
Semplicemente perch per loro fuori dal letto non c'era niente.
Una donna in calore e un uomo a elevato tasso testosteronico.
Si cercavano, s'incontravano, si accendevano come due fiammiferi e si consumavano nel sesso.
Poi basta, spenti e inutilizzabili.
La guardava mentre nuda armeggiava con l'iPhone eliminando mail e whatsapp accumulati lungo la giornata, manco fossero i segreti del Mossad.
Non aveva nulla da dirle o da domandarle.
Restarono cos, in silenzio, per una decina di minuti.
Poi lei, appagata e stanca, si decise a invitarlo a levare le tende.
E lui non si oppose.
Si rivest e recuper Frog, accucciato in salotto.
Gett un'ultima occhiata al magistrato come tutti i maschi del tribunale avrebbero sognato di ammirarla: il suo abbigliamento ridotto allo smalto sulle unghie al posto delle mitologiche gocce di Chanel N. 5 di Marilyn.
Solo lo smalto, nient'altro. La quinta di seno a ondeggiare, l'accenno di pancia ormai evidente a 47 anni, l'intimo depilato a forma di striscia verticale.
I suoi uomini la chiamavano Lisa Ann, come una nota pornostar americana che impersonificava il prototipo della milf o della cougar, l'ultra quarantenne arrapata e caliente che seduce aitanti giovanotti.
Una sera, chiss perch, glielo aveva raccontato e lei, chiss perch, anzich andare su tutte le furie, si era premurata di correre sul web in cerca della sua sosia e l'aveva osservata nelle sue bollenti performance con aria compiaciuta, quasi con orgoglio.
E come la Ann aveva deciso di radersi l con quella striscia verticale.
L'ennesima inspiegabile follia di un'indecifrabile donna matura, che dedicava la sua giornata a studiare codici e applicare leggi, ma con il calare del buio, quando si sfilava la toga, e non solo quella, s'inorgogliva nel sentirsi paragonare a un'attrice porno.
Ovvero a una mignotta, perch alla fine il lavoro, telecamere o no, finzione o no, sempre quello era: darla per soldi.
Strana la vita. E strana la Pollini.
Rincasando si domand se avesse altri uomini nelle sere in cui non si vedevano. Probabilmente s.
Tuttavia si chiese con quale diritto si ponesse questa domanda.
Non era la sua donna. E non lo sarebbe mai stata.
...
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2.
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Nel tavolo vicino alla coppia romantica c'era invece un clima da guerra fredda, due uomini, entrambi sulla quarantina, alle prese con una discussione.
Parlavano di soldi, di debiti e di crediti.
Lo colp quello che parlava incalzando l'interlocutore: la fisicit del culturista, l'abbronzatura da doccia integrale, i capelli rasati come un marine, almeno un'ottantina di chili di muscoli strizzati in un completo blu da sartoria.
L'altro, occhiali con montatura quadrata e tablet appoggiato a fianco del tovagliolo, annuiva con fare difensivo.
Da una parte il tavolo con la coppia romantica, dall'altra quello ad alta tensione dall'altra: esit su quale dei due momenti interrompere per primo.
I due uomini erano decisamente di cattivo umore, meglio attendere che la buriana sfogasse.
Alla fine Marco si decise: avrebbe interrotto i due colombi che tubavano.
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Milano, marted 6 ottobre 2015.
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La meticolosit e la puntualit sono una dote rara.
Questione di DNA: c' chi le possiede e chi no.
Piercarlo Chierico le aveva nel sangue e le pretendeva da chi gli stava intorno.
Per questo Luigi Borletti, suo storico braccio destro, che definire commesso o aiutante sarebbe stato riduttivo, il luned pomeriggio si era stupito quando non lo aveva visto piombare in negozio - e anche in questo caso era riduttivo definire negozio un atelier di antiquariato di tre vetrine, affacciato sulla centralissima via Boccaccio - alle quindici e trenta, come faceva regolarmente ogni luned che il buon Dio gli regalava.
Borletti si era stupito e, con il passare dei minuti, preoccupato. Aveva atteso, poi lo aveva chiamato. Non al cellulare, perch tanto lo teneva sempre spento, ma sul numero di casa, dove rispondeva sempre.
Dieci, dodici, quindici squilli. Niente.
E cos si era arreso. Evidentemente un improvviso attacco influenzale o un'emicrania potevano aver steso il suo capo. Oppure potevano esserci mille altre spiegazioni: era uscito per una commissione, una visita medica, un adempimento legale.
Per. No, dai... Avrebbe avvertito. Uno come lui avrebbe avvertito di sicuro.
Alla fine il fido Borletti si era tenuto i dubbi, macerandosi per tutta la giornata.
Il giorno dopo, il marted, non vedendolo apparire alle 8,30 com'era solito fare ogni mattina da circa quarant'anni, che ci fosse il sole o la neve, la pioggia o la nebbia, non si era stupito o preoccupato: questa volta si era allarmato.
Cos aveva riprovato a contattarlo nuovamente a casa. Niente, il telefono squillava a vuoto e il capo, il signor Pier, come lo chiamava da una vita, non rispondeva. Scoccate le due ore di ritardo il Borletti si era deciso: nella rubrica aveva il numero dell'ufficio del figlio. Peccato che quello stava dall'altra parte del mondo e il padre lo vedeva soltanto a Natale. E magari a quell'ora da lui era notte.
A pensarci bene per, poteva seguire un'altra strada. L'unica.
Nella rubrica del negozio c'era il numero del portinaio dello stabile, l'Ambrogio Brambilla.
Lo compose augurandosi di non aver commesso un errore.
Un'ora e mezzo dopo a squillare fu il telefono del centralino della Questura.
Un morto reclamava giustizia in un attico in piazza Virgilio.
Pi che un appartamento quell'attico pareva un museo. Era disseminato di tappeti di pregio, vasi di porcellana, statue di marmo e bronzo, arazzi e dipinti su tela a coprire le pareti.
E poi una biblioteca colma di libri che trasudavano storia, polvere e umidit.
Il commissario Ardig non aveva alcuna competenza nel settore dell'antiquariato eppure a naso valutava di essere circondato da centinaia di migliaia di euro di arredamento.
Ecco spiegato il perch di una rapina domestica sfociata in tragedia.
Il movente appariva chiaro, e anche la dinamica dei fatti.
Il padrone di quella casa di pregio, e suo unico abitante, era in camera da letto, inchiodato su un'inguardabile poltroncina di velluto rosso, le braccia ancora legate dietro la schiena, la testa china sul busto. Addosso i pantaloni di un pigiama di seta verde petrolio e una maglietta bianca di lana.
Proiettato sul volto lo scontato copione di un film dal finale tragico: la bocca spalancata, la pelle violacea, le labbra cianotiche, gli occhi sbarrati, l'espressione terrorizzata di uno che  morto nel peggior modo possibile, sapendo di morire, lottando e cercando di opporsi, di resistere fino all'ultimo respiro.
Era stato imbavagliato con del nastro adesivo da scatoloni, ed era crepato perch non riusciva a respirare. Elementare.
Potevano facilmente ipotizzare l'inizio della storia: lo avevano sorpreso nel sonno e immobilizzato.
Alla Scientifica e al medico legale il compito di narrare il resto di questa vicenda di banale cronaca nera. Quello delle rapine domestiche era un incubo che continuava ad aleggiare sulla Lombardia.
Pi sulle province che sulle citt: ville immerse nel verde e nel silenzio erano gli obiettivi dei predatori, di solito balcanici, che agivano con rapidit, ferocia e cattiveria.
Peccato che qui non fossero sul Garda o sull'Iseo: erano in piazza Virgilio, nel cuore elegante di Milano, trincerati nell'epicentro dell'area C limitata al traffico, in una zona ultra sorvegliata da telecamere, antifurti, sistemi satellitari e societ di vigilanza che compiono ronde continue con il calar del buio.
E l'attico in questione era al sesto piano, difeso da una porta blindata degna di Fort Knox.
Per questo, l'aveva intuito fin da subito, si trattava di una rapina anomala: non riscontravano nessuna violenza apparente sul padrone di casa, semplicemente era stato legato come un salame alla poltrona per renderlo inoffensivo durante il furto.
Che doveva essere stato piuttosto animato. In quel salone-biblioteca sembrava si fosse abbattuto un tifone caraibico.
Devono aver portato via tutto quello che c'era di valore. Quadri, orologi, soldi. Minchia, ancora un po' e si svuotavano anche il frigorifero.
Mentre parlava il commissario Sandro Corellas si lisciava i baffetti finissimi, quasi una striscia, con aria perplessa.
Veleggiava intorno ai quarantacinque anni, nuorese, da sette anni in forza alla squadra Mobile della Questura di Milano e da un anno e mezzo responsabile della sezione Antirapine, ribattezzata dagli addetti ai lavori Furti e Rapine, anche se quest'ultima denominazione faceva pensare a una sorta di associazione a delinquere, dedita appunto ai furti e alle rapine e non alla loro prevenzione o repressione.
Bassotto - superava di poco il metro e settanta - di corporatura esile, con gli occhi scuri, vispi, guizzanti, e un contagioso sorriso aperto che faceva a pugni con quella sua perenne espressione un po' imbronciata, un po' malinconica.
Poco loquace, era esattamente come ti aspetti che sia un sardo.
Ardig non lo conosceva bene. Anzi, non lo conosceva per nulla.
Finora non avevano avuto occasioni per collaborare.
Questa non l'hanno presa osserv il responsabile della sezione Omicidi, indicando una splendida statua bronzea, la riproduzione di un antico guerriero armato solo di spada, alta circa sessanta centimetri. Una sorta di nipotino dei bronzi di Riace.
Indossando i guanti in lattice Corellas tast la scultura, provando a sollevarla.
Eeeehhh... Almeno trenta chili peser. Troppo faticosa da trasportare. Non ne valeva la pena.
Torn ad accarezzarsi i baffetti mentre osservava a fasi alterne l'espressione distratta del pm da poco sopraggiunto, Lino Patruno, un pugliese con la batteria lavorativa sempre scarica e un acume non proprio paragonabile a quello di Einstein, e quella corrucciata di Ardig, a sua volta intento a fissare Ruggero Salerno, l'anatomopatologo, impegnato nei rilievi.
L'occhiata prolungata del capo della Omicidi valse quanto una domanda esplicita. La collocazione oraria della morte oscilla tra le 48 e le 60 ore.
Considerando che la vittima indossava il pigiama, potevano desumere che era morto nella notte tra sabato e domenica.
Mentre la causa del decesso dovrebbe essere asfissia. Lo avevano incerottato con questo nastro adesivo otturandogli le narici e impedendo l'afflusso dell'aria. Brutta morte, si  spento lentamente, consapevole di andare al creatore sentenzi Salerno.
Il dottore si allung verso un ripiano sollevando un contenitore di plastica trasparente, al cui interno era repertata una fascia di nastro adesivo marrone. Di quelli robusti, spessi e collosi, utilizzati per impacchettare gli scatoloni nei magazzini o nei traslochi.
Era sul pavimento, vicino alla poltrona.
S'interruppe, adocchiando il cadavere.
L'anatomopatologo stil una prima diagnosi anche a beneficio del magistrato che li ascoltava.
Hanno esagerato. Gli hanno otturato le narici e il nylon non ha lasciato traspirare l'aria provocando un'asfissia letale.
Ardig esamin le braccia del morto, ancora legate con dello spago intorno al tronco, nella zona addominale.
La pelle all'altezza degli avambracci presentava abrasioni.
Salerno intu i suoi pensieri.
La vittima si  dimenata, si  contorta nel tentativo di liberarsi e poter allentare il nastro che gli impediva di respirare. Senza riuscirci concluse, allargando le braccia con aria sconsolata.
Evidentemente - aggiunse - i ladri erano nel salone e non si sono resi conto di quanto stava accadendo.
Plausibilmente erano impegnati nel setacciare gli oggetti di valore e non avevano prestato la giusta attenzione ai flebili lamenti del malcapitato padrone di casa, convinti di non aver esagerato cos tanto con l'improvvisato bavaglio da impedirgli di respirare.
Quando hanno compreso che l'uomo era agonizzante hanno strappato la bendatura. Anche se ormai era troppo tardi per questo poveretto.
A fare la macabra scoperta era stato il portinaio - non il solito asiatico ossequioso, ma un milanese che pi milanese non si poteva, l'Ambrogio Brambilla - allertato da una telefonata del commesso del negozio che temeva fosse occorso un malore al padrone: il custode del condominio, avendo le chiavi, si era fatto un viaggio in ascensore di sei piani, ed era entrato ignaro di quanto lo attendeva.
Dubito volessero ucciderlo tagli corto Corellas.
Immagino di no sibil Ardig, di rimando.
Nel salone era piombato il silenzio.
Il capo della Omicidi, esamin la robusta porta blindata senza alcun segno di effrazione.
Vieni a vedere borbott il collega sardo spostandosi verso la porta balcone. Intonsa, come il rullo della tapparella.
Non sono entrati di qui ammicc.
Uscirono sull'ampio balcone.
Oltre alla vetrata del salone c'era quella adiacente, che immetteva in cucina.
La tapparella era danneggiata, la porta a vetri scardinata all'altezza del meccanismo della manopola di chiusura.
Sono saliti dalla strada, arrampicandosi fino al balcone, hanno sollevato la serranda e forzato la porta della cucina. Sono penetrati e hanno sorpreso il padrone di casa nel sonno. A quel punto lo hanno imbavagliato ed  accaduto quel che sappiamo. E quando hanno finito sono usciti dalla porta d'ingresso, aprendola dall'interno e richiudendola poi con la chiave, che infatti non troviamo.
Ardig inizi a grattarsi il mento. Perplesso.
Siamo al sesto piano. Sono saliti fin quass senza che li vedesse o sentisse nessuno?
Corellas tacque.
Oltre che acrobati sono anche dei fantasmi. La facciata  su piazza Virgilio, in pieno centro.
Non ti stupire, Ardig. Ne vediamo tanti di furti con queste modalit. Molti di questi criminali, soprattutto quelli dell'Est, prima di dedicarsi ai furti lavoravano nei circhi o erano ginnasti. Uno di loro si sar arrampicato fin quass, gli altri saranno saliti dalle scale e avranno trovato la porta gi aperta dal complice.
Mah... ribadisco: e nessuno li avrebbe visti o sentiti?
Hanno agito in piena notte. E se ha ragione il medico, era la notte tra sabato e domenica. Forse il proprietario li ha sentiti e non ha fatto in tempo a dare l'allarme.
Continu a grattarsi il mento. Scettico. E se fossero entrati dalla porta?
E come? L'hai vista? Blindata e rinforzata, manco alla centrale del Banco di Sardegna ne hanno una cos.
Ardig diede un'ultima grattata al mento. E se avessero avuto un calco delle chiavi?
E avrebbero poi danneggiato la tapparella e la vetrata per depistarci? Eehh, se fosse cos, allora...
Allora - concluse il ragionamento Ardig - vorrebbe dire che avevano un complice vicino alla vittima. Se vuoi ci occupiamo noi di questa pista..
Va bene, facciamo cos convenne Corellas.
Stava per infilare la porta quando il commissario Sironi della Mobile lo richiam sbracciandosi.
Sventolava un sacchetto di nylon, dove erano repertati dei medicinali.
Guarda qui, Viagra e integratori con stimolanti. Erano nel comodino del letto relazion, senza ulteriori commenti.
Che sarebbero stati superflui: quelle pasticche servivano per una cosa sola, che per non c'entrava nulla con la tragica fine del suo fruitore.
Appena rientrato in ufficio Ardig aveva messo tutta la squadra Omicidi al lavoro: voleva sapere tutto, ma proprio tutto, su Chierico e sull'universo di affetti e interessi che gravitava intorno a lui.
Tempo un paio d'ore e i suoi uomini lo avevano accontentato, riempiendogli la scrivania di foto e fogli stampati.
Piercarlo Chierico, classe 1939, era vedovo da otto anni e aveva un figlio, Enrico, quarantaseienne, manager di una multinazionale, residente a Hong Kong da diversi anni. Pare che i rapporti tra padre e figlio fossero quasi nulli, considerata la distanza siderale che li separava.
La vittima era il proprietario del negozio di antiquariato in piazza Virgilio dai primi anni Ottanta; in precedenza aveva trascorso un breve periodo a Roma, dove era stato titolare di un'analoga bottega in via dei Coronari, la via dei pi rinomati antiquari capitolini.
Stava elucubrando, quando Santoni fece capolino con la solita aria da gattone che si  pappato il topolino.
Guarda qui...
Alcune foto stampate da Facebook.
Una ragazzotta caraibica o gi di l, piccola di statura, tette immense strizzate in canotte aderenti. Carina di viso, anche se il naso era un po' a patata. Comunque passabile. Anzi eccitante, un po' come quelle pornostar di serie B, quelle meno fighe, ma non per questo meno eccitanti.
E chi sarebbe?
La Seorita si chiama Ana Paola Hurtago, colombiana,  del 1986, in Italia dal 2008.
E allora?
Secondo il portinaio, quel Brambilla che ha scoperto il cadavere, la ragazza lavora da Chierico da circa sei mesi.
Un campanello d'allarme scatt automatico: poteva avere le chiavi di casa o poteva averne fatto un calco.
Cosa sappiamo di lei?
Finora nulla, a parte l'indirizzo, per sempre dal portiere sappiamo che da qualche mese il povero antiquario aveva iniziato a tingersi i capelli color mogano e a inondarsi di acqua di colonia concluse Santoni.
Regalando ad Ardig l'assist per l'ultima parola: Comincio a farmi un'idea del perch Chierico tenesse tutto quel Viagra nel comodino. Prenditi un paio di agenti e vai a prelevarla, voglio fare due chiacchiere con questa specie di Miss Colombia.
Stava per recarsi all'Istituto di Medicina Legale per l'esame autoptico della Montoya, curiosamente anche lei sudamericana come la Hurtago, ma improvvisamente cambi idea e sped Pinton al suo posto.
Voleva restare in ufficio e torchiare subito la domestica.
La Hurtago prestava servizio in piazza Virgilio, nel cuore del salotto buono di Milano. Tuttavia, terminato il suo lavoro, si spostava nella vicinissima Cadorna per sprofondare in metropolitana, infilarsi in un vagone della linea Rossa, attraversare le viscere della zona ovest della metropoli e spuntare in Inganni e da l, con il bus o con una lunga scarpinata, raggiungere via Recoaro, una strada anonima, grigia, senza una macchia verde, neppure un cespuglio, a cavallo dell'immaginario confine che separa il Giambellino dal Lorenteggio, per rincasare in un casermone del dopoguerra, facciata scrostata e ringhiere arrugginite, dove si erano assiepati un centinaio di immigrati provenienti dalle Ande, dal cuore dell'Africa nera e dai Balcani.
Razze e lingue diverse, mescolate in una maionese impazzita di colori e suoni che pareva lontano anni luce dall'integrarsi con l'altra Milano, quella barricata dentro l'opulenza esclusiva dell'area C.
In quella zona, pericolosa negli anni Settanta e Ottanta per chi indossava una divisa o voleva imporre la legge dello Stato, oggi semplicemente degradata e ridotta a dormitorio, l'Alfa 159 di servizio fu comunque accolta da sguardi ostili.
I poliziotti individuarono il civico dove la Hurtago risultava risiedere. Il portone era aperto: grida di bambini in lingue babeliche echeggiavano sulle scale.
Gli ispettori Farris e Santoni iniziarono a salire: sui pianerottoli odori forti di spezie e verdure bollite.
Quasi nessun appartamento aveva un'etichetta sul campanello.
Furono costretti a procedere a casaccio.
Suonarono alla prima porta che incontrarono al secondo piano: tre secondi dopo, una donna di colore, di et indefinibile, ma di almeno venti chili di troppo, apr con aria perplessa.
Intu immediatamente che non erano venditori porta a porta.
Biascic qualcosa d'impronunciabile.
Un misto di africano francesizzato.
Vicino alla sua gamba si materializzarono due marmocchi, strepitanti anche loro in un idioma incomprensibile, portandosi dietro una zaffata di insalubri esalazioni di cucina.
Santoni fece segno a Farris di cedergli la scena e sfoggi uno dei suoi sorrisi da imbonitore. E un insospettato accento francese.
Ardig stava attendendo in ufficio, perso tra le sue carte, fino a quando un sms di Santoni non lo aveva distratto: il vice annunciava che stavano rientrando mestamente a mani vuote.
La selvaggina colombiana era irreperibile.
Il commissario s'innervos e si fum una sigaretta nell'attesa di poter ascoltare il rapporto del suo vice.
Alla prima sigaretta ne segu una seconda, poi una terza e persino una quarta. Stava accendendosi la quinta quando finalmente bussarono alla porta del suo ufficio.
Non era Santoni ma l'altro ispettore, Marco Pinton, che aveva spedito all'Istituto di Medicina Legale per raccogliere le conclusioni dell'esame necroscopico effettuato sul corpo di Natalia Ins Montoya.
Dall'autopsia - sbott, poggiando un fascicolo sulla sua scrivania - non  emerso granch. La morte come ipotizzavamo  dovuta a uno sfondamento della calotta cranica tramite un corpo contundente. L'hanno colpita ripetutamente, circa una decina di volte. Volevano andare sul sicuro...
Oppure  stato un raptus di inaudita violenza.
Gi... comunque... nelle narici c'erano tracce di cocaina, tracce fresche, poi gli esami ci diranno se ne fosse una consumatrice abituale o meno, tuttavia il coroner propende per la prima ipotesi. Sicuramente aveva bevuto parecchio, se non era ubriaca poco ci mancava. Infine nelle mucose uterine c'erano delle tracce di materiale spermatico che  gi stato inviato al laboratorio di analisi.
Ergo aveva sniffato, si era trincata mezza bottiglia di whisky e aveva consumato un rapporto non protetto, magari non per forza in ambito lavorativo, oppure un cliente che aveva pagato di pi pretendendo di non utilizzare il condom.
Per il momento non avevano altro in mano e nessuna pista da seguire.
Accese l'ennesima sigaretta nell'attesa del ritorno di Santoni.
Tra il dire e il fare Santoni aveva impiegato un'ora abbondante prima di materializzarsi in commissariato.
Non aveva intercettato la Hurtago ma almeno - anticip sedendosi, mentre armeggiava con la linguetta di una lattina di RedBull - portava a casa un discreto bottino di variegati pettegolezzi tutti da verificare.
Ho lasciato Foglia e Larini a piantonare l'edificio anche se dubito che la Hurtago si far vedere esord, mentre sorseggiava la bevanda energetica.
Perch? domand stupito il commissario.
Perch stando a un'africana che vive sullo stesso pianerottolo, la colombiana ha un uomo e ieri sera ha visto uscire la ragazza e il tizio con passo affrettato, portandosi dietro un paio di borsoni: sono saliti in auto e sono spariti.
Ardig sobbalz sulla sedia.
Dal tono del vice intuiva che c'era dell'altro. Attese impaziente.
E dal racconto dell'africana pare che questa Hurtago se la faccia con uno che fa il vigilante o il mondialino, perch indossa una divisa di quel genere e pare giri con l'arma di ordinanza sempre in bella vista.
Non avete altro per rintracciarlo?
No, ma da domani mattina cominciamo a battere i bar e i condomini adiacenti e vedrai che il nome dell'uomo salta fuori.
Ardig decise che poteva staccare la spina.
Peccato non avesse staccato anche il cellulare: l'amico Malerba, il solito rompiscatole. Perdonami, ma sai perch ti rompo attacc, senza troppi preamboli.
D'altronde tra di loro non c'era bisogno di tante cerimonie.
Certo che lo so, per l'antiquario. A proposito lo conoscevi? chiese Ardig, valutando che Malerba abitava a poche centinaia di metri dal negozio della vittima.
Ni, conoscerlo non proprio, per s, cio...
Cazzo, Fede, s o no?
Sono entrato due volte in dieci anni nel suo negozio per comprare delle cianfrusaglie per i compleanni dei miei genitori... se questo per te significa conoscerlo allora s, lo conoscevo. E lui sapeva che mestiere faccio, tutto qui.
Uh, va beh...
E poi scusa, ti chiamo io per avere informazioni e finisce che devo dartele io a te? replic, ridendo.
Speravo potessi essermi utile una volta tanto... comunque che ti devo dire? Una rapina finita male, tanto questo te lo avranno gi detto i condomini, no?
S, mi hanno riferito che pare sia stato imbavagliato con del nastro adesivo e sia morto per questo, per asfissia.
Altro che voci dei condomini, sembrava che Malerba avesse letto il rapporto del pm.
Ne sai di cose. S, dovrebbe essere andata cos.
OK, va bene, senti ti andrebbe un piatto di pasta pi tardi? Stasera chiudiamo prima le pagine per problemi con il distributore.
Perch no, a che ora?
Stacco per le 21,30, facciamo mezz'ora dopo a casa mia.
A dopo.
Nel bell'appartamento ereditato dal nonno una decina di anni prima in un elegante condominio di via Vincenzo Monti, Malerba non viveva da solo, ma con Ottone, un'altra eredit lasciata dal nonno: un botolo di quasi dieci chili, rosso, con un carattere collerico e una spiccata tendenza all'immortalit poich secondo il cronista era nato nel 1992, ovvero quando Milano veniva travolta dal ciclone giudiziario di Tangentopoli e quando i due amici erano diciannovenni alle prese con l'esame di maturit.
Per questo Ardig aveva lasciato Frog a casa e si era presentato solo a casa dell'amico cronista.
A sorpresa, per, ad annusarlo, appena varcata la porta non si era presentato l'eterno Ottone, bens una mal assortita coppia di giovani felini: un miagolante tigrato marrone e un silenzioso biancone con striature effetto caff latte.
Ti presento Biro e Greg.
E Ottone dov'?
Volato in cielo. A fine gennaio. La sera faceva le fusa prima di dormire, al mattino era gi rigido.  morto nel sonno, senza soffrire. Semplicemente si  fermato il cuore, del resto i gatti vivono 12 o 13 anni e lui andava per i 23.
E questi?
Regali di mia madre. Anzi, avanzi; le stavano demolendo la casa e facevano impazzire le sue adorate gatte e allora me li ha rifilati per rimpiazzare il vuoto lasciato da Ottone. Il bilancio provvisorio  di una bottiglia di vino in frantumi e una pianta quasi sradicata. Due pesti.
Chiusero i gatti in salotto e si accomodarono in cucina.
Due barattoli di sugo pronto, uno all'arrabbiata e uno al basilico, attendevano gi aperti.
Malerba, con inattesa padronanza, miscel due cucchiai del primo con il contenuto del secondo.
In sottofondo il miagolio dei due felini dietro la porta.
 al basilico, ma un po' arrabbiata spieg. Pochi minuti dopo scol mezzo chilo di penne in un'insalatiera, vers il sugo e innaffi con dell'olio d'oliva toscano, quindi fece due porzioni in piatti enormi. Una bomba calorica.
Non c' altro, tranne il pane aggiunse mentre metteva in tavola una bottiglia di Aglianico nero.
Parlarono qualche istante di basket, della loro amata Olimpia Milano, pronta per una nuova stagione da favorita, anche se il loro idolo, Daniel Hackett, non c'era pi, emigrato in Grecia con loro somma delusione. Poi deviarono sul lavoro.
Senti, ho parlato con un collega che si occupa di gossip e mondanit e mi ha confermato che la Montoya era una che bazzicava i locali di corso Como e corso Garibaldi, spesso imbucata nelle corte dei miracoli dei soliti pseudo vip. La classica figa che aveva il vizio della coca e la dava via per una tirata o un week end a Formentera. Una delle tante qui a Milano.
Gi costat con rassegnazione Ardig.
Piuttosto, passiamo al delitto Chierico. Te lo ricordi sei o sette anni fa il caso di quel medico soffocato in casa durante una rapina? lo stuzzic Malerba.
Certamente, era il padre di un giornalista se non sbaglio...
Proprio lui. E ricorderai che avete scoperto che i rapinatori erano dei moldavi ed erano entrati con il calco delle chiavi fatte dalla donna delle pulizie che era la fidanzata di uno di loro, del capo banda.
Ricordo tutto, lei l'abbiamo presa quasi subito, lui  fuggito in Moldavia, dove l'hanno arrestato per altri reati ma non l'hanno estradato. Brutta storia borbott Ardig, intuendo dove volesse andare a parare l'amico. Scommetto che l'hai scritta nel tuo articolo questa storia?
 il mio lavoro, lo sai lo rintuzz Federico, dando l'assalto all'ultima forchettata di pasta.
Bruno scosse la testa, poi sorrise: Dovevi fare il poliziotto anche tu, mica il giornalista.
Almeno oggi non sarei in solidariet e avrei lo stipendio intero rise Malerba prima di farsi serio: Allora?
S, hai visto giusto.  una colombiana che sta con un uomo che pare faccia il vigilantes. Hanno gi preso il volo e li stiamo cercando. Per adesso parliamo d'altro, dai tranci Bruno, prima di prendere le sigarette e spostarsi sul balcone.
Tre piani sotto Milano riposava silenziosa.
Poche auto, zero passanti. Ardig estese lo sguardo verso piazza Virgilio, intravide l'attico di Chierico.
No, nessuno si poteva essere arrampicato dalla facciata.
Erano semplicemente entrati dalla porta con le chiavi fornite dalla Hurtago. Del resto non era Hitchcock a sentenziare che il colpevole  sempre il maggiordomo?
Maggiordomo che in questo caso era incarnato in una procace ragazzotta caraibica, che stava tentando di eclissarsi.
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3.
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Altro che paroline dolci. A pochi centimetri dal tavolo Marco si sorprese, quando comprese che anche il vecchio, in quell'atmosfera cos romantica, blaterava di soldi, addirittura di milioni.
Persino di un tesoro, che custodiva in casa ed era pronto a regalare alla sua bella e giovane compagna esotica.
Che imbarazzata stava biascicando un poco convinto: No es posible, tu lo sa.
L'anziano, incurante dei rifiuti della ragazza, prosegu a tamburo battente e ordin una bottiglia di champagne: Il migliore che avete in cantina.
La ragazza sorrise. Questa volta pi imbarazzata che compiaciuta. Forse avrebbe voluto essere lontana anni luce da quel tavolo.
Anche Marco sorrise: la sua era un'osteria di cucina tipica romana e aveva ottimi vini dei Castelli Romani.
Per lo champagne avrebbe dovuto rivolgersi altrove, perch tra Parigi e Roma non era mai corso buon sangue.
Garbatamente lo fece notare, facendo ripiegare l'attempato cliente su un bel bianco dei Castelli.
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Mercoled 7 ottobre 2015.
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Gli agenti Foglia e Larini si erano fatti la notte in bianco, con gli occhi incollati al portone nella vana attesa di veder rincasare una giovane colombiana, che invece era sparita chiss dove.
Tutto come previsto. Incluse le occhiaie e il thermos di caff svuotato gi prima dell'alba.
Ardig aveva spedito a nanna i suoi agenti sbadiglianti e li aveva rimpiazzati con Sinato e Zanella, mentre a Farris e Santoni era toccato l'onere di battere i bar e negozi della zona in cerca di dettagli per dare un nome e un cognome al misterioso compagno della Hurtago.
Nel frattempo aveva nuovamente spedito il resto della truppa in piazza Virgilio, per passare al pettine ogni possibile testimonianza. L'ispettore Pinton era stato invece dirottato nel vicino negozio di antiquariato per tastare il polso al commesso.
Una volta diramati gli ordini si concesse una sigaretta prima di darsi una mossa: questa volta toccava a lui il resoconto dell'esame necroscopico.
Quella sul corpo dell'antiquario Chierico sarebbe stata un'autopsia di routine, che non avrebbe riservato sorprese.
Ardig lo aveva vaticinato ai suoi collaboratori prima di recarsi all'istituto di Medicina Legale: del resto cosa avrebbero mai potuto scoprire su un uomo anziano, morto soffocato dal nastro adesivo con cui era stato imbavagliato?
E invece il capo della Omicidi, presentandosi al bar interno dell'Istituto di Medicina Legale e vedendo l'anatomopatologo impegnato a sgranocchiare mais tostato e pistacchi, come se fossero nettare degli dei, comprese di aver sottovalutato le tante risposte che quel corpo, avviato alla putrescenza, era ancora in grado di fornire una volta sviscerato dal bisturi del professor Umberto Brasca.
Il quale, ormai sessantaseienne e a un passo dalla pensione, continuava a trarre un perverso piacere dal sezionare i cadaveri per strappargli gli ultimi inconfessabili segreti.
Un piacere che abbinava a quello di consumare salatini e tartine un istante dopo aver sfilato il camice operatorio chiazzato di sangue.
Un rito cui Ardig era costretto a sottoporsi da anni, munendosi di una pazienza che raramente aveva.
E che infatti non aveva neppure stavolta.
Cosa le ha confidato il nostro antiquario? domand, dopo essersi seduto e aver ordinato al barista la solita spremuta.
Tante cose - borbott Brasca con la bocca piena - per esempio che gli piacevano ancora le donne. E secondo me giovani e focose.
Ridacchi un istante, mentre si riempiva la mano di popcorn.
In che senso?
Vuole i dettagli tecnici che stiler nel referto necroscopico? lo provoc il coroner, ben conoscendo l'idiosincrasia del commissario per le tecnicalit dei verbali autoptici.
No, preferisco il linguaggio dell'uomo della strada.
Perfetto, come vuole. Il nostro Chierico aveva consumato un rapporto sessuale completo poche ore prima di spirare, azzarderei un paio d'ore prima. E doveva aver fatto un bello sforzo. Superiore alle possibilit che gli offriva il suo fisico.
Non la seguo.
Nel corso della perquisizione i suoi uomini hanno rinvenuto degli integratori, degli stimolanti e una confezione di Viagra gi aperta, me lo conferma?
Esatto, mancavano tre pillole blu da un blister di sei.
Come le stavo dicendo. Nel sangue di quel Chierico c'era tanta di quella porcheria che non la si troverebbe nemmeno su un ciclista al Tour de France: taurina, caffeina, maca, miura, efedrina, ginseng, guaran. Tutta la merda del mondo. Per farla breve il nostro antiquario, in vista del convegno amoroso serale, deve aver ingurgitato un'overdose di rivitalizzanti ed energetici e poi si  sparato pure diverse pillole di Viagra, suppongo un paio d'ore prima di incontrare la sua partner. Si immagini che razza di erezione doveva avere. E in quelle condizioni ha performato come un attore da film porno, solo che quelli hanno 25-30 anni e un fisico allenato, mentre questo ne aveva 76, era una persona sedentaria e con un cuore che perdeva colpi.
Mi sta dicendo che  morto d'infarto?
S, per mi faccia terminare. Nel sangue erano presenti eccessive tracce di benzodiazepine.
Ma non ha senso. Mi ha appena detto che era imbottito di eccitanti e ora mi dice che aveva preso dei sonniferi?
Per favore commissario! Mi permetta di terminare, poi tirer lei le conclusioni.
Ha ragione, mi perdoni.
Ecco, le stavo spiegando... A mio avviso le cose potrebbero essere andate in questo modo: l'antiquario prima ha assunto una dose massiccia di stimolanti, aumentando vorticosamente la pressione sanguigna e ottenendo l'erezione desiderata. Una volta terminato il rapporto deve aver avvertito la fatica e lo sforzo compiuti e ha ecceduto nuovamente con i farmaci, questa volta ipnotici; si deve essere coricato e appisolato, per i troppi eccitanti lo hanno fatto risvegliare al primo rumore, probabilmente lui si  alzato, ha scoperto i ladri che lo hanno imbavagliato e legato. A quel punto l'uomo, preso dal panico per la fatica respiratoria, nel tentativo di liberarsi ha compiuto un nuovo sforzo, questa volta eccessivo, provocando un fatale arresto cardiaco. Pertanto non  deceduto per asfissia, clinicamente parlando, ma per miocardia. Questo, tuttavia, dubito cambi qualcosa per lei.
Da un punto di vista procedurale non cambiava nulla, perch sempre di omicidio preterintenzionale si trattava. Tuttavia cambiava tutto da un punto di vista investigativo, per la ricostruzione fatta da Brasca. Con una variante.
Uhm...
Cosa non la convince?
Un passaggio della sua ricostruzione.
E sarebbe?
Secondo me Chierico non ha assunto volontariamente i tranquillanti, c'erano tracce di alcool nel sangue?
Naturalmente s, aveva bevuto parecchio e questo ha influito notevolmente sull'accaduto.
Ecco. E allora secondo me  andata cos: una volta consumato l'amplesso, la misteriosa signora o signorina, ipotizziamo una giovane colombiana procace, ha proposto un brindisi, si  spostata in cucina, ha sciolto nel bicchiere dell'antiquario un bel po'di sonnifero, e poi lo ha fatto bere, convinta che sarebbe crollato in un sonno da cui non lo avrebbero risvegliato nemmeno le cannonate.
Figuriamoci, con tutta quella caffeina e maca in corpo?
Per questo lo sappiamo noi adesso, ma possiamo ipotizzare che la donna lo ignorasse. Perci prima lo ha sfiancato a letto, quindi lo ha fatto bere e poi lo avr convinto a dormire, insieme a lei. E quando lo avr sentito russare si  alzata e ha aperto la porta ai complici che attendevano all'esterno. Quelli hanno iniziato a sgraffignare quadri e preziosi senza badare al rumore, convinti che il padrone di casa fosse ostaggio del dio Morfeo, e invece quello si  svegliato e li ha colti sul fatto. Costringendoli a immobilizzarlo.
E hanno fatto il patatrac imbavagliandolo come un salame senza accorgersi di condannarlo a morte chios Brasca.
In realt da alcune ore una domanda ronzava fastidiosamente nel cranio del commissario: al suo risveglio l'antiquario, una volta resosi conto del furto subito, avrebbe denunciato la Hurtago.
Questione di ore. E una che trafuga quadri o roba del genere, mica scappa con il primo aereo: deve prima piazzare la refurtiva.
E anche se si fosse trattato di un furto su commissione i tempi per dileguarsi sarebbero stati troppo stretti.
Si profilava l'ipotesi che un omicidio, mascherato da preterintenzionale, fosse in realt stato pianificato e dunque volontario, in modo da limitare i danni in caso di arresto.
Un piano machiavellico, forse troppo complicato per una ragazzotta tutta tette e per il suo innamorato complice; sempre ammesso che il fidanzato fosse davvero suo complice.
Rientrato in ufficio, in attesa del ritorno dei suoi uomini, si concesse una tardiva lettura dei quotidiani milanesi.
L'Expo si era ripreso le aperture: le file aumentavano vertiginosamente e ora, oltre al padiglione del Giappone, la preda pi ambita dei visitatori era diventata il leggendario croco-burger cucinato al padiglione dello Zimbabwe. Tempi di attesa oltre le quattro ore: forse si faceva prima a volare direttamente in Zimbabwe.
Si spost nelle pagine di cronaca nera.
Partendo ovviamente dalla Voce Lombarda, dove Malerba si era dedicato al consueto pezzo di retroscena: le indagini, condotte dal commissario Sandro Corellas, puntavano sulla pista della banda dei moldavi; ladri specializzati in furti negli attici, attraverso una tattica collaudata: scalata dai balconi fino agli ultimi piani, dove i proprietari non collocano mai inferriate metalliche come invece tende a fare chi abita ai piani inferiori, forzatura delle tapparelle o delle persiane, ingresso silenzioso, narcotizzazione delle vittime con spray ed eventuale imbavagliamento dei malcapitati padroni di casa sorpresi nel sonno.
L'esatto copione andato in scena all'ultimo piano di piazza Virgilio, con la variante del finale tragico, ovvero la morte per soffocamento del proprietario.
Nell'articolo Malerba riepilogava una serie di furti avvenuti negli ultimi mesi con medesime modalit, mentre in un box faceva parlare un imprenditore, tale Giovanni Graziani, che a gennaio aveva subito un furto identico: i ladri erano penetrati nel suo attico, al secondo piano, in viale Caprilli, vicino allo stadio Meazza, narcotizzando lui e la sua compagna nel sonno. Qualche ora dopo si erano svegliati intorpiditi e con un forte mal di testa, si erano alzati a fatica e avevano trovato la casa messa sotto sopra e svuotata dei beni pi preziosi.
Anche in quel caso il furto era avvenuto tra sabato e domenica e i malviventi avevano scalato la facciata, forzando la finestra sul terrazzo, per poi uscire tranquillamente dalla porta principale.
Certo viale Caprilli non era in qualche valle disabitata, ma neppure nel blindatissimo centro storico. E quello stava al secondo piano, mica al sesto.
Lo stesso Malerba firmava poi un boxino laterale in cui ricordava il tragico episodio del medico soffocato sette anni prima durante la rapina domestica orchestrata dalla governante, sempre moldava.
Una contraddizione giornalistica palese: perch, o accreditava la pista dei rapinatori acrobati che avevano scalato sei piani per penetrare dal terrazzo, o quella della domestica che li aveva fatti entrare dalla porta.
Per la serie, tutto fa brodo. Ma forse la sua era deformazione professionale e i lettori della Voce Lombarda non se ne sarebbero neppure accorti.
Sul caso della Montoya invece c'era un piccolo box siglato Gu.Bo. ovvero le iniziali di Guido Borroni, il socio di Malerba, suo dirimpettaio di scrivania e sua spalla lavorativa: poche righe per dire tutto e niente. Un altro eccellente venditore di fumo.
Due colpi roboanti alla porta. Poteva essere solo Farris, che infatti oscur l'entrata con la sua sagoma voluminosa.
Dovremmo averlo individuato. Pare si chiami Patrizio Portanova, detto Montella, e se davvero  lui, allora  una guardia giurata dipendente della SecurLombarda, un'agenzia regolarmente registrata presso la Prefettura e in possesso di tutti i permessi necessari.
Li abbiamo gi contattati?
Santoni  andato alla loro sede.
Dimmi di questo Portanova.
L'ispettore, un ex par, toscano di Carrara, grande e grosso come un armadio e dall'aria perennemente minacciosa, gli allung una foto scaricata dalla pagina del profilo Facebook del vigilante.
Belloccio, faccia da attore, mascella scolpita, guancia glabra e ciuffo penzolante sopra la fronte.
Non serviva domandarsi il perch di quel soprannome, era molto somigliante all'ex Aeroplanino, ora lanciatissimo tecnico.
Il particolare mestiere che svolgeva li agevolava in questa prima fase dell'indagine: chiunque per lavoro indossi una divisa, con annessa pistola nella fondina, viene schedato e radiografato dalle Questure dello Stivale.
Scalise era gi pronto ad allungare la solita scheda amministrativa, con abilitazioni e via dicendo.
Nato nel 1988 a Torre del Greco, celibe, ovviamente incensurato, in servizio dal 2012 alla SecurLombarda, eccetera eccetera...
Acqua fresca, non era da quel foglio zeppo di nulla osta che potevano carpire vere informazioni su questo scugnizzo che pareva aver saltato la barricata trasformandosi da guardia a ladro. Non era il primo e non sarebbe stato l'ultimo.
Intanto Pasini gli aveva scodellato un parziale inventario degli oggetti trafugati: a redigerlo era stato il figlio di Chierico rientrato il pomeriggio precedente da Hong Kong.
All'appello, a suo dire, mancavano gioielli, monili, orologi e alcuni dipinti: tra preziosi e quadri, un bottino difficile da quantificare, forse pi di 350 mila euro.
A detta del figlio i quadri erano di discreto valore, due tele con paesaggi, autori post rinascimentali minori, comunque opere di pregio.
Nell'attesa di notizie pi consistenti decise di fare due chiacchiere con il portiere e con il figlio di Chierico.
Mezz'ora dopo Ardig fronteggiava il portinaio dell'elegante stabile dove Piercarlo Chierico aveva dimorato per pi di mezzo secolo, salvo una breve parentesi romana di alcuni anni per tentare la fortuna nell'Urbe.
Il sciur Ambrogio Brambilla era un milanese cresciuto a michetta e risotto giallo. Oltre la sessantina, parlata da bauscia, modi spicci e poca simpatia per le chiacchiere.
Brandiva una vecchia scopa e lo bacchett subito: Se gh?.
Ardig sorrise e scosse la testa: Abbia pazienza, non parliamo in dialetto perch non lo capisco.
Il portinaio lo scrut severo: E s che non l' minga un terun.
Sono della Valtellina, sono venuto qui da bambino, ma il dialetto non lo capisco.
Uel, un montanaro di su...
Vivo qui da oltre trent'anni, ora se vuol raccontarmi qualcosa su Chierico, e in italiano per favore lo fulmin il commissario.
E cosa vuole che ci dica? Non era pi mica tanto giusto... gli'era no col co' fu il generoso epitaffio che riserv al compianto Chierico.
Perch? lo incalz Ardig.
Come perch? Prima l'era un ometto tutto a posto, per bene, sempre in regola, con la cravatta allacciata al colletto, i gemelli lucidi. Negli ultimi mesi mi pareva uno di quelli che ti vende le pentole alla tv, mi pareva il Silvio, con i capelli tinti e il riporto.
Uhm... la domestica, Ana Paula Hurtago, la conosceva?
Buona quella. L'avevo sgamata subito io, sempre con i meloni in vetrina simul le forme dei seni.
Lavorava da tanto da Chierico?
No, qualche mese, da Pasqua o gi di l, massimo da maggio. Prima a fare le pulizie era la Carla, poi  arrivata quella l e festa finita, fuori dai maroni e tanti saluti.
Mi perdoni, la Carla chi era?
Mia moglie, no? Faceva lei i mestieri, poi la Carla si  presa la bronchite e allora il Chierico ha trovato quella l chiss dove, per sostituirla qualche settimana e invece poi ha tirato una pedata alla Carla e si  tenuto la brasiliana.
Veramente  colombiana.
Va' a ciapa i ratt. Stessa roba quella gente l.
Chiaro che il Brambilla aveva un'acredine verso la Hurtago dettata da ragioni personali e non poteva aggiungere nulla di nuovo. Lo salut.
Lo attendeva il figlio della vittima.
L'unico figlio dell'antiquario, Enrico Chierico, non potendo appoggiarsi nella casa paterna sotto sequestro dall'autorit giudiziaria, si era sistemato in albergo.
Non un albergo qualunque, ma il Grand Hotel De Milan, un penta stellato nel centro di via Manzoni, affacciato sulle vetrine pi rinomate di via Montenapoleone.
Chierico junior era uno che si trattava bene.
Ardig avrebbe potuto convocarlo in commissariato, tuttavia aveva preferito concedersi altri due passi risalendo da foro Bonaparte e poi dalla centralissima via Dante, il salotto buono dei milanesi. Venti minuti dopo fronteggiava il portiere dell'hotel, nella sua divisa impeccabile.
Enrico Chierico si materializz da un corridoio un paio di minuti dopo: non molto alto, capelli folti e brizzolati, occhiali rotondi, aria da ingegnere, camicia fresca di lavanderia. Occhiaie ed espressione assonnata: il jet lag gli stava presentando il conto dopo il volo intercontinentale.
Ordinarono un espresso al bar dell'hotel: lo assaporarono in un religioso silenzio rotto soltanto dal rumore del cucchiaino che mescolava lo zucchero sul fondo della tazzina.
Le andrebbe di fare due passi? gli domand Chierico dopo aver trattenuto uno sbadiglio
Volentieri.
Puntarono verso piazza della Scala.
Chierico si guardava intorno, come un turista, riempiendosi gli occhi delle bellezze architettoniche che incontravano strada facendo.
Da quanto non tornava a Milano? gli chiese il commissario per rompere il ghiaccio.
Dunque... Natale 2011 rispose preciso.
Un'eternit, considerando che era figlio unico.
Deduco che i rapporti con suo padre non fossero particolarmente intensi.
No, commissario, non lo erano.
Se posso chiederle...
S, non ho nessuna difficolt a parlarne. Lei non ha conosciuto mio padre, suppongo.
Parlava con voce pacata e scandita con un leggero aggento anglossassone.
No, nel mio lavoro - si rammaric il capo della Omicidi - sono costretto a conoscere le persone quando ormai non ci sono pi. Ricostruisco le loro vite attraverso documenti cartacei e tramite le testimonianze di chi le ha conosciute e alla fine mi faccio un ritratto tutto mio, molto personale, della vittima su cui sto indagando. Un ritratto suppongo con molte anomalie e imperfezioni.
E di mio padre che idea si sta facendo?
Un uomo dedito al lavoro, un uomo sicuramente molto solo dopo la scomparsa della moglie.
Evit di svelare della probabile relazione con la Hurtago.
Capisco, beh. S, pi o meno ha centrato il soggetto. Mio padre era un brav'uomo, onesto, lavoratore, anche di buoni sentimenti a suo modo. Peccato per che fosse un uomo tutto di un pezzo, un pezzo di marmo o di acciaio per intenderci.
Cio?
Rigido, severo, per lui le regole venivano sempre prima di tutto. Un generale di ferro.
Strano ritratto per uno che invece, stando ai pettegolezzi, aveva perso la testa per una ragazzotta da quattro soldi che poteva essere quasi sua nipote e si tingeva i capelli come un conduttore televisivo.
Vede, per mio padre la vita era un eterno servizio militare e la casa era la sua caserma. E io sono stato cresciuto cos, come un soldatino: lo studio, l'educazione, la disciplina, la scherma.
La scherma? si incurios Ardig.
Ah, s. Un'ossessione. Mio padre sperava andassi alle Olimpiadi, che diventassi un campione.
E invece?
Mettiamola cos, da bambino non era male, quale bambino non sogna di essere uno spadaccino? Ma crescendo avrei voluto fare altro, invece gli allenamenti erano durissimi, noiosi, poi la tensione prima delle gare, cos alla fine ho iniziato a odiarla e l'ho mollata.
Un ribelle. ho capito....
Gi ridacchi con amarezza e una punta di rimpianto impressa nel timbro vocale. Con l'appoggio di mia madre l'ho convinto a mandarmi in un college americano a studiare Business&Economy. E da quel momento, parliamo di venticinque anni fa, Milano non  pi stata la mia citt. Anche se, finch c'era mia madre, tornavo di frequente, dopo, come comprender, decisamente meno. La mia vita ormai  altrove. E a essere sincero, osservando l'Italia da fuori, non mi pare che qui le cose vadano molto bene.
No, non andavano affatto bene. E peggioravano di continuo.
 sposato?
Separato da molti anni, ora sono single. E del resto con il mio lavoro non  facile costruirsi una relazione stabile.
Di cosa si occupa?
Sono il direttore vendite per il mercato asiatico di una multinazionale telefonica spagnola. Ha presente lo sponsor sulla carena della moto di Valentino Rossi?
Aveva presente.
Erano arrivati in Duomo e Chierico si volt verso l'imponente facciata, ripulita per il semestre dell'Expo, per ammirarla.
Ardig si accese una sigaretta e ripart con le domande.
Senta, che lei sappia suo padre aveva una relazione ultimamente?
Chierico sorrise e scosse la testa brizzolata.
Lo chiede alla persona sbagliata. Davvero non saprei risponderle. Ci sentivamo al telefono una volta al mese o gi di l e mi parlava solo del negozio e del tempo, le sue uniche ossessioni.
E della salute non parlavate?
No, direi quasi mai.
Secondo il vostro portinaio...
Chi l'Ambrogio?
Proprio lui.
Bel tipo, ha sempre avuto un'ammirazione per mio padre, quasi una devozione. E infatti  sua moglie a occuparsi delle pulizie di casa nostra.
No, decisamente Enrico Chierico sapeva meno di zero del padre.
Non pi, da qualche mese suo padre aveva assunto una giovane ragazza colombiana.
Ah. Non lo sapevo. Strano, non  da lui, voglio dire: ce l'aveva a morte con gli immigrati, stravedeva per il Bossi.
Bossi l'hanno pensionato da un pezzo, ora la Lega la guida Salvini lo corresse il commissario, quasi divertito dal candore di Chierico, letteralmente piovuto l da un altro mondo.
Il manager agit una mano, come dire, chissenefrega della politica.
Per cui Ardig continu: E pare che tra suo padre e la giovane colombiana ci fosse una relazione, nonostante l'evidente differenza di et.
Non sapevo neppure questo comment il figlio, senza scomporsi.
E allora non sa neppure che il Brambilla l'ha presa male, perch la moglie era stata fatta fuori dalla colombiana e che aveva perso tutta l'ammirazione per suo padre.
No, infatti, non lo sapevo. E questo secondo lei c'entra con la rapina? Voglio dire questa colombiana...
Non siamo ancora riusciti a parlarle. E questo avvalora l'ipotesi che possa essere coinvolta nei fatti che hanno portato alla morte di suo padre. Badi bene, solo un'ipotesi.
Capisco, spiacente di non potervi essere di alcun aiuto.
Era sincero. E distaccato. Chiaro che non aveva versato una lacrima per quel padre autoritario che non avrebbe rimpianto.
So che ieri ha gi parlato con un mio agente e avete fatto il punto di cosa manca all'appello nell'appartamento.
Praticamente - ragion Enrico Chierico - tutti gli ori di mia madre, poi gli orologi che mio padre collezionava. Roba di valore, parecchio valore, che ho stimato sommariamente in 200 mila euro. E poi un paio di quadri, due tele a sfondo paesaggistico.
Quanto potevano valere questi dipinti?
Non lo so con precisione. Diciamo altri 150 mila euro.
In totale tra preziosi e dipinti un bottino di 350 mila euro. I conti tornavano.
Passo dopo passo erano arrivati al Castello Sforzesco.
Che cosa far adesso?
Appena darete l'autorizzazione celebreremo il funerale e a quel punto ripartir. Ho del lavoro che mi aspetta a casa.
Dove casa, era intesa come Hong Kong.
E la casa di suo padre? E il negozio?
La casa per il momento rimane vuota. Il negozio va avanti con il signor Luigi, il factotum di mio padre. Poi vedr cosa fare. Guardi al momento, mi interessa solo fare il funerale e ripartire.
Lei intascher una cospicua eredit, ci ha pensato?
Chierico rivolse lo sguardo alle torri del Castello.
S, certo che ci ho pensato. In tredici ore di volo hai il tempo di pensare anche a questo. Ma vede,  libero di non credermi, io guadagno molto bene e questo lo potr facilmente verificare dai miei estratti patrimoniali che sono a sua disposizione. E tutto mi occorre nella vita tranne che i soldi. Magari far fatica a credermi.
Le credo, le credo.
E tra l'altro, prima che succedesse tutto questo ambaradan - una curiosa definizione per incasellare l'omicidio del genitore - avevo appena accettato una proposta di trasferimento nella sede di Singapore. Per cui devo organizzarmi per la partenza.
Da Hong Kong a Singapore.
Ne parlava come se dovesse traslocare da Corvetto a Calvairate e non come se dovesse sobbarcarsi uno spostamento di 2 mila km o gi di l.
Un bel cambiamento, non le pesano questi trasferimenti?
No, sono un uomo solo, non ho una famiglia, non so se mi pu comprendere.
Umanamente prov una sorta di tristezza per quest'uomo senza radici, senza famiglia, senza casa, senza affetti.
E tanta complicit. Perch era un po' come lui.
Va bene dottor Chierico, non le rubo altro tempo. Se ripassa da Milano e ha voglia di un caff questo  il mio biglietto da visita.
Il figlio dell'antiquario ringrazi e ricambi con un suo biglietto ovviamente bilingue: inglese e cinese.
Lo guard incamminarsi verso la zona dell'Arena Civica.
Solo in quel momento si rese conto che Enrico Chierico non gli aveva posto neppure una domanda sulle indagini: evidentemente non gliene fregava proprio nulla del padre, neppure che prendessero i suoi assassini.
Fece due passi bighellonando intorno al Castello.
Su un muro di uno splendido stabile in stile asburgico una grossa scritta spray violacea:  MENO CRIMINALE RAPINARE UNA BANCA CHE FONDARLA.
Aforisma curioso, che faceva riflettere sui tempi che correvano sotto la Madonnina.
Decise di rientrare in commissariato.
L'HTC vibr mentre aggirava piazza Cadorna: erano quelli della Mobile e volevano vederlo con urgenza.
Appena arrivato in Questura il commissario Sironi lo aveva accompagnato in una stanzetta riservata agli interrogatori.
Al tavolo un uomo dall'aria dimessa, intorno alla cinquantina, con una felpa con il cappuccio e lo sguardo perduto in un bicchiere di carta sporco del fondo di caff.
Lo scrutava, quasi gli predestinasse un destino cupo.
Ardig fatic un istante nel riconoscerlo: Episcopio, un falsario da due lire, un delinquente di basso cabotaggio che quattro anni prima aveva incrociato una sua indagine su dei fanatici di Leonardo.
Un pesce piccolo, che galleggiava in un mare in tempesta.
Chi si rivede, a che devo l'onore? borbott Ardig, sedendosi dall'altra parte del tavolo, giusto per marcare le distanze e i rispettivi ruoli, che poi alla fine sempre quelli erano nel loro lavoro, guardia e ladro.
Il signorino - intervenne Sironi -  uscito tre settimane fa con lo svuota carceri e si  immediatamente fatto beccare, insieme a un altro pitocco della sua risma, mentre cercava di smerciare banconote false nel centro commerciale del Portello. Una commessa si  accorta che una banconota era falsa, lo abbiamo cuccato in piena flagranza di reato e adesso sta piagnucolando da mezz'ora circa informazioni preziose che potrebbe darti se lo lasciamo andare.
Ardig lo scrut serio: Sentiamo, che hai da dirmi Piscopo?.
Anche nell'interrogatorio di quattro anni prima lo aveva appellato cos, storpiandogli il nome, per fargli vedere chi dei due comandava e aveva l'ultima parola.
Commissa' aiutatemi, la volta prima siete stato di parola biascic con fare supplichevole.
Dipende, vediamo cos'hai da dirmi.
Dotto' stavolta rischio se parlo. Mi dovete promettere che mi fate andare via e io sparisco. Altrimenti me la fanno pagare e con la mano simul il taglio della gola. Teatrante allo stato puro.
La solita tipica litania melodrammatica in salsa mediterranea.
Figuriamoci, cosa vorresti, entrare nel programma di protezione? borbott Ardig, intenzionato comunque ad andare a vedere il piatto. Hai la mia parola che ti aiutiamo se ci riveli qualcosa di utile. Forza, sentiamo.
Commissa', se voi fate rapporto al giudice stavolta mi faccio dentro dieci anni. Mia madre  malata assai, mio fratello  invalido e non tiene la pensione e se io...
Stoppa questa manfrina, Piscopo. Ti ho appena dato la mia parola. Ora hai cinque minuti per dirmi qualcosa altrimenti me ne vado e tu finisci dentro fino alla terza et. Ti  chiaro?
L'uomo annu, remissivo e viscido.
Quando perquisite - evidentemente dire perquisirete doveva suonare troppo complicato per il vocabolario mentale del falsario - la stanza dove dormo ci trovate - e anche qui un bel troverete sarebbe stato pi indicato, stando al vocabolario della lingua italiana - un computer portatile. Dentro l ci sono i file di due santini che scottano, li sto preparando e li devo consegnare tra poco.
Il capo della Omicidi drizz le antenne: Che santini? Carta d'identit o passaporti?.
Passaporti, passaporti. Uno per un italiano che si chiamer Vincenzo Rossi, l'altro  per una costaricana che si chiamer Consuelo Ramirez o qualcosa del genere. Servono per stasera,  'na cosa urgente.
Drizz le antenne.
Due giovani?
Il falsario annu.
Chi te li ha ordinati?
Commissa' e cos io rischio assai.
Episcopio - e volutamente evit di storpiargli il nome - dimmi tutto e tra mezz'ora ti accompagniamo in stazione con agenti in borghese, ti prendi un treno e sparisci da qui. D'accordo?
No, stasera no.  proprio in stazione che scoppia la tarantella.
OK, ti faccio trascorrere la notte in Questura e domani parti. Va bene cos?
Va buo', per prima dovete portarmi a casa, voi vi prendete il mio computer e io mi prendo i soldi miei, sono 5 mila euro, sono soldi puliti per il lavoro che ho fatto, mica sono rubati, altrimenti come faccio a fuggire?
Soldi puliti un cazzo, soldi sporchi per falsificare dei passaporti a dei responsabili di omicidio in fuga; un reato, il favoreggiamento, da minimo sei anni al fresco.
Tuttavia la priorit era prendere chi aveva fatto morire un uomo, non incarcerare un imbroglione che il Governo di turno con un nuovo svuota carceri avrebbe rispedito in strada.
E che si tenesse pure i suoi soldi onestamente guadagnati.
OK, andata. Ora dimmi tutto.
 stato uno che era dentro con me a Bollate a chiedermi i santini.  un conterraneo, si chiama Scarano.
E chi sarebbe?
Nu' guagli come tanti, ma lui tiene un cugino a Forcella che conta assai.
Qui siamo a Milano mica dalle tue parti. Allora chi  questo Scarano?
Dotto' e voi trovate tutto in un minuto con internet.
Piscopo mi stai facendo incazzare. Attento.
No, non si scaldi.  uno che spaccia la sera intorno a Corso Como, 'na formica, mica un capo.
Ergo un misero pusher, l'ultimo anello, quello pi basso, di una catena piramidale il cui vertice era sempre irraggiungibile.
 lui che ti ha commissionato il lavoro?
Proprio lui, met del pagamento subito, l'altro alla consegna dalle mani di quello che si prende i documenti.
Met subito, ovvero 5 mila euro, il che significava 10 mila euro per due passaporti tarocchi: ecco il prezzo della libert per volare in un altro continente sfuggendo alle manette.
Nel frattempo Sironi aveva estratto da una cartelletta la foto di Portanova e della Hurtago.
Sono loro?
S, dotto', proprio essi.
E i documenti dove devi portarli?
Stasera alle 19 sotto il tabellone, quello grande, quello degli orari della Stazione Centrale. Devo tenere in vista una copia della Gazzetta, per farmi riconoscere.
E perch la Gazzetta? Questo Scarano ti conosce. No?
E lui mica ci sar, lui la parte sua gi l'ha fatta.
Dacci dieci minuti intim Ardig, uscendo in corridoio.
In realt ne bastarono cinque per consultare il cervellone del Viminale: Pino Scarano, di anni 53, con una sfilza di precedenti da far esaurire il toner della stampante.
Esamin la scheda del pregiudicato, anche lui uscito da un mese grazie al libera tutti dello svuota carceri: ecco le conseguenze pratiche delle belle leggi partorite dai cervelloni dei ministeri a Roma. Per alleggerire per qualche mese le prigioni dall'atavico male del sovraffollamento rimettevano in circolazione bei soggettini come Episcopio o Scarano, senza ponderare le ricadute nella realt quotidiana, ovvero un antiquario settantenne soffocato in casa propria e questi due galantuomini, appena liberati con le migliori intenzioni, subito pronti a fiancheggiare e coprire la fuga dei colpevoli di una rapina sfociata in omicidio.
Il riscontro comunque coincideva. E da quella scheda emergeva un particolare in pi: questo Scarano era di Torre del Greco, esattamente come Portanova. E Torre del Greco non doveva essere una metropoli, per cui era facile immaginare che i due si conoscessero e che per questo, Portanova, trovatosi nei guai fino al collo, si fosse rivolto a colpo sicuro al concittadino per farsi introdurre da un falsario fidato, veloce e discreto.
Anzi, fidato e discreto un corno: un pasticcione e vigliacco, pronto a tradire come giuda per trenta denari e fare la spia.
Anche se per loro questa era una bella fortuna.
S, ora poteva fidarsi di Episcopio.
Rientr nella saletta dove il falsario appariva rinvigorito.
Un'altra domanda.
A disposizione.
Questo Scarano  pericoloso?
No, quando mai, non tiene manco una lama in tasca. Per l'amico suo che state cercando il cannone lo tiene, no? rispose riferendosi all'arma di ordinanza posseduta da Portanova.
E allora tu perch sei cos spaventato? Hai paura di ritorsioni dal cugino di Forcella?
Anche dotto', ma... se dentro si viene a sapere che sono amico vostro e che vi parlo, voi lo sapete cosa rischio.
L'inflessibile legge dei detenuti comuni contro gli infami.
Nulla da eccepire.
Eppure non lo convinceva del tutto.
No, Piscopo, non  solo quello. Perch per la consegna non li hai fatti venire da te o non vai tu a casa di questo Scarano? Hai paura che ti freghino? Per questo vuoi vederli in un luogo affollato come la Centrale?
Una strana risata illumin la faccia da due lire di Episcopio.
Ma no, dotto', so' quelli che tengono 'na fretta di partire che manco se avessero il diavolo a mordergli al culo, per questo devo incontrarli in stazione. Quelli si prendono i documenti loro, salgono nel treno e chi li acchiappa pi.
Sei sicuro che questo Scarano non ci sar?
No, perch dovrebbe rischiare per quei due? Si  preso i soldi suoi, ha fatto il lavoro suo, il resto tocca a me.
Logico, logico. Affid Episcopio a due agenti della Mobile con l'incarico di scortarlo al suo domicilio, prelevare il portatile e verificare che contenesse davvero le foto dei due fuggitivi.
Bene Episcopio, adesso ti faccio accompagnare a casa tua, intanto noi andiamo in stazione a cuccare i due in fuga. Ma se quelli non si presentano tu stasera te ne vai dritto a San Vittore. Chiaro?
Mezz'ora dopo i due agenti della Mobile confermavano la presenza delle foto nel pc: Ardig ringrazi Sironi, chiedendogli di riportare Episcopio nella stanza per gli ospiti della Questura per fargli passare la notte e l'indomani mattina condurlo in Centrale per caricarlo su un Freccia Rossa diretto a Napoli con un biglietto di sola andata.
Riattaccato il telefono studi il da farsi.
Quasi le 17,30. Inutile perdere tempo, doveva agire subito.
Senza neppure interpellare il magistrato.
L'uomo usc dalla stazione della metropolitana di Sant'Agostino intorno alle 18 calandosi il berretto sulla fronte.
S'incammin lentamente verso il carcere di San Vittore ripassando mentalmente per l'ennesima volta il suo piano d'azione.
Aveva calcolato tutto, doveva solo stare tranquillo e sperare in un piccolo aiuto della sorte. Eppure era teso.
Il tempo stringeva, ogni minuto era prezioso. Doveva colpire subito, doveva fare tutto in fretta e sparire, senza lasciare nessuna traccia. E qualche rischio doveva inevitabilmente correrlo.
Si sforz di concentrarsi sull'obiettivo.
Certo avesse potuto pedinarlo, studiarne i movimenti e gli orari. Invece doveva improvvisare o quasi. Per non c'erano alternative.
Il tempo era il suo nemico.
Infil la mano nel giubbotto e controll ancora una volta, giusto per rassicurarsi: nella tasca destra riposava la pistola, con il silenziatore ancora da montare.
Consult l'orologio e si avvi verso piazza Conciliazione.
L'agente Scalise non stava nella pelle.
In dieci anni tra la Mobile e la Omicidi aveva plasmato la poltroncina della sua postazione con la forma del suo culo. Giorni, settimane, mesi, anni, passati alla tastiera di un pc o a scartabellare in archivio.
Il topo d'ufficio che doveva guardare gli altri, i gatti con gli artigli, che andavano in strada a fare gli sbirri veri.
Adesso la prima linea toccava a lui. E non vedeva l'ora dell'azione.
Ardig d'altronde non aveva alternativa: trasandato e macilento, Scalise poteva essere scambiato per Episcopio.
E poi mica dovevano catturare il super latitante Matteo Messina Denaro, ma solo due ragazzi precipitati in un guaio pi grande di loro, come aveva osservato anche Episcopio.
Erano quasi le 19. L'uomo continu a camminare con buona lena per altre cinque o sei minuti, poi si ferm sull'angolo tra viale Mascheroni e via XX Settembre.
Il Suv argentato era parcheggiato una ventina di metri pi avanti, sul lato destro della strada per chi percorreva via XX Settembre arrivando da piazza Conciliazione.
Per mero scrupolo controll il numero di targa.
Non aveva molti dubbi sul fatto che la macchina fosse quella, tuttavia era meglio non trascurare nessun dettaglio.
Comunque era quella, come previsto.
Il muso rivolto verso il marciapiede, doveva essere salito dalla strada direttamente sullo spartitraffico. Dunque il lato da cui sarebbe salito il conducente era quello pi esposto alla vista di chi passava in macchina.
L'uomo si ferm a riflettere per qualche secondo, poi attravers la strada e si avvi sul marciapiede che costeggiava da destra il muso della macchina, arrestandosi qualche metro prima.
Alla destra del Suv c'era un altro voluminoso fuoristrada nero: sarebbe stato perfetto per coprire la scena.
Sul lato sinistro una berlina.
Prosegu per una ventina di metri, poi infil una traversa laterale, aggir le villette, risal dalla parallela via Rovani e meno di cinque minuti dopo torn nel suo angolo di via Mascheroni. Erano le 19,22.
Aveva ancora una quarantina di minuti da attendere.
Un'eternit.
Respir per calmarsi. Doveva sperare nell'aiuto della fortuna: si augur che il fuoristrada rimanesse l almeno per un'altra ora, a coprire il Suv alla vista delle auto in transito e che lui si presentasse da solo al suo ultimo appuntamento.
Erano circa 300 metri da percorrere e quell'idiota avrebbe impiegato un paio di minuti.
Attese.
Alle 19,38 cominci a montare il silenziatore.
La Stazione Centrale  la pi grande stazione d'Europa.
Ardig lo aveva scoperto leggendo un libro di John Grisham incentrato sulla vicenda, pi umana che sportiva, di un mediocre giocatore di football americano che per sbarcare il lunario provava a ricostruirsi una carriera nella sconosciuta Parma, nella remota Italia, dove scopriva un altro mondo e un'altra vita.
Mentre ripensava al libro si annot mentalmente di leggere di pi. Cosa che, sapeva benissimo, non avrebbe fatto.
In ogni caso l'hangar della Centrale, con la sua profondit e l'eco della voce metallica dell'altoparlante, lo impressionava ogni volta come se fosse la prima.
Il commissario osserv il variopinto caleidoscopio umano che sciamava nell'immenso atrio.
Pendolari con la sacca del pc a tracolla, studenti con gli zaini forever young Invicta ricoperti di scritte, turisti con borsoni al seguito, molti dei quali diretti verso il sito Expo.
E poi gli immancabili immigrati africani che bighellonavano senza un perch, facendosi una vasca dopo l'altra.
Ad accomunarli tutti, giovani e vecchi, bianchi e neri, eleganti e trasandati, maschi e femmine, il solito smartphone in mano come se fosse un salva vita o il bastone del rabdomante nel deserto.
Certo dover fermare due sospettati di omicidio in mezzo a quella ressa non era il massimo, per quello passava il convento.
Scalise, perfettamente calato nella sua parte, con scarpe scadenti, jeans, giubbino da grande magazzino e rotolo di pancetta sopra la cinta, passeggiava brandendo la Gazza sotto il braccio e palesando un crescente nervosismo.
Nessun auricolare e nemmeno la Beretta d'ordinanza, su disposizione dello stesso commissario. Sana prudenza prima che decidesse di collaudarla fuori dal poligono.
A vegliare su di lui a distanza di alcune decine di metri. Santoni e Pinton, con alcuni agenti della Mobile.
Farris, troppo riconoscibile per la sua stazza e la sua aria marziale, era stato spostato nella zona dei binari.
Le 19 erano gi passate da almeno una quarantina di giri di lancette.
Il tabellone indic tra le prossime partenze il treno per la Liguria e la Francia: Genova-Savona-Imperia-Ventimiglia-Nizza-Marsiglia.
Un flash colse Ardig, un istante dopo un ragazzo con i capelli rasati, la tuta del Napoli e le scarpe da tennis, avvicin Scalise.
Che sbianc.
Aveva anche lui la Gazzetta, impugnata per con due mani.
Come nei film d'azione stile Gomorra, quelli in cui Scalise sognava di essere protagonista.
Ardig sbianc a sua volta e inorrid.
Aveva fatto una cazzata grande come un palazzo e rischiava di pagarla cara. Carissima.
Nonostante i capelli rasati e un accenno di pizzetto Portanova somigliava moltissimo a Montella.
Il commissario allung il passo e senza accorgersene inizi a correre. Anche Pinton cominci a correre, insieme a un agente.
Il trambusto obblig Portanova a girarsi e a realizzare in un amen che, quelli che correvano, erano l per lui.
Per un secondo Ardig sent il sangue gelarsi, temendo la catastrofe imminente. Invece, grazie a chiss quale Dio o al semplice umano buon senso, l'ormai ex guardia giurata si limit a far volare la Gazzetta e a involarsi in un'assurda corsa verso i binari. Nessuno sparo, ora Portanova zigzagava in mezzo alla gente impugnando una pistola da cui poteva partire un colpo inavvertitamente. Urtava la gente con le spalle e saltellava tra i trolley.
Ardig oltrepass Scalise, pietrificato dalla paura e incredulo di averla scampata, e part all'inseguimento, favorito dai chilometri di corsa che si sciroppava ogni mattina sulla circonvallazione Est.
Adesso correva sulla pensilina di un binario, correva dietro a un ragazzo vestito da calciatore che si stava cacciando sempre pi nei guai, correva, rischiando la pelle, correva senza un perch, come sempre.
Portanova non poteva scappare da quella trappola: terminato l'hangar coperto lo attendeva la piattaforma rialzata dove sbuca il dedalo di binari, che si biforcano poi verso la zona Nord di Greco e Certosa o verso quella Sud di Lambrate e Rogoredo.
Tutto questo, Portanova, da poco arrivato a Milano, doveva ignorarlo, o pi semplicemente non pensava e seguiva solo un istinto folle. Quello dell'animale braccato.
La Mobile e la Polfer lo avrebbero catturato a fine corsa.
Sicuro come il luned che arriva sempre dopo la domenica.
Poteva lasciarlo scappare e illuderlo almeno per qualche minuto di potercela fare. Invece no, Ardig gli correva dietro come se lui stesso fosse un animale braccato.
E braccato lo era anche lui, ma dai suoi demoni interiori. Quelli che non lo facevano campare serenamente come ogni altro essere umano e lo costringevano a giocarsi la pelle per niente, in un rischiosissimo dj vu vissuto un paio di anni prima.
Nel giugno del 2013 il commissario aveva rincorso sui binari della stazione di Porta Genova un altro giovane fuggiasco disperato, un ragazzetto boliviano che aveva accoltellato un altro latinos. Solo che quello aveva un coltello, questo invece una pistola.
Ardig la sua Beretta la lasciava riposare nella fondina.
Intanto i passi si erano fatti pi pesanti, il sudore colava, la distanza diminuiva. Sentiva Portanova ansimare, lo vedeva barcollare. La resa dei conti era vicina.
La Beretta parabellum rimbalzava sulla zona lombare, ma il commissario non si decideva a estrarla. Ancora qualche falcata, ancora qualche metro, ancora del sudore.
In quell'istante Portanova si arrest, tremante, e si volt.
Sfinito. Pareva sul punto di collassare, senza fiato.
La mano vacillante, cos come la pistola, puntata verso il commissario.
Alle sue spalle la biforcazione dei binari, una dozzina di metri pi in basso scorreva la vita quotidiana di Milano, con il suo traffico e i suoi rassicuranti rumori.
Il ragazzo lo fiss con occhi carichi. Il film di una vita gettata nel cesso scorreva in quel flusso di emozioni. Troppe emozioni.
Non lo abbiamo ucciso noi, non c'entriamo, era gi morto sbrait, mentre un Freccia Rossa transitava senza fretta alcuni metri pi in l. Poi alz la canna della pistola.
Una strana sensazione di freddo, quasi di sollievo, pervase Ardig.
Come chi attende qualcosa di brutto da troppo tempo e poi, quando sta per accadere, si sente sollevato.
Via il dente e via il dolore.
Incrociarono gli sguardi eppure non vide cattiveria o rabbia in quegli occhi e realizz che quella pistola non avrebbe fatto fuoco contro di lui: il cane della rivoltella all'ultimo devi verso sinistra, alla testa del ragazzo.
Poi accadde tutto, in un battito di ciglia.
Il dito fece pressione sul grilletto.
Clic. Ancora Clic. E ancora Clic.
Ma niente boom, niente sangue, niente materia celebrale sparsa ovunque. Si era inceppata!
Un istante ancora e Ardig scatt come una molla, senza rendersi conto gli rifil un pugno sul grugno, poi un altro.
La giovane guardia giurata era a terra, il muso spruzzato di sangue. Forse il setto nasale, forse un incisivo.
La pistola era crollata l vicino, insieme alle sue residue forze.
Una crisi di pianto isterico colse Montella mentre gli serrava le manette ai polsi.
Fine giornata.
...
.
...
Gli uffici si erano svuotati da un pezzo e i pendolari stavano abbandonando gli accampamenti dei mezzi pubblici che li scorrazzavano dal posto di lavoro a casa.
Pochi, da quel momento, avrebbero cercato notizie sul web: a quell'ora gli smarthphone e i tablet riposavano dopo una giornata di intensi smanettamenti ed era la televisione a prendersi la scena, lasciando agli altri produttori di notizie solo le briciole. Era la spietata regola dell'informazione moderna e lui, Bernardo Oberdan, queste regole le conosceva alla perfezione.
Dal 2008 era il direttore del quotidiano online Milano24AllNews: un portale che mischiava articoli, linkati a file audio e video, agli immancabili forum dove i lettori potevano sbizzarrirsi nel commentare le notizie pubblicate.
L'ultima frontiera dell'informazione: non pi un articolo chiuso, da leggere e basta, regalando l'ultima parola solo al giornalista, bens un'informazione contaminata dall'interazione di chi sta dall'altra parte della tastiera.
Era con quell'idea che, sette anni prima, Oberdan aveva lasciato un tranquillo posto nella redazione milanese della Voce Lombarda per lanciarsi in una pericolosa avventura editoriale e imprenditoriale: riunire un pool di piccoli sponsor e fondare un giornale online dove fare un'informazione libera su quanto accadeva in citt, con la cronaca e la politica a fare da padrone, senza per trascurare la cultura, il gossip e lo sport.
E poi l'ambiente, la sua vera fissa.
All'inizio le cose erano girate bene, boom di contatti, inserzionisti che spendevano alcune migliaia di euro per avere banner pubblicitari; intorno alla sua intuizione si era formata una vera redazione, nove giornalisti, due informatici, un grafico e persino una segretaria.
Erano partiti da un piccolo bilocale in piazzale Bande Nere, dove stavano letteralmente uno sopra l'altro e nel 2010 avevano fatto il grande salto in centro, in via XX Settembre. Un quadrilocale che la fatica di un paio di robusti muratori bergamaschi aveva trasformato in un open space con una dozzina di postazioni, una piccola sala riunioni utilizzabile come sala interviste o per forum con personaggi pubblici, oltre all'ufficio del direttore e a un cucinotto perfettamente attrezzato per farsi uno spuntino o un caff. A foraggiarli un noto marchio di telefonia cellulare che in quel momento non badava a spese.
In quel momento. Perch tre anni dopo, nel 2013, il colosso telefonico aveva disdettato il contratto di sponsorizzazione, mollandoli in braghe di tela.
Agonizzanti, come quasi tutti i sognatori dell'informazione gratuita sul web, tutti icari che avevano spiccato il volo salendo, senza accorgersene, troppo in alto, adesso si ritrovavano in caduta libera, con le ali bruciate e senza paracadute.
Pochi sponsor, soldi ancora meno, spese elevate e i buchi da stringere nella cintura tutti finiti troppo in fretta.
Nell'ultimo semestre la redazione si era smembrata: dai fasti iniziali erano sopravvissuti quattro giornalisti con contratto di solidariet, un informatico con un misero contratto co.co.pro., pi l'evergreen di un paio di stagisti gratuiti, che sgobbavano come muli inseguendo l'utopia di un contrattino al termine del periodo di prova. Poveri illusi.
Tuttavia anche i pochi reduci avevano le settimane contate.
Giusto un paio di mesi. Non di pi.
A fine anno, se non fosse accaduto un miracolo, sarebbero stati costretti a issare bandiera bianca e a prolungare le vacanze natalizie all'infinito.
E lui, il direttore-imprenditore che aveva fatto il passo troppo lungo rispetto alla sua gamba, si sarebbe ritrovato disoccupato, con un pugno di mosche in mano, un faldone di debiti da onorare e il rischio di un processo per il crac della sua impresa editoriale.
Tuttavia in confronto al fardello che ora gli opprimeva il cuore, i debiti e il fallimento sembravano poca cosa, quasi nulla.
Come stava meglio quando stava peggio. Proprio cos.
Sulla sua pelle aveva compreso che al peggio non c' mai fine e che si pu sempre precipitare pi in basso.
In quel momento invidiava la sua situazione di pochi giorni prima.
Sommerso di debiti,  vero, eppure ancora sereno e libero, con la coscienza a posto e la possibilit di pensare comunque a un domani.
Con la testa offuscata da questi cupi pensieri Oberdan varc il pesante portone in legno intorno alle 20,30 e si incammin verso il Suv, un'altra sanguisuga da 400 euro di mutuo mensile fino al settembre del 2017. Un altro bagno di sangue.
Si stava facendo buio e la citt si era quasi zittita: tutti a cena e pochi in circolazione.
Torn a ripensare a quel mezzo miracolo sfiorato e a tutto quanto di tragico ne era seguito: da una cosa buona erano arrivate solo cose brutte, in extremis aveva pescato un jolly inatteso e lo aveva sprecato, tramutandolo nella sua dannazione eterna.
Maledetto quel pranzo. Maledette le sue orecchie lunghe. Maledetti i suoi debiti e maledetto lui.
Cos si era inguaiato ancora di pi. Anzi, peggio che inguaiato.
Sent montare la disperazione e la rabbia, consapevole che lo attendeva un'altra notte insonne, di mugugni, rimorsi e tormenti.
E di drastiche e oneste decisioni che non avrebbe preso.
Perch, anche se disperato, restava prima di tutto un vigliacco.
E non avrebbe mai optato per una delle due sole soluzioni che aveva davanti: assumersi le sue responsabilit oppure gettarsi dal balcone.
All'andata avevano corso, al ritorno camminavano.
Uno davanti ammanettato e l'altro dietro a spingerlo.
In comune, il sudore a impregnarge capelli e vestiti, l'adrenalina e la paura.
Ad affiancarli due agenti della Polfer, tesi come se stessero scortando Hannibal il cannibale pronto a liberarsi dai ferri e a mangiarsi il loro intestino.
Quel ragazzo invece aveva la testa bassa, il muso ammaccato e il baratro sotto i piedi. La sua bella lo attendeva al binario, anche lei ammanettata tra un oceano di curiosi che la fotografavano con i cellulari.
Li scortarono gi per le scale e da l fino all'uscita laterale, dove due volanti li attendevano con le portiere spalancate e lampeggianti accesi.
Fine dell'inseguimento.
Ardig chiese a Farris di portarlo a casa per una doccia.
Per lui la giornata poteva dirsi conclusa.
Al pm il compito di interrogare quei due disgraziati.
L'attesa era durata 55 minuti.
Alle 20,32 Oberdan era spuntato dal portone.
L'uomo, che si era spostato pi volte per non farsi notare, era circa all'altezza del Suv, sul lato opposto del marciapiede.
Cominci ad avanzare verso l'incrocio di via Mascheroni mentre il suo bersaglio camminava assorto nel suo mondo, lo sguardo rivolto in basso, gli occhi fissi sull'iPhone.
Pochi secondi dopo i due uomini si trovavano pi o meno alla stessa altezza; li divideva la strada e un abisso di sentimenti contrastanti.
Oberdan, superato l'incrocio di via Mascheroni, aveva continuato a camminare verso la macchina.
L'uomo, giunto al semaforo, aveva attraversato la strada, portandosi verso lo stesso marciapiede.
Era il momento. Infil la mano in tasca e sblocc rapidamente la sicura dalla pistola.
Devi a sinistra e cominci a lambire il muso delle macchine parcheggiate a lisca di pesce, con la gomma anteriore destra in evidenza.
Davanti a lui Oberdan stava sfilandosi il trench scuro e frugava nelle tasche alla ricerca delle chiavi dell'auto.
Ormai era quasi buio: non c'era pi nessuno in giro a piedi e chi transitava in auto non badava a quanto accadeva negli spartitraffico alberati.
Con l'impermeabile e la sacca del computer portatile ad appesantirgli il braccio sinistro Oberdan si pieg per afferrare la maniglia dello sportello con la mano destra.
Non si era accorto che alle sue spalle, a meno di due metri, l'uomo aveva gi estratto la pistola munita di silenziatore, puntandola verso di lui.
Il botto fece sobbalzare la testa del giornalista come se fosse stata colpita da una violenta pallonata.
Prima di staccare i contatti con il mondo terreno il suo occhio fece in tempo a registrare l'immagine del finestrino imbrattato di sangue e materia celebrale.
L'assassino segu con lo sguardo il crollo del corpo del web reporter e, senza rallentare l'andatura, ripose la pistola in tasca mentre raggiungeva una viuzza laterale, addentrandosi.
Avrebbe dovuto sparare un secondo colpo, il colpo di grazia, ma non aveva fatto in tempo e ormai era tardi.
Continu a camminare velocemente, quasi correndo, con tutti i sensi in allerta e la mano destra nella tasca pronta sul calcio del revolver.
Percorse via Sebeto e raggiunse piazza Giovine Italia: tutto tranquillo. Nessuno lo seguiva, nessun segnale allarmante, nessun rumore.
Aveva il fiato corto e il cuore che martellava impazzito.
Si sentiva sudato, il braccio destro tremava per l'adrenalina, la paura e la tensione. Prima di sfilarsi i guanti di pelle nera svit il silenziatore che poi ripose nella tasca sinistra.
Risal verso piazza della Conciliazione, tenendo sempre un buon ritmo e guardandosi in giro, per fermarsi proprio all'imbocco di via XX Settembre, a poche decine di metri dall'agenzia della vittima. A quel punto si gir verso la macchina: era lontana ed era coperta dal fuoristrada. Rimase immobile per qualche secondo, eppure non vide nessun movimento.
Qualche auto doveva gi essere transitata, perch ne aveva viste diverse impegnare la rotonda della piazza in direzione del Suv di Oberdan. Eppure nessuno doveva essersi accorto di nulla.
Ripart. Passo dopo passo si tranquillizz, l'adrenalina cominciava ad allentare la sua presa. Finalmente si ricord di consultare l'orologio: erano le 20,44. Erano passati gi dodici minuti da quando era scattata l'azione.
Non riusciva a calcolare in quanto tempo fosse riuscito a fare tutto. Un minuto e mezzo, probabilmente.
Non male, valut. Tutto era andato bene.
Anzi non sarebbe potuto andare meglio.
Da via San Vittore s'incammin verso Sant'Ambrogio: una decina di minuti di passeggiata e raggiunse la fermata della metropolitana di Sant'Agostino che lo inghiott nei sotterranei di Milano. Nessuno sarebbe mai risalito a lui.
Venti minuti dopo scese dall'altro capo della citt, a Crescenzago, e scaric nel primo cestino per i rifiuti il basco, in un altro cestino la parrucca scura e in un altro ancora gli occhiali da sole con cui si era camuffato per evitare il rischio di telecamere.
Infil alcune vie e raggiunse il Naviglio.
Individu con qualche apprensione il cespuglio dove aveva riposto il sacchetto con un disco da palestra di cinque chili.
Recuper l'involucro di nylon con il suo pesante contenuto e vi infil anche la pistola, il silenziatore e i guanti in pelle, quindi fece un doppio nodo per sigillare i lembi.
Era buio e in giro non c'era anima viva che avrebbe potuto vedere un sacchetto cos zavorrato precipitare e affondare inghiottito dalle acque del naviglio della Martesana insieme al suo contenuto.
Una volta a casa avrebbe gettato in un cassonetto anche la camicia sulla cui manica poteva essersi depositata della polvere da sparo.
Non avrebbero mai avuto alcuna prova a suo carico. Un piano perfetto.
Non sarebbero mai risaliti a lui.
I primi ad arrivare erano stati quelli della Polizia Municipale, allertati da un residente che aveva parcheggiato la sua auto pochi metri pi in l del corpo del giornalista.
Si era insospettito vedendo che l'auto aveva lo sportello aperto, aveva aguzzato la vista - assecondando una normalissima curiosit per quel veicolo cos costoso lasciato incustodito - e solo avvicinandosi aveva realizzato che c'era un uomo a terra e che non era svenuto, perch il sangue era dappertutto, mischiato alla materia celebrale.
L'ignaro passante di professione era medico ospedaliero e aveva immediatamente compreso l'accaduto, evitando di contaminare la scena con inutili tentativi di verificare se la vittima fosse ancora nel mondo dei vivi o nel regno dei trapassati.
Non solo, abitando proprio nel condominio adiacente a quello dove era ubicata la redazione di Milano24AllNews, aveva intuito chi potesse essere quel poveretto, pur non conoscendolo di persona, ma solo di vista.
Verso le 21,30 era arrivata la squadra Mobile, dieci minuti dopo la sezione Omicidi.
Tanto non c'era fretta, il morto mica scappava, mentre l'assassino, lui s, era gi scappato chiss dove.
Il commissario Michele Sironi della Mobile aveva gi recuperato il portafoglio all'interno del trench, il documento di identit conferm quello che sapeva gi: quel povero Cristo con la testa spappolata era Bernardo Oberdan, era il direttore di un quotidiano online che aveva la sua sede in una palazzina poco lontana. Avrebbe compiuto 46 anni un mese pi tardi, era nato a Monza.
Lo incrociavo sul marciapiede. Io tornavo dall'ospedale e lui andava a casa. Ci scambiavamo un cenno di saluto, non ci siamo mai neppure presentati stava spiegando il dottore agli agenti della Mobile, impegnati a raccogliere testimonianze da tutte le persone che si stavano ammassando dietro il nastro delimitatore tirato per preservare la scena criminis da possibili contaminazioni di esterni o curiosi.
Ardig aveva le palle che giravano a mille.
Era gi stata una giornata del cavolo, nelle gambe aveva ancora l'acido lattico della corsa sui binari della Centrale e, come tutti, avrebbe voluto riposarsi dopo una lunga giornata di lavoro.
E invece no! Ci mancava anche questa, pure quest'altro morto.
Ascolt i primi resoconti e cominci a fissare il cadavere con il suo solito distaccato disgusto.
Scartata l'ipotesi rapina e pure quella della lite stradale: il colpo alla nuca era il marchio di un'esecuzione.
Scandagliando la vita e la professione del morto avrebbero potuto trovare una chiave per il delitto.
La prima impressione, a pelle, e raramente si sbagliava, era brutta: lo attendeva un'indagine complessa.
Si allontan di qualche metro per accendersi una bionda.
Dietro il nastro di cellophane la folla di curiosi cresceva di minuto in minuto: almeno un centinaio di colli si tendevano in stile giraffa nell'inspiegabile tentativo di vedere qualcosa sotto la coperta termica che copriva il corpo di Oberdan o, peggio ancora, per riuscire a immortalare la scena con lo smartphone.
In quel momento Ardig avrebbe desiderato avere in mano un idrante di quelli potenti, di quelli dal getto gelido, di quelli utilizzati dalla Celere per disperdere i manifestanti o gli ultras nei momenti pi tumultuosi degli scontri in piazza.
Invece doveva accontentarsi di scagliare loro fulmini e saette solo con il pensiero.
Tra i curiosi sorprese un volto familiare che si sbracciava per avere la sua attenzione.
L'amico cronista Federico Malerba.
Gli fece segno di spostarsi a lato, lontano dalla calca.
Immaginavo saresti venuto lo salut il commissario.
Cazzo, Oberdan lo conoscevo e anche piuttosto bene. Cristo, ma  proprio lui?
S  lui, gli hanno mandato in frantumi il cranio. Evidentemente si era fatto dei nemici. Hai qualche idea?
No, s, meglio parlarne da soli. Ci vediamo pi tardi?
Ne avr per tutta la sera, devo ancora riferire al magistrato lo scoraggi Bruno, ormai oltre la soglia della stanchezza.
Anche per me  lunga, devo scrivere una pagina: facciamo da me verso le 23? Ho ancora il sugo al basilico di ieri, faccio un piatto di pasta e parliamo rilanci Federico.
Il commissario valut, poi si arrese. Fanculo alla stanchezza.
OK, a dopo. Facciamo anche 23,30.
Aspetta.
Cosa?
Dimmi qualcosa dei due della stazione, la sudamericana  la tipa delle pulizie?
S, e lui  il suo compagno. Sono entrambi in stato di fermo.
Ma sono stati loro?
Fede, chi vuoi che sia stato? Dai ci vediamo dopo.
Torn verso i suoi uomini e si accese una sigaretta tirando avide boccate una dopo l'altra.
Intanto il magistrato di turno era arrivato: da lontano, nel buio della sera la luce artificiale dei riflettori rimbalzava sulla pelata lucida del pm Gustavo Todeschi, un pallone gonfiato in toga che Ardig considerava poco o niente. Nelle due indagini in cui lo aveva coordinato, aveva infilato una cazzata dietro l'altra. Braccia rubate all'agricoltura, altro che fare il sostituto procuratore a 6 mila euro al mese.
Lo vide avvicinarsi con un sorriso mellifluo che lo fece infuriare.
Non mi faccia domande perch non ho risposte da darle. E non  giornata, quando avr novit la aggiorner.
Fine delle trasmissioni. Fine della sigaretta. Fine della sopportazione di restare l.
Il commissario si sfil dal pm, senza neppure dargli la mano, gett un'ultima occhiata a Oberdan nascosto dalla coperta termica.
Che cazzo avrai combinato per farti sparare in testa? gli domand e se ne and, senza aspettare una risposta che tanto non sarebbe mai arrivata.
Avevano perso due ore per i soliti inconcludenti rilievi, a parte il ritrovamento dell'unico proiettile esploso da una Browning, un'arma abbastanza comune.
L'assassino aveva fatto fuoco da una distanza ravvicinata, meno di un metro a giudicare dalle bruciature rinvenute sulla nuca della vittima. Aveva sparato da vicino e non aveva raccolto il bossolo, che pure era rimbalzato poco lontano: dai primi elementi si poteva desumere che non fosse un killer professionista, ma uno improvvisato, che, appunto, non raccoglie neppure il bossolo.
Questo per non agevolava le indagini, anzi.
Scrut l'orologio da parete, unico arredo del suo ufficio spartano, facendosi sfuggire uno sbadiglio.
Le 23 scoccavano in quel momento e lui aveva intorno la solita confusione di elementi.
Decise di rinviare all'indomani le prime valutazioni investigative e concedersi una cena tardiva.
Malerba si era fatto aspettare due sigarette.
Ormai il tempo Ardig lo scandiva cos: non con le lancette dell'orologio, bens con il numero di bionde consumate.
Appena emerso dal portone il reporter individu il commissario e il suo inguardabile cane e si affrett nella loro direzione, scusandosi per il ritardo.
Colpa di Brigante, mi ha fatto rifare il titolo tre volte.
Brigante? Lo credevo in pensione, ma quanti anni ha?
Veleggia per i 69, per temo dovremo sorbircelo per altri due anni; in teoria  gi pensionato, adesso che  vicedirettore non  pi un dipendente, bens un dirigente che firma contratti biennali argoment il cronista, prima di puntare sulla questione prioritaria.
Non ho voglia di cucinare: ti andrebbe il Panino Giusto dietro piazza Oberdan?
Nella sera in cui Milano piangeva l'uccisione del giornalista Bernardo Oberdan, loro andavano a cenare in piazza Oberdan. Sembrava una macabra presa in giro.
D'accordo. Almeno sono animal free.
Che cazzo significa? Che puoi liberare il cane?
No, semplicemente che lo fanno entrare.
Animal friendly, non animal free lo corresse il reporter.
Sorry teacher, volevo dire friendly non free borbott Ardig, seccato per quella sua inutile divagazione.
Si spostarono a piedi, coprendo a grandi falcate via Palestro e corso Venezia, oltrepassarono i bastioni e deviarono verso una traversa di viale Piave, dove sull'angolo si affacciavano le vetrine con le insegne dai colori bavaresi che contraddistinguevano la nota catena di paninoteche tanto in voga a Milano.
Ordinarono due birre danesi, due panini imbottiti di ogni ben di Dio che qualunque esperto di alimentazione sconsiglierebbe e un piatto di carne trita per Frog.
Consumarono i panini in silenzio, scolarono la birra e solo dopo averne chiesta una seconda, cominciarono a parlare.
Di lavoro. Ovviamente.
Cosa volevi dirmi prima su Oberdan?
Era uno che sparava grosso, spesso nel mucchio, per ci vedeva lontano la prese alla larga Federico.
Vuoi dire sul suo blog? domand Bruno.
Non era un blog, ma una testata giornalistica regolarmente registrata in tribunale. Milano24AllNews  un quotidiano online, non un blog precis risentito il cronista, prima di riprendere. E Oberdan sognava di farlo diventare un vero quotidiano di inchiesta e approfondimento, solo che non aveva i quattrini necessari per pagarsi una redazione che potesse realizzare vere indagini. E doveva accontentarsi di raccontare la cronaca di tutti i giorni. Per lui era uno attento e in questi anni ha attaccato molto i palazzinari, quelli degli scempi edilizi nella zona Est e Sud della citt.
Uno di quei palazzinari era finito carbonizzato per altre vicende criminali, altri in galera, altri erano sotto processo.
Qualcuno era rimasto fuori dalla mischia, al di sopra di ogni sospetto, e continuava a pontificare bene e razzolare male.
Secondo te, quindi, a commissionare l'omicidio potrebbe essere stato qualche costruttore edile infastidito dagli attacchi giornalistici di Oberdan?
Commissionare l'omicidio, dava per scontato che si trattasse di un killer ingaggiato per questo, eppure la dinamica dell'agguato faceva pensare l'opposto.
Malerba scosse la testa, scettico.
Siamo a Milano, mica in centro America, qui i giornalisti si fanno tacere con le querele, chiedendo maxi risarcimenti. Certo, uno di quei costruttori dalla faccia onesta ma finanziato dalla Ndrangheta... Non lo so. Che Oberdan abbia collezionato molte querele per diffamazione da costruttori  un fatto e cos come  un fatto che quello dei cantieri  un business dove la criminalit organizzata ha ben allungato i suoi tentacoli. Altrimenti perch avrebbero dovuto ucciderlo? Bruno ti rendi conto che si tratta del primo giornalista ucciso per strada a Milano dopo Walter Tobagi?
Gi, Federico aveva ragione. Tuttavia dall'esecuzione di Tobagi erano passati trentacinque anni e quello era il culmine degli anni di piombo.
Forse  stato ucciso per altre ragioni. Aveva un brutto carattere? Si era fatto dei nemici oltre ai palazzinari?
Questa volta Federico si prese un secondo prima di rispondere.
Hai voglia, non era un mostro di simpatia, e s, aveva un brutto carattere. Ambizioso, molto ambizioso, arrogante, pungente. Un tipo alla Belpietro o alla Feltri, solo che quelli dirigono grandi giornali e hanno dietro dei potentati, mentre lui alla fine era una sorta di cane sciolto, un cane rabbioso senza un vero padrone.
Non mi hai risposto.
Non vorrei darti risposte sbagliate. Non so, sicuramente aveva grandi problemi finanziari, di fatto stava per chiudere la baracca e licenziare i pochi giornalisti che ancora aveva. So che la redazione aveva degli stipendi arretrati, ma dubito che lo abbia accoppato un suo cronista incazzato per qualche migliaio di euro.
Altro?
Bah... Era un bel tipo, uno a cui piacevano le donne e che piaceva alle donne ed era uno senza scrupoli, magari lo ha fatto fuori un marito cornuto. Guarda che non scherzo, era uno che ci dava dentro, stagiste, segretarie, aspiranti giornaliste, a volte intervistava starlettine della tv solo per farci scappare un pompino in cambio.
Bella correttezza deontologica sbott Ardig.
Cos girano le cose a Milano, lo sai anche tu costat serafico Malerba.
Ordinarono un amaro. Lo sorbirono in silenzio. Ognuno rincorrendo i suoi pensieri.
Fine dei discorsi. Nessuno aveva pi voglia di parlare.
Pagarono il conto e si avviarono in direzioni opposte: Ardig e Frog infilarono corso Buenos Aires per rincasare in via Gran Sasso, Malerba ritorn verso il centro, verso piazza Cavour, da cui avrebbe tagliato per passare da Brera e dal Castello e rientrare in via Vincenzo Monti.
...
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4.
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L'idillio era definitivamente andato in frantumi.
I sorrisi di poco prima un ricordo da tempo imperfetto insieme alle paroline dolci e agli sguardi languidi.
La ragazza si era arroccata sulla difensiva, continuando a ripetere che no se puede.
Marco transit per depositare due piatti di bucatini alla gricia e in quell'istante gli rimbalz nei timpani l'ultimo assalto del vecchio alle precarie certezze di quella giovinetta scollata e dalla pelle abbronzatissima.
Guarda che faresti la vita della signora, non dovresti pi lavorare. E grazie alla vergine faresti fare la bella vita anche alla tua famiglia.
Girandosi verso l'altro tavolo Marco si stup dell'irreale silenzio tra i due commensali, entrambi intenti a navigare con i rispettivi tablet, come se in quegli schermi ci fosse la formula per la felicit.
...
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Milano, gioved 8 ottobre 2015.
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Nell'eterna partita tra guardie e ladri, tra buoni e cattivi, il recente progresso tecnologico aveva senza dubbio avvantaggiato i primi sui secondi.
In una metropoli come Milano nulla poteva accadere senza che fosse immortalato da una telecamera di un impianto di videosorveglianza o senza essere registrato da una cella della telefonia mobile, da un varco dell'area C, da un passaggio telepass, eccetera.
Per questo la prima mossa di ogni investigatore era quella di giocarsi il suo numero sulla roulette del Grande Fratello, non quello condotto da Alessia Marcuzzi, ma quello vero, quello in cui ognuno di noi  protagonista pur senza aver firmato alcuna liberatoria o alcun consenso al trattamento dei propri dati personali.
Ogni strada, ogni piazza, ogni via  ormai silenziosamente sorvegliata da telecamere.
Qualunque nostro spostamento  ricostruibile e verificabile.
Basta semplicemente avere le coordinate temporali e spaziali per sapere cosa e dove cercare.
E loro quelle coordinate le avevano: Bernardo Oberdan era stato ucciso la sera prima tra le 20,30 e le 21 in via XX Settembre.
Purtroppo nessuna delle tante telecamere presenti era rivolta verso il punto dove aveva parcheggiato il cronista. Tuttavia nelle vie limitrofe c'erano tanti occhi elettronici a vigilare.
Il maggiore problema era stato farsi inviare nel pi breve tempo possibile i file con le registrazioni dei vari apparecchi posizionati nei dintorni, in piazza Conciliazione, in corso di Porta Vercellina e in piazza Giovine Italia.
Il resto era stato facile, perch a quell'ora in giro c'era poca gente e in un paio di riprese, in orari compatibili al delitto, appariva un uomo con il basco, i capelli lunghi e gli occhiali da sole quando faceva gi buio. Un'anomalia pazzesca: chi gira con gli occhialoni da sole quando l'unica luce  quella fioca dei lampioni stradali?
Eccolo il sospettato numero uno.
Anche se poteva essere un cretino qualsiasi che con l'omicidio non c'entrava nulla.
Avrebbero cercato di identificarlo tramite la scansione delle immagini e la comparazione con i pregiudicati schedati nel casellario giudiziale.
Difficile, perch se uno  conscio che la sua faccia  registrata negli schedari del Viminale, non commette un omicidio in pieno centro a Milano, dove ci sono pi telecamere che stelle in un cielo sereno quando fa buio. Forse era un incensurato, forse un immigrato dell'Est ancora non schedato dalle forze dell'ordine, perch l'aspetto era quello di un bianco di origine caucasica. Tradotto: un europeo.
Doveroso tentare, inutile illudersi.
Nel frattempo erano obbligati al solito percorso in salita ovvero partire dalla vittima, ricostruirne la vita per cercare di capire chi e perch aveva deciso di interromperla con una morte per causa violenta.
Meno di un paio d'ore di intenso lavoro ed ecco tornare in vita il morto ammazzato. Seppur solo a livello documentale.
La squadra Omicidi, come sempre, aveva svolto un lavoro meticoloso, raccogliendo ogni possibile dettaglio sulla sfera personale, professionale e patrimoniale di Bernardo Oberdan.
Un nome e cognome non proprio palindromo, ma quasi.
Chiss se i genitori, 46 anni prima, se n'erano resi conto.
Non avrebbe potuto domandarglielo: entrambi riposavano al campo santo da qualche annetto.
E dopo la loro scomparsa, il loro unico figlio Bernardo, allora avviato verso la quarantina, aveva ereditato un cospicuo patrimonio: due appartamenti nell'elegante centro storico di Monza, una casetta nel levante ligure, a Zoagli, pi l'immobile in cui lui stesso risiedeva in via Adda, a due passi dalla Stazione Centrale.
Dagli atti catastali risultava che i due immobili di Monza e l'appartamento di Zoagli avevano preso il volo, tutti venduti tra il 2012 e il 2013.
Restava per l'appunto il trilocale di via Adda, gravato per da un'ipoteca bancaria, dal settembre 2014.
E un conto in banca clamorosamente prosciugato: nel 2009, stando a una confidenza del direttore della filiale di via Galilei, c'erano pi di 180 mila euro, ora ne rimanevano poche briciole, neanche sufficienti per acquistare uno scooter.
Dagli atti giudiziari risultava che Oberdan era stato pi volte condannato per diffamazione, si era gi rosicchiato 15 mesi di condizionale, ma soprattutto, in sede civile era stato costretto a risarcire oltre mezzo milione di euro alle vittime delle sue diffamazioni giornalistiche.
E poi c'erano le spese legali e processuali che Ardig calcol sommariamente in altri 100 mila euro o gi di l.
Santoni lesse nei suoi pensieri.
Questo si  sputtanato l'eredit e i risparmi pagando i rimborsi delle querele e le parcelle degli avvocati e da quando la compagnia telefonica non foraggia pi la sua testata online probabilmente ha dovuto sobbarcarsi le spese di gestione della redazione, gli stipendi, le bollette e tutto il resto.
Ardig annu e rincar la dose: S, era alla canna del gas. Ancora qualche mese e sarebbe finito sul lastrico.
Pensi sia finito nelle mani di qualche strozzino?
Pu darsi, di sicuro nessun istituto serio gli avrebbe concesso ancora del credito, ormai non aveva pi nessun immobile da dare in garanzia.
Dai nostri controlli - aggiunse Santoni - risulta che non ha ottenuto altri finanziamenti dalla banca se non quelli garantiti con le ipoteche. Quindi Oberdan poteva aver racimolato dei quattrini soltanto a nero e in quel caso, senza bonifici e contratti, sar molto complicato risalire all'usuraio.
Difficile, non impossibile.
Per qualche istante il capo della sezione Omicidi si concentr sulla storia, umana oltre che imprenditoriale, narrata in quelle aride carte: un uomo maturo, sui 40 anni, che dispone di un notevole patrimonio economico e di un posto sicuro da giornalista nella redazione della Voce Lombarda, uno che potrebbe godersi la vita e un gratificante tran tran professionale.
E invece molla tutto e si lancia in un'avventura senza rete di protezione, da editore e direttore di un piccolo quotidiano online che vuol raccontare la sua verit, anche a costo di pagarla cara.
E Oberdan la paga cara, eccome: una sfilza di condanne penali e civili, un'altra montagna di denunce e procedimenti a suo carico, un conto in banca salassato dalle sanguisughe dei risarcimenti e delle spese legali.
Eppure Oberdan, testardo, non getta la spugna e continua a inanellare condanne, debiti e magari minacce, intestardendosi nonostante lo sfracello si avvicini sempre di pi.
Un cretino. O un'idealista. Un imprudente. O un coraggioso.
Magari tutto insieme.
Istintivamente gli fu simpatico e rimpianse di non averlo conosciuto da vivo. Poteva per ricostruirne il profilo da morto e fargli avere una misera giustizia terrena.
A quella divina ci avrebbe pensato qualcun altro.
Ammesso che ci fosse.
E per cominciare decise di partire proprio dalla redazione del piccolo e combattivo quotidiano online diventato la principale ragione di vita di Oberdan. E probabilmente la ragione della sua morte.
The show must go on.
La spietata regola del mondo dello spettacolo valeva anche in quello del giornalismo. E cos, a poco pi di dodici ore dalla feroce esecuzione del loro direttore-editore, i quattro giornalisti superstiti di Milano24AllNews erano tutti al loro posto di combattimento, davanti alla trincea dei loro pc, a smanettare sulle tastiere.
In realt i giornalisti presenti erano il doppio di quelli contemplati dall'organico redazionale: ai fissi si erano aggiunti i precari, per dare una mano in una giornata chiaramente particolare, dove i lettori si stavano riversando in massa sull'homepage del quotidiano online.
Ucciso il generale, caduto eroicamente sul campo di battaglia dell'informazione libera, le redini del comando erano passate all'unico ufficiale rimasto, un caposervizio con un nome da denuncia, per i genitori ovviamente: Felice Contento.
Ardig non aveva mai compreso quale insana follia animasse i genitori che rifilavano ai loro sventurati pargoli nomi che, abbinati a cognomi particolari, li avrebbero resi ridicoli per tutta la loro vita.
Come poteva essere felice e contento uno cui avevano appena assassinato il datore di lavoro e che precipitava in caduta libera verso la disoccupazione?
Eppure, paradossalmente, in barba al clima di lutto che avrebbe imposto la situazione, il caposervizio pareva far onore alle sue generalit dimostrandosi appunto, felice e contento.
Continuava a passare di scrivania in scrivania, incitando i reporter con pacche sulle spalle, gettando un'occhiata ai loro monitor.
Tutte le postazioni erano occupate, tranne quella di Oberdan, dove sedeva un tecnico della Scientifica con tanto di pettorina bianca identificativa con la scritta a caratteri cubitali POLIZIA SCIENTIFICA. Giusto per passare inosservato.
Stavano diventando come i Carabinieri, si rammaric Ardig, prima di dedicare le sue attenzioni a Contento.
Sui 35 anni, piccolo di statura, in maniche di camicia, con una montatura degli occhiali meccanica, spessa, nera, che lo faceva somigliare a un nerd o a uno di quei rapper tanto in voga tra gli adolescenti.
Preferite parlare qui o volete un luogo pi riservato?
Meglio in un luogo riservato.
L'uomo annu, remissivo. E chiese loro di seguirli nell'ufficio del defunto direttore dove stava lavorando anche l'agente della Scientifica.
Piccolo, angusto, claustrofobico, tre metri per due, le pareti ingombre di scaffali zeppi di cartellette e riviste. Il giovane capo cronista si appoggi con il fondo schiena alla scrivania, lasciando che Ardig e Santoni si accomodassero sulle poltroncine riservate agli ospiti, mentre la sedia dietro la scrivania rimase vuota.
Vedo che siete tornati subito al lavoro senza piangervi troppo addosso osserv il commissario.
Sul volto di Contento si dipinse una smorfia.
Nella nostra situazione era la cosa pi ovvia da fare.
Sfruttare al massimo la commozione e l'incredulit dei lettori per avere un boom di accessi.
Comprensibile, cinicamente comprensibile. Del resto la tv quotidianamente mostra genitori che hanno appena perso un figlio eppure non si sottraggono al fascino della telecamera e pontificano sulla giustizia come se fossero il presidente della Cassazione.
Mi racconti del suo direttore, che tipo era?
Un uomo di carattere, un carattere difficile, molto difficile. Era complicato andarci d'accordo quando le cose andavano bene, figuriamoci in quest'ultimo biennio in cui andava tutto a rotoli si sfog.
Prima di rincarare la dose: Insulti, sfuriate, offese urlate a voce alta. Mai un grazie o un complimento. Davvero, umanamente non si riusciva a volergli bene. Eppure era uno che ci sapeva fare, uno con le palle e, sotto sotto, tutti noi volevamo essere bravi e, come dire, spietati, ecco bravi e spietati come lui.
Lo confess con sincera ammirazione.
Ardig si prese una bionda e la accese senza domandare il permesso. Poi si rivolse al giornalista.
Lei, Contento,  un bel tipo, mi ha gi scodellato un bel movente per un omicidio: un capo scorbutico, maleducato, ingrato.
Se  per questo, le aggiungo anche un movente economico: Oberdan mi doveva tre mensilit.
Ardig si concesse un sorriso ironico: Sta giocando con il fuoco, se avessi voglia di prenderla sul serio lei passerebbe la notte a San Vittore. Lo sa?.
Contento si irrigid: Ho un alibi a prova di bomba, ieri sera ero il moderatore a un convegno dell'associazione giovani giornalisti e possono testimoniarlo almeno trenta colleghi e poi....
Va bene, va bene, si rilassi. Per verificare la sua posizione mi bastano tre minuti. No, non  lei l'assassino, troppo facile. No, da lei voglio sapere altro. Oberdan aveva ricevuto minacce?
Questa volta Contento si prese un istante, quasi valutasse la risposta migliore.
N... ni.
Cio?
Lui, ogni tanto, nei suoi editoriali parlava di generiche minacce, per mai circostanziate o dettagliate. Vede, era un modo di attirare l'attenzione e aumentare la curiosit dei lettori. Insomma un buon giornalista d'inchiesta, se  davvero bravo, rompe le scatole e a quel punto riceve per forza qualche minaccia, pensi a Saviano.
Erano mai arrivate lettere o mail con contenuto minatorio?
Che io sappia no, mai viste. Dico vere missive. Poi qualche mail del cazzo s, ma nulla da prendere sul serio.
Uhm, qualcuno che possa aver patito un grave danno da un vostro articolo? Una carriera distrutta, una reputazione rovinata...
S, commissario, ho capito, non posso escluderlo. Certo Oberdan stava sulle palle a tanti. E noi lo avevamo anche avvertito: a furia di pestare i piedi alla gente sarebbe finito nei guai. E infatti c'era finito, anzi, ci siamo finiti tutti. Perch  chiaro che se abbiamo perduto il nostro main sponsor  stato per la pressione della lobby degli immobiliaristi che mal sopportavano i continui attacchi del nostro direttore. E togliendoci gli sponsor sapevano di darci una mazzata cui difficilmente saremmo sopravvissuti.
Altro?
No, non saprei, davvero.
Pronunci la frase con gli occhi bassi, poco convincente.
Contento, per favore. Collabori, altrimenti sono costretto a portarla in Questura insieme ai giornalisti e non potrete lavorare per ore.
Il capo servizio assunse il colorito del fantasma dell'opera.
Va bene, tanto le voci girano e vi arrivano di sicuro. Ecco, c'erano le donne, Oberdan ne era ossessionato. Gli piacevano e lui piaceva a loro.
Le stesse precise parole pronunciate la sera prima da Malerba.
E allora?
Commissario siamo a Milano, lei sa come va il mondo qui. Per un servizio giornalistico e due foto, ci sono ragazzette dello spettacolo e della moda, s... insomma.
Cazzo, ancora l'identica frase pronunciata la sera precedente da Malerba. Forse la insegnavano nelle scuole di giornalismo.
Ripeto, e allora?
E allora Oberdan ci dava dentro, con ogni mezzo. Poi un direttore ha potere, il potere di assumere, raccomandare, segnalare, un potere che a sua volta genera il fascino del potere: ha idea di quante ragazze sognano di fare le giornaliste? Delle stagiste che scalpitano e che sono pronte a tutto? Le ha notate le colleghe entrando?
Le aveva intraviste e in effetti erano tutte giovani, carine e appariscenti.
Lo tartass per un'altra decina di minuti, poi fece convocare gli altri cronisti.
Ragazzi giovani, trentenni, disorientati per la tragica perdita del loro direttore: non gli cav nient'altro, se non la conferma dei pettegolezzi da parte dei maschi e imbarazzati silenzi o mezze smentite poco convinte da parte delle femmine.
La rosa dei papabili assassini si ampliava a ventaglio a compagni, fidanzati, mariti, fratelli, padri e ogni altra categoria maschile che poteva associarsi a una gentil fanciulla su cui Oberdan aveva posato gli occhi e pure le zampe.
Decise di lasciar perdere e rientrare in commissariato.
Due ore dopo convoc il briefing con la squadra al completo.
L'ispettore Marco Pinton aveva completato l'esame della situazione patrimoniale di Bernardo Oberdan, una disamina che aveva semplicemente fotografato una drammatica realt.
Era sull'orlo del lastrico, ancora qualche mese e avrebbe dovuto coprire uno scoperto di 150 mila euro con la sua banca, che altrimenti si sarebbe presa l'appartamento di via Adda sentenzi l'ispettore trevigiano.
Nulla di nuovo, che fosse a un passo dalla bancarotta lo sapevano e questo spianava un'autostrada all'idea che fosse finito nelle mani di un cravattaro e non fosse poi stato in grado di pagare i debiti accumulati.
Per... c'era il solito per di questi casi: se un usuraio uccide il suo debitore perde la possibilit di recuperare i suoi soldi.
Al massimo si limita a infliggergli una lezione, un pestaggio, uno sfregio. No, non era questo il caso.
Si rivolse a Invernizzi per appurare se le perquisizioni in ufficio o nell'abitazione del morto avessero portato a qualche scoperta.
Nulla di che - scosse la testa il sovrintendente - un mare di documentazione, sia telematica sia cartacea. E ovviamente un'infinit di mail scambiate con l'intero mondo. I tabulati telefonici non li abbiamo ancora avuti, ma posso immaginare che un direttore di un giornale abbia un traffico telefonico spaventoso.
E in questi documenti hai scovato qualcosa?
Capo, ho appena iniziato. Mi ci vorr qualche giorno per leggere tutta sta roba si giustific imbarazzato il sottoposto.
Ti affianco anche Pasini, per sbrigatevi. Lo sapete che non abbiamo tutto questo tempo.
Dalla comparazione con gli schedari dei pregiudicati, come temeva, non era saltato fuori nulla.
E nemmeno dall'autopsia erano emerse novit, se non che Oberdan, come risultava dall'esame tossicologico, faceva utilizzo di cocaina. Altra non notizia: la polvere bianca era diventata la compagna di vita di molti milanesi, molti pi di quanto la coscienza perbenista della metropoli osasse ammettere.
A svelare una verit sotto gli occhi di tutti, anche se coperta dal velo dell'ipocrisia moralista, era stata un'indagine condotta da una struttura clinica esaminando i campioni delle acque reflue delle fogne cittadine, da cui era emerso che in quelle acque buie e malsane degli scarichi fognari scorrevano fiumi di bianchissima cocaina scaricata dai suoi fruitori.
E nel centro protetto, benpensante e benestante dell'area C, il tasso di cocainomani aumentava esponenzialmente.
Anche dalla Scientifica le solite cose: dalla rigatura dei proiettili, era certo che il killer avesse utilizzato un silenziatore per attutire la detonazione. Un'altra scoperta irrilevante.
O quasi, perch un silenziatore in commercio non puoi reperirlo, non legalmente, perci l'assassino doveva esserselo procurato attraverso altri canali.
Ora mancava un ultimo adempimento, forse inutile eppure necessario: perquisire l'abitazione della vittima.
Chiese a Santoni di seguirlo in via Adda.
Rovistare tra i panni sporchi di un morto era uno degli aspetti del suo mestieraccio che Ardig detestava maggiormente.
Un duro lavoro, ma che qualcuno doveva fare. Toccava a loro, senza tante menate, perch chi se ne va all'improvviso, non ha il tempo di far sparire gli scheletri dai suoi armadi.
E di armadi nel luminoso trilocale di via Adda ce n'erano parecchi, peccato che dentro non ci fosse nessuno scheletro.
Neppure un osso.
Solo un mare di carta, suddivisa tra libri, riviste e giornali. Poi dvd, cd musicali, cianfrusaglie di vario genere.
Il disordine di un celibe che non ha una donna tra i piedi a tormentarlo e pu lasciare la felpa sul divano e i calzini sporchi sul pavimento.
Ed era proprio quello che aveva fatto Oberdan, presumibilmente nella sua ultima serata nel mondo dei vivi, quando aveva deciso di rimandare la lavatrice al giorno successivo, convinto di averlo ancora da vivere fino in fondo quel giorno.
Invece no, a raccogliere la felpa e i calzini stavano provvedendo gli uomini in bianco della Polizia Scientifica, rigorosamente con le pettorine identificative addosso.
Ardig e Santoni gironzolarono per qualche istante.
La vera potenziale miniera di informazioni postume era un pc portatile che il tecnico stava gi vampirizzando con cavi e chiavette USB. Tempo un paio d'ore e avrebbero carpito tutti i segreti custoditi nell'hard disk.
Nel frattempo tornarono a concentrarsi su quell'oceano di frammenti di vita domestica.
Penne, matite, post it, blocknotes, micro batterie e quant'altro possa servire a chi si guadagna da vivere scrivendo.
In bella vista anche una montagnetta di scontrini pinzati.
Infil i guanti in lattice e li afferr
per sollevarli. Prevalentemente ricevute di taxi, poi un paio di scontrini dell'osteria Angelino.
Il solerte Santoni fu lesto a commentare: Bel posticino,  vicino, proprio qui in via Filzi, fanno la miglior carbonara di Milano.
Ardig comment con la solita smorfia indecifrabile.
Vedo che sei sempre ferratissimo sulla movida.
Capirai - ridacchi il vice - ci vado il sabato o la domenica, mi abbuffo, poi torno a casa e mi abbiocco sul divano.
Mi sa che non sei il solo a fare cos, anche il nostro Oberdan ci andava la domenica, guarda qui, sono quasi tutti emessi la domenica borbott il capo della Omicidi, chiudendo quella divagazione inutile, come si stava rivelando inutile quella perquisizione.
Andarono in cucina: in un angolo vicino al frigo una bottiglia di irish whisky vuota e senza tappo.
Sul lavello una fialetta di enterogermina stappata.
Curiosamente ancora l'enterogermina.
Svuotata e abbandonata, esattamente come nell'abitazione della Montoya: neppure lei aveva avuto un giorno in pi per pulire il disordine e cestinare quella fialetta.
Si spostarono in camera da letto.
La solita immancabile cabina armadio con giacche e camice appese e cassetti zeppi di pantaloni con la piega.
Poi un'antina dedicata al relax o allo sport: tute, magliette, canotte delle squadre di basket NBA. Proseguirono aprendo la scarpiera, niente di che.
Stavano per uscire quando in corridoio incrociarono l'agente Foglia con aria trafelata e tra le mani, fasciate dai guanti in lattice, un'ampia borsa griffatissima da donna.
Era nel garage spieg, emozionato.
L'aveva gi aperta. La mostr anche a loro.
Roba di valore sparpagliata all'interno, tra cui un iPad, un iPhone e pure un portafoglio, anche quello griffato.
Un brivido li colse nell'istante prima di aprirlo.
L'immagine di una bella ragazza caraibica li accolse nel passaporto con la solita tipica aria corrucciata delle foto tessera.
Natalia Ines Montoya era passata di l prima di incontrare la morte duecento metri poco pi avanti, all'angolo tra via Adda e via Cornelia.
Ecco chi aveva trangugiato quella fialetta di enterogermina.
Se uno pi uno faceva ancora due, e se il DNA spermatico rinvenuto nelle mucose uterine della venezuelana fosse risultato quello di Oberdan, avevano risolto il caso.
Avvertirono la Scientifica e si spostarono in Questura per l'interrogatorio dei due presunti assassini dell'antiquario.
Maledetto codice di procedura penale.
La facolt di avvalersi del silenzio era diventata la miglior difesa dietro cui si trincerava ogni indagato, costringendo il giudice per le indagini preliminari a basarsi soltanto sulle prove fornite dall'accusa.
Generalmente prove indiziarie. Come in questo caso.
Sufficienti a legittimare il fermo e tramutarlo in arresto, ma poi?
Niente, i due ragazzi avevano pianto come fontane dopo l'arresto, poi l'avvocato d'ufficio li aveva convertiti al silenzio.
E in silenzio restavano, nell'attesa di concordare una strategia con l'avvocato, il quale a sua volta stava studiando le carte fornite dalla Procura per imbastire la sua linea difensiva.
Peggio per loro, li attendeva una lunga custodia cautelare e un processo in corte d'Assise che, con i tempi da lumaca della giustizia milanese, si sarebbe celebrato minimo due o tre anni dopo. Nel frattempo avrebbero soggiornato in un'amena cella da quattro attrezzata per otto o dieci ospiti. Contenti loro.
Scartoffie, caff, passeggiata con Frog.
In mezzo una dozzina di bionde di cui restava solo il mozzicone.
La seconda met della giornata per Ardig scorreva lenta e noiosa fino a che squill il telefono dell'ufficio. Come accadeva decine di volte in una giornata qualunque. Solo che dopo quella telefonata, non sarebbe pi stata una giornata qualunque.
Dall'altra parte della cornetta il piantone gli annunciava la presenza in corridoio di una donna che insisteva per poter parlare con il commissario, senza fornire nome e cognome.
E neppure la sua bellezza inarrivabile.
Il capo della Omicidi sbuff e acconsent a farla salire.
Una ventina di secondi dopo un tocco lieve sfior la porta, segu il canonico avanti, poi tutto sembr irreale e confuso: un profumo emerso da un passato che sembrava lontano secoli era l, appena sbucato dal nulla, da quella porta aperta.
Poi c'era solo lei. I suoi occhi incredibilmente dorati, i capelli rosso acceso, un tailleur grigio cenere sopra delle scarpe laccate avorio con tacco da vertigine, calzate con estrema naturalezza, come fossero ciabattine.
Miriam Righetto apparve in tutto il suo splendore, quello che gli uomini, per una sera, pagavano con una cifra a tre zeri.
Bella, bellissima. Sensuale, elegante. Irresistibile.
In una parola lei, Miriam.
L'aveva pensata per mesi, l'aveva sognata notti su notti, fantasticando sul loro incontro.
E ora eccola per davvero, quando mai se lo sarebbe aspettato.
Un brivido lo colse impreparato. Lei se ne accorse. E nel dubbio si ferm sulla porta, indecisa se avanzare o girare sui tacchi e andarsene.
Galleggiarono per qualche secondo nel vuoto della stanza, il mondo intorno a loro smise di girare: si era fermato ad aspettarli.
Poi lui si decise, indicandole la poltroncina.
Lei avanz con passo sinuoso e si accomod accavallando le gambe. Incrociarono gli occhi, in un braccio di ferro incerto.
Qualche altro secondo, poi il mondo intorno a loro torn a girare.
Volevi parlarmi? Che ti serve? esord Ardig, senza preamboli.
Un come stai o ti trovo bene sarebbe stato inopportuno.
Meglio andare al sodo. Via il dente, via il dolore.
Sono venuta da sola, senza un avvocato. Poi eventualmente mi dirai se mi occorre farmi assistere da un legale o meno cinguett lei, con la solita voce leggera, accennata, quasi sussurrata.
Il tono morbido, l'atteggiamento sereno. Che diavolo voleva? Perch blaterava di avvocato? In che guaio si era infilata?
Senza domande lei prosegu: Non avendo nulla da nascondere o da temere, ho preferito presentarmi io spontaneamente. Nel caso dovessi scoprirlo dai tabulati dei telefoni.
A sorpresa lei si blocc. Sbloccando il commissario Ardig.
In un secondo vennero ristabiliti i ruoli intorno alla scrivania.
Da una parte un'escort, dall'altra il capo della Omicidi, che improvvisamente si ritrov nei suoi panni abituali.
Nel caso dovessi scoprire cosa? la incalz, secco.
Miriam questa volta prese un respiro.
Quel giornalista ucciso. Quell'Oberdan, era un... S, insomma, ci vedevamo per lavoro.
Silenzio.
Ci siamo visti circa tre settimane fa l'ultima volta.
Ancora silenzio.
Intanto Ardig metteva insieme i tasselli.
Se non altro lo sfortunato reporter le sue ultime settimane terrene se le era godute alla grande.
Altro che l'ultimo desiderio del condannato.
Prima Miriam, poi probabilmente la Montoya, magari anche insieme, tanto, debito pi, debito meno, un capriccio poteva anche permetterselo.
Un tuo cliente, ottimo. Avanti dimmi tutto.
Me la offriresti una sigaretta?
Un tentativo di guadagnare tempo e spostare il confronto su un terreno pi confidenziale. Del resto non era un'indagata. E neppure una puttana davanti a quelli della Buoncostume.
Estrasse il pacchetto e afferr due bionde.
Le pass l'accendino, poi se lo fece ripassare.
Tirarono una boccata e osservarono il fumo che saliva.
Le ostilit potevano riprendere. O iniziare.
Forza la incoraggi il capo della Omicidi.
Non posso dirti di averlo conosciuto bene, anche se era uno abituale. Lo incontravo da un po', circa tre anni credo. S, sar stato il 2012 o gi di l quando mi ha cercata la prima volta. Mi aveva subito detto chi era e che lavoro faceva e questa  una cosa insolita nel mio campo, dove tutti evitano di darti riferimenti, capirai, per via del timore di ricatti o altro con le mogli.
Lui non era sposato.
Lo so, ma gli uomini preferiscono sempre evitare che tu possa risalire a loro e danneggiarli in qualche modo, lo sai anche tu, del resto, no?
No, perch lui non era stato un cliente di Miriam: si erano cercati, attratti, voluti. E forse si erano anche amati, senza saperlo.
O senza volerlo sapere.
Intanto Miriam proseguiva come un automa, tra una tirata e l'altra: Prima mi cercava regolarmente, anche una volta al mese.
Ardig mentalmente faceva due conti: tre anni, una volta al mese: avevano scopato circa 36 volte. Molto pi di coppie sposate da dieci anni. E meno male che non lo conosceva bene!
Per negli ultimi mesi aveva diradato gli incontri, si accontentava di una volta ogni tre mesi o quattro.
Per via dei problemi economici? interloqu il commissario.
S, s, negli ultimi tempi eravamo un po' pi in confidenza e mi aveva spiegato che il sito che gestiva era in crisi e che andava verso il default.
Dunque non vi limitavate solo a scopare borbott Ardig, scagliandole il primo dardo al curaro.
Puttana sei e puttana resti per me. Questo il concetto.
Lei non si scompose. Si aspettava un trattamento simile.
Il sesso dura pochi minuti, non mi pagano solo per quello. Molti vogliono una confidente silenziosa, una che raccolga i loro sfoghi, le loro frustrazioni. E io sono brava anche in quello.
E vanno a raccontare i loro segreti a una mignotta? sbott Ardig, valicando il limite del consentito dall'educazione.
Miriam strinse i pugni appoggiati sulla scrivania.
Che delusione. Sei pieno di bile nei miei confronti. Ma questo non ti consente di insultarmi. Sono venuta qui per collaborare alla tua indagine, non per farmi umiliare da te. Se intendi proseguire con questo tono allora me ne vado e mi ripresento con il mio avvocato.
Colpito e affondato.
Alz le mani in segno di resa.
Perdonami, non intendevo offenderti.
Lei scosse la testa.
Non fare l'ingenuo. Sapevi benissimo di offendermi. Era quello che volevi.
Va bene, ho gi chiesto scusa, ora se per cortesia vuoi proseguire tagli corto Ardig, seccato per quella trincea difensiva in cui si stava ficcando da solo.
Tornando alla tua domanda. S, gli uomini non cercano solo un appagamento sessuale, ma anche un'occasione per sfogarsi, per spifferare i fatti propri. Come sul lettino dello psicologo.
Peccato che quello non fosse un lettino di un'analista, ma il lettone di un'escort.
Chiss se anche la Montoya era stata un'altra raccoglitrice di confidenze maschili.
E con una che fa il mio mestiere possono stare tranquilli, perch sanno che la discrezione nel mio settore viene prima di tutto.
Settore, manco fosse una commerciante.
E poi con gli anni eravamo diventati pi intimi, ma certo non amici, anche perch non ci siamo mai frequentati fuori dall'ambito professionale.
Com'era arrivato a te?
Non ne ho idea. Il mio numero di cellulare  almeno su una decina di portali specializzati. E poi c' il passaparola tra clienti. Io non faccio mai domande come queste, lo sai.
Che tipo era? I suoi dipendenti me lo hanno descritto come uno non facile.
Lei accese un'altra sigaretta.
In effetti. Era uno sicuro di s. Uno che pensa di essere un vincente. Elegante, curato, di bell'aspetto. Ne incontro tanti cos: manager, broker, medici. Vogliono convincerti che ti potrebbero avere anche gratis, per preferiscono pagare per fare pi in fretta e non avere casini a posteriori.
Ci sei andata solo a letto? Voglio dire...
Ho capito. S, l'ho incontrato sempre in ambito lavorativo, anche se a volte ci sono andata anche a cena.
Temo di non seguirti.
Tariffa e servizio completo, prima la cena e dopo il resto. E mi ha pure corteggiato, con tanto di mazzo di rose e tavolo riservato sulla terrazza belvedere, robe di questo genere. Per succedeva nei primi anni, poi con il tempo preferiva solo incontrarmi in studio.
Studio? replic incerto il commissario.
Lo studio per lui era quello di un medico, di un avvocato, di un architetto, di un qualunque cazzo di professionista con una laurea appesa a un muro all'ingresso e non l'alcova di una zoccola che ti succhia il cazzo.
Lo sai che non ricevo a casa mia.
Non lo ricordavo. E dove si trova questo studio?
Poco lontano da casa mia, in Conca dei Navigli.
La fece parlare di Oberdan qualche minuto, risentendo alcune delle descrizioni gi fatte da Malerba e dai giornalisti di Milano24AllNews: un caratteraccio, uno spregiudicato ecc ecc.
Tuttavia il quadro era cambiato. Quasi capovolto.
Il ritrovamento della borsa della Montoya nell'appartamento di Oberdan in via Adda aveva inevitabilmente mutato la direzione della bussola delle indagini.
Adesso Oberdan non era pi solo una vittima, ma probabilmente anche un assassino, uno che aveva vestito entrambi i panni nel domino omicida. Ma perch?
Senti, Miriam, avrai gi letto i giornali e qualcosa del delitto saprai...
Lei annu.
Lo hanno freddato sul marciapiede. Un'esecuzione in piena regola sintetizz, omettendo naturalmente ogni riferimento sulla morte di Natalia Ines Montoya. Pure lei crepata sul marciapiede. Pure lei con la testa sfondata.
Vuoi sapere cosa ne penso io? Non credo di essere la persona giusta. Non ho mai letto i suoi articoli, eppure a sentire lui aveva una lista di nemici pi lunga anche della tua.
Non ho cos tanti nemici, credimi la stopp il commissario, infastidito per la stoccata subita.
Strano, visto il tuo modo di fare e il tuo lavoro. Comunque mi hai capito, stando ai suoi racconti si doveva essere fatto un bel po'di antipatie per via dei suoi articoli. Oppure...
Oppure?
Miriam si prese un istante.
Bruno, tanto lo scoprirete. Era uno che faceva uso di cocaina.
Lo sappiamo gi.
E che perdeva la testa per le belle donne, come me, uno che spendeva molto di pi di quanto si potesse permettere.
Sappiamo anche questo.
E allora se sai gi tutto, fai tu. Per tutti questi vizi costano e lo sai anche tu cosa ti pu succedere se in certi ambienti non paghi il conto.
Si ferm imbarazzata.
Sembrava sincera nell'indicare il movente dell'assassinio in un debito non pagato o nell'aver pestato i piedi a qualche marito o fidanzato che aveva reso cornuto.
Tutto plausibile fino a un paio di ore prima, fino al rinvenimento nel garage di via Adda della borsetta di Natalia Ines Montoya.
E di quella fialetta di enterogermina sul lavello della cucina.
La Montoya. Un'escort di lusso, proprio come Miriam.
Chiss se si conoscevano. Le mostr una foto della venezuelana tratta dal suo sito, nel massimo della sua bellezza.
Mah. S, potrei averla vista qualche volta in qualche ristorante. Per non la conosco. Chi sarebbe?
Potrebbe essere la donna di Oberdan, stiamo ancora verificando la inzig il commissario.
Strano, non era il tipo da legami.
Davvero non sai chi sia?
No, te l'ho gi detto.
Strano, stavolta te lo dico io.  la prostituta che abbiamo rinvenuto morta a due passi da casa di Oberdan due mattine prima che lo uccidessero.
Ah... ho sentito al tg di una ragazza uccisa.
Gi, a cento metri dalla casa di Oberdan. Bella coincidenza, vero?
Come sai che faceva la prostituta?
Lo so, ho ispezionato casa sua. Ormai sono esperto in materia no?
Un'altra frecciata che Miriam non raccolse.
E sappiamo anche che Oberdan la frequentava.
Te l'ho gi detto, gli piacevano le belle donne e non voleva perdere tempo. Facile che frequentasse altre professioniste chios la Righetto.
Questa batteva sul marciapiede, vicino ai transessuali.
Miriam storse la bocca in una smorfia indecifrabile riguardando la foto.
Una cos? Non credo proprio. E se lo credi anche tu, stai perdendo i colpi commissario Ardig.
La frecciata gli ritornava contro. Ci stava.
Cosa ti aveva detto Oberdan dei suoi guai economici?
Nulla di che, solo che appunto era in difficolt. Ma l'ultima volta mi aveva detto che era fiducioso, che stava in un affare che avrebbe potuto risolvere tutti i suoi problemi. Per non ha aggiunto particolari e io non ho chiesto niente, ovviamente.
Ovviamente.
Chiss quale affare aveva in ballo e se a ballare c'era anche la Montoya. Pi grandi sono gli affari, pi grandi i rischi. Come quello di finire uccisi.
Altro?
No. Se mi venisse in mente altro, ti contatter. Hai sempre lo stesso numero?
Sempre tagli corto lui.
Bene, allora se non hai altro da chiedermi, io andrei.
Nessuno ti trattiene. Grazie per la collaborazione la conged, calcando sul tono formale, per marcare distanze che nemmeno lui avrebbe voluto mantenere.
Tuttavia l'orgoglio e la testa dura prevalevano sul buon senso e sulle ragioni del cuore. Che intanto stava martellando all'impazzata.
Lei si alz, ancheggi sinuosa sui tacchi e spar dietro la porta, inghiottita dal corridoio, svanita come un'illusione troppo bella per essere vera.
E infatti per riportarlo alla realt, spuntarono i brutti musi di Santoni e Scalise, insieme al paffuto faccione di De Piccoli.
L'ispettore spezzino per le belle donne aveva un hard disk mentale migliore di quelli della Microsoft.
Quella sventola non  quella mignotta che avevamo sentito un paio di anni fa per il caso della collega decapitata? domand curioso.
Proprio lei.
E che ci faceva qui?
 venuta di sua sponte a raccontarci che Oberdan era un suo cliente. E mi ha ripetuto le solite cose. Era uno arrogante, presuntuoso, difficile, tutto quello che ci hanno gi detto i suoi giornalisti bofonchi il capo della Omicidi, sperando che il vice la piantasse l con le domande.
Ah... per... si trattava bene il nostro Oberdan, doveva averne di quattrini per spupazzarsi una bambolina di quel calibro o una come la Montoya sentenzi Santoni, prima di tornare a riferirsi a Miriam.
Questa tizia fa un sesso della madonna eppure  elegante, sofisticata, di classe... Una cos ti scuce un testone in una sera, come minimo. Ci credo che Oberdan era sul lastrico. Certo per quelle tette ne valeva la pena.
Ecco perch non si era potuto mettere con Miriam.
Perch questi commenti da camerata o da spogliatoio lo avrebbero accompagnato ovunque si fosse palesata la fiammeggiante criniera della signorina Righetto.
E lui avrebbe dovuto abbassare lo sguardo e fingersi sordo. Oppure litigare con l'intero mondo, perch quei commenti salaci avrebbero seguito Miriam anche in Patagonia.
Senza contare il vulnus professionale che ne sarebbe derivato: il capo della Omicidi che divide la sua vita con un'escort!
Minimo lo avrebbero trasferito dall'altra parte dello Stivale.
Sarebbe finito a Brindisi o a Crotone.
Scacci quei pensieri e anche il fantasma di Miriam.
Puttana era e puttana restava.
Se lo ripeteva come un mantra. Per auto convincersi.
Meglio pensare al morto. Si rivolse a De Piccoli.
Buone nuove?
Non penso mugugn il responsabile della sezione Scientifica.
Sentiamo.
Semplice, il luminol non ha evidenziato alcuna traccia ematica nell'appartamento di Oberdan o sul pianerottolo delle scale. E in casa non ci sono attrezzi o oggetti con tracce di sangue.
Ergo, Natalia Montoya non era stata uccisa nell'appartamento di via Adda e questo tutto sommato era comprensibile, altrimenti il giornalista avrebbe dovuto trascinarne il corpo - e stando all'autopsia la venezuelana pesava cinquantanove chili e Oberdan solo sessantasette - fino all'angolo di via Cornelia.
Difficile e pericoloso, anche se si trattava di poco pi di 100 metri.
E che si fosse disfatto dell'arma del delitto all'esterno, era ragionevole.
Quello che appariva irragionevole era che si fosse tenuto la borsetta della vittima in garage per tutti questi giorni.
Una prova regina che valeva quanto una confessione con ergastolo a seguire. Per la serie in prigione senza passare dal via.
No, assurdo.
E la fialetta di fermenti lattici si rivolse a De Piccoli.
Che scosse il testone.
Le impronte non corrispondono n a quelle della Montoya n a quelle di Oberdan.
Stai scherzando?
De Piccoli scosse nuovamente il testone.
Un momento, ma parliamo della fialetta trovata a casa della Montoya o di quella trovata da Oberdan?
Per la terza volta il capo della Scientifica scosse ancora la testa, con un movimento ripetitivo.
Su nessuna delle due fialette. Eppure le impronte sono le stesse.
Quindi le aveva maneggiate una terza persona che aveva bazzicato la casa di entrambe le vittime in una delle ultime ore della loro vita.
Intanto Scalise stava estraendo dei fogli da una cartelletta.
Articoli che riguardavano la Montoya, articoli di Milano24AllNews con tanto di foto gallery allegate.
Dal Venezuela con furore:  lei la nuova stella televisiva del nostro pallone.
Titolo enciclopedico per un misero articoletto in cui proprio lo stesso direttore, Bernardo Oberdan, scomodava la sua nobile penna per magnificare la bellezza, la sensualit e la competenza professionale della nuova sgabellina delle trasmissioni pallonare.
Una marchetta bella e buona, il saldo in bianco e nero, riga su riga, per una prestazione nell'alcova di via Boscovich o in qualche motel.
Poteva bastare. Decise di mollare la presa fino all'indomani.
Tornando a casa il commissario si era fermato in un piccolo supermarket di viale Abruzzi per fare rifornimenti alimentari, per s e per Frog.
Il menu serale prevedeva penne tricolori, ovvero basilico, pomodori di pachino e una bella spruzzata d'olio.
Piatto semplice e veloce.
Lo divor in meno di cinque minuti, la pasta in eccesso era finita nella ciotola di Frog che l'aveva spazzata via in un amen.
Lav i piatti e usc sul balconcino affacciato su via Gran Sasso per fumarsi una bionda.
Frog fece capolino per godersi la frizzante aria serale.
Due passi ci stavano, anche per digerire la pasta mangiata troppo voracemente.
Scesero e iniziarono a zampettare verso viale Porpora.
Camminando attiv i succhi gastrici della digestione.
L'HTC vibr in quell'istante. Quasi le 22.
Si illuse che fosse Miriam, si stup vedendo che invece era la Pollini.
Era lei a cercarlo e fuori dall'ambito lavorativo. Una novit.
Niente illusori branzini come scusa, questa volta ammise che aveva semplicemente voglia di scopare.
La sincerit: un'altra novit.
Fece dietro front, recuper l'Alfa 156, caric il cane nel sedile posteriore e s'incune nel cuore dell'area C, fino a largo della Crocetta.
Le rampe di scale divorate a zompi, la porta socchiusa.
Dietro lei.
Il magistrato lo attendeva con occhi da belva carnivora, famelica, sanguinaria, in vestaglia trasparente e autoreggenti nere, un suo classico da battaglia.
Lo assal senza quasi dargli neppure il tempo di spogliarsi.
Una quarantina di minuti dopo gli occhi erano sempre quelli della belva carnivora, ma appagata, sazia. E pronta a fare le fusa.
Le coccole. Un altro inedito.
Finora il massimo della carineria che gli aveva concesso era stato dargli del tu. Adesso invece lo accarezzava con dolcezza, sfiorandogli la spalla e il petto.
La mente corse a Miriam.
Avrebbe dato dieci anni di vita per scambiare partner, per avere lei in quel momento a fianco a coccolarlo.
Eppure, e lo sapeva, Miriam era una chimera, una creatura fatta con la materia di cui sono composti i sogni, una promessa di felicit che vive solo con le tenebre, che tutto nascondono, ma destinata a svanire quando arriva il sole a fare chiarezza, a dissipare le illusioni oniriche.
Quando ti svegli lei non c' pi, svanita con l'alba.
Mentre l'altra lei, Deborah, se lo avessero voluto, avrebbe potuto essere qualcosa di pi.
Non un film che finisce troppo in fretta, lasciandoti deluso e svuotato.
Un commissario di Polizia poteva dividere la sua vita e il suo tempo con un magistrato, non con un'escort.
Per cui si forz a restare sveglio e per un istante lasci vagheggiare la mente verso lidi ignoti e impensabili: lui e l'altra lei, lei Deborah, come una coppia normale, che passeggia, che va a fare la spesa o a prendere l'aperitivo, che dorme insieme, che passa una serata senza fare sesso.
Prov a leggere negli occhi della sostituta procuratrice i suoi desideri terreni e anche i suoi sogni pi segreti.
S'illuse di leggerci affetto e magari dell'altro.
Un istante. Uno solo.
In quello successivo la lingua di lei prese a correre veloce dallo sterno in gi, zigzagando intorno all'ombelico per poi scendere fin l e iniziare a leccarglielo e indurirglielo.
Riecco Lisa Ann. Fine della ricreazione.
Altro che una coppia normale.
La vide inerpicarsi su di lui e infilarselo dentro come fosse un punteruolo, si ritrov la sua quinta di seno a un paio di centimetri dalla punta del naso.
Meglio cos.
E poi, cazzo, era quello che sognava ogni maschio che bazzicava il Tribunale, no?
...
.
...
5.
...
.
...
Qualunque fosse stata la proposta del vecchio, diventare la sua fidanzata, la sua amante, la sua mantenuta o persino la sua signora era naufragata miseramente.
E ora i due sfogavano la tensione divorando i bucatini e tutto il pane nella cesta.
Per un automatismo professionale Marco domand comunque se volessero il secondo o il dolce, ma le loro espressioni, incazzato lui e mortificata lei, furono una risposta eloquente.
Si gir verso l'altro tavolo. Peggio che mai.
Anche qui la tensione si tagliava con il coltello.
...
.
...
Milano, venerd 9 ottobre 2015.
...
.
...
La mattina si apriva con una novit interessante.
La Hurtago voleva rilasciare subito delle dichiarazioni spontanee.
La fecero tradurre in Questura per comodit.
Due notti in carcere l'avevano gi invecchiata di qualche anno.
Struccata, con le occhiaie profonde a solcargli gli occhi, a precederla quel cattivo odore di sporco che, nel giro di qualche ora, si appiccica sulla pelle di ogni detenuto.
Addosso la stessa felpa con cui l'avevano arrestata.
Portarono due caff del distributore automatico e delle bottigliette d'acqua.
Poi si aprirono le ostilit.
Il giovane avvocato d'ufficio, l'inesperienza fatta a persona, borsa di pelle nera e completo grigio fumo di Londra dal taglio scadente, esord brandendo il referto dell'anatomopatologo che stimava il decesso dell'antiquario nelle prime ore della notte tra sabato 3 e domenica 4.
Quindi esib il documento rilasciato dalla SecurLombarda, un tabulato dei turni che confermava che Patrizio Portanova aveva prestato servizio dalle ore 12,30 alle ore 20 del sabato e dalle ore 14,30 alle ore 22 della domenica in un centro commerciale dell'hinterland.
A seguire cal sul tavolo lo scontrino di un fast food di Assago, delle ore 23,54 del sabato, conservato nel portafoglio dello stesso Portanova. Menu per due.
Ma questo non significava nulla.
Certo l'interrogatorio dei dipendenti di turno a quell'ora avrebbe potuto collocare i due giovani lontani dalla zona di via Boccaccio per quasi tutta la serata.
E i tracciati cellulari dei loro telefonini avrebbero poi confermato, secondo il giovane legale, inesperto ma battagliero, che erano rimasti per tutta la notte nella zona Sud-Ovest di Milano.
Verificheremo replic secco il magistrato Patruno, prima di restituire la parola al legale, che a sua volta la pass subito alla sua altrettanto giovane assistita. Che non si fece pregare.
Non siamo stati noi. El seor Pierre - biascic attaccando un re a Pier - estaba ya muerto quando soi entrada. Muerto da tanto, estaba gi duro como...como...
Inizi a singhiozzare.
Ardig decise di darle corda.
E lei quando  entrata in casa precisamente?
Luned mattina, alle nove, ho suonato, lui no ha risposto e io salida e aperto con chiave. Subito visto el fracaso nella casa e ho chiamato el seor Pierre e lui estaba su quella sedia, legato como a prisonero. Io tocato lui, ma lui duro e io capito che...
Altra raffica di singhiozzi e lacrime.
Vada avanti, a quel punto perch non ha chiamato la Polizia o l'ospedale?
La Hurtago abbass la testa e scoppi a piangere del tutto.
Ardig questa volta decise di tirare la corda.
O parla o se ne torna in prigione.
L'avvocato la sollecit a rispondere.
Porch io tenevo gioielli, che lui dava a me.
Altro pianto a dirotto.
Il commissario, forte della scoperta del Viagra e degli altri stimolanti rinvenuti nel comodino della vittima, intu dove voleva andare a parare.
Ci sta dicendo che il signor Chierico la pagava per andare a letto con lui?
Lei annu.
Io no puta, io no... ma el seor Pierre mi... lui mas buono e gentile. Como potevo dire no?
Da quanti mesi andavate a letto?
Io no ricorda bene, da inizio de estate.
Dunque circa tre o quattro mesi.
E quando avete fatto l'amore per l'ultima volta?
Due settimane prima, io poi avuto mio ciclo e no poteva porch...
La Hurtago mentiva, dall'autopsia sapevano che Chierico aveva consumato un rapporto intorno alla notte tra sabato e domenica.
Prefer non smentirla e lasciarla blaterare.
E come mai non lo facevate da cos tanti giorni?
Il ciclo - ripet lei - poi lui no chiede a me...
Una balla grossa come un transatlantico.
E il signor Chierico quanto la pagava per le sue prestazioni sessuali?
Lui muy generoso. A volte me dava collane o gioielli della moglie, a volte dinero, mucho dinero. Anche mille euri se era felice.
Alla faccia della generosit! Una vera gallina dalle uova d'oro il vecchio antiquario.
E allora perch tirarle il collo a questa anziana gallinella?
Non era meglio spillargli i soldi a suon di pompini e spagnolette?
Uhm... cos lei ha trovato il cadavere e non ha avvertito la Polizia. E poi cosa ha fatto?
Ho chiamato el mi hombre, tenevo paura.
E lui?
Lui venuto, visto el corpo e ha detto che era guaio. Porch tenevo i gioielli de la signora e li avevo venduti a... un negozio in via di Inganni... come se dice quelli che tu dai oro e loro ti danno el dinero...
Un compro oro in zona Inganni, avrebbero verificato in fretta se diceva la verit, almeno su questo.
...e che voi de la policia pensa che io rubato gioielli e ucciso el seor Pierre. Voi date colpa a me perch sono estraniera qui.
Bugia ben congeniata, quadrava tutto.
Se era farina del sacco del giovane avvocato allora chapeau.
D'accordo e poi cosa avete fatto?
Patricio ha detto che serviva scappare lontano e che serviva mucho dinero e allora noi preso otros gioielli o orologi e poi scappati subito.
E infatti avevano recuperato la refurtiva tra i bagagli della stessa Hurtago.
Restavano da ritrovare i dipinti trafugati.
E i quadri che avete rubato?
Non siamo stati noi. Troppo grossi da prendere. Noi preso solo gioielli e orologi. No  stati noi a rubare dipinti e a uccidere el seor. Anche la virgen blu no estati noi.
E gi altro pianto.
Ardig cominci a stufarsi di quella litania.
Non credo a una parola di quello che mi ha detto. Farebbe prima a confessare che  stato un incidente, che volevate soltanto rapinarlo ed  morto perch lo avevate imbavagliato troppo. Se parla avr delle attenuanti.
L'avvocato fece per intervenire, ma in quell'istante la Hurtago esplose in una crisi isterica.
Es veridad. Io volevo bene al seor. No amavo lui, ma per me era como un padre.
Peccato che con questo come un padre ci andasse a letto dissanguandogli il conto in banca e succhiandogli i gioielli di famiglia.
E lui me voleva sposare. Mi ha portato in ristorante e mi ha dato anello. E mi ha promesso che se io sposava me dava anche quadro de vergine blu, che vale mucho dinero e mia famiglia diventava ricca por sempre.
Che quadro?
Quello de Madonna vestita de blu.
Un'altra balla grande come una casa.
Ardig scosse la testa: Ripeto, non credo a una parola.
Per l'ennesima volta scoppi a piangere a dirotto.
La commedia poteva dirsi finita e l'avvocato concluse che la sua assistita non aveva altro da aggiungere.
Nemmeno loro. Gli scontrini e le celle telefoniche non bastavano di sicuro a scagionarli: avevano impronte digitali e DNA a inchiodare la coppia di fidanzati diabolici. E pure un bel movente.
Li attendeva un lungo soggiorno nelle patrie galere e il caso era sostanzialmente chiuso.
Poteva archiviare il caso Chierico e concentrarsi solo sui due delitti, ormai collegati, della Montoya e di Oberdan. Il lavoro di certo non gli mancava.
Eppure usc dalla stanza perplesso. Qualcosa gli sfuggiva.
Sentiva quel fastidioso tarlo che gli rovistava nelle meningi
Per tutto il pomeriggio ripercorse mentalmente elementi e passaggi acquisiti nell'indagine sul povero antiquario soffocato.
Niente, c'era sempre un buco, ma quale?
Un minuto dopo Pinton buss alla porta.
La compagnia telefonica con cui erano registrate le utenze intestate alla Hurtago e a Portanova confermavano che i due ragazzi dalle 23 del sabato alle 2,30 della domenica erano stati nella zona coperta dalla cella di Assago-Milanofiori.
Il personale del fast food non era stato per in grado di riconoscerli. E il locale era sprovvisto di un impianto di video sorveglianza. Un mezzo alibi.
Perch, sempre stando alle celle telefoniche, i due dopo le 2,30 erano stati intercettati dalla cella di Lorenteggio, ergo erano rincasati in via Recoaro, dove per potevano semplicemente aver lasciato i cellulari per crearsi un alibi, come del resto insegnavano le fiction americane, per poi recarsi in piazza Virgilio a svaligiare l'attico di Chierico.
In ogni caso un piccolo punto a favore della difesa, anche se, la partita in tribunale, l'avrebbe vinta l'accusa.
Il resto del pomeriggio era volato senza sussulti.
I riscontri telefonici incrociati sulle utenze telefoniche del giornalista Oberdan e della escort venezuelana confermavano gli intensi rapporti tra i due.
Forse rapporti professionali, quelli che legano un maschio con portafoglio ben fornito e una passione per le escort di lusso a una professionista del sesso a pagamento, oppure quelli sentimentali o di amicizia, che si connettono tra un uomo e una donna, senza per forza soldi in mezzo.
Intanto avevano verificato che l'appartamento della ragazza era zeppo di impronte del cronista, pertanto i due si frequentavano abitualmente.
E la dinamica dell'omicidio prendeva forma, illuminandosi, pur restando ancora qualche zona d'ombra: non un omicidio preterintenzionale, non un omicidio d'impeto, con una litigata che sfocia in tragedia. No, perch l'appartamento di Oberdan era pulito.
Quindi un omicidio volontario, premeditato ed elaborato per bene.
La Montoya viene invitata nella casa di Oberdan in via Adda, lui ha gi brutte intenzioni e infatti non la accoppa in casa sua, consapevole che la Scientifica troverebbe prove per inchiodarlo e poi sarebbe complicato trasportarla, ma inscena un piano ben congeniato per depistare le indagini.
Obbliga la venezuelana a scolarsi una bottiglia di whisky, forse proprio quella bottiglia di irish whisky trovata vuota in cucina, a farsi una sniffata e a vestirsi da mignotta, come una che batte sui marciapiedi, poi la porta nel vicino angolo di via Cornelia, in una zona popolata da trans, e l le spappola il cranio con una pietra o con qualche altro arnese da cantiere - cantiere che magari lui ha gi supervisionato abitando a due passi - per far credere a un delitto da strada, come spesso ne capitano nel mondo delle lucciole. E per allungare i tempi dell'indagine sottrae alla vittima la borsetta con i documenti, giusto per dilazionare di qualche ora l'identificazione della donna.
Fila tutto, manca il movente.
Passionale in pole position.
Tuttavia qualcosa non quadrava.
Innanzitutto perch Oberdan si sarebbe tenuto la borsetta della Montoya in garage? Valeva una confessione in piena regola senza scomodare il luminol e le altre diavolerie della Scientifica.
Poi quella fialetta di enterogermina dimenticata l sul lavello.
E infine l'abbigliamento della Montoya: si era agghindata con stivaloni e tutto l'armamentario da battona da marciapiede per andare a casa di Oberdan?
Volendo, una risposta c'era: al giornalista piacevano i travestimenti, in questo caso da puttana, e lei lo assecondava. Poteva essere.
Si accese una sigaretta per riflettere.
Davanti a lui la solita sfilza di stampate con numeri e codici: i tabulati delle utenze telefoniche di Bernardo Oberdan.
Dietro quei numeri persone o societ: in pratica mezza Milano, perch uno come Oberdan il cellulare se lo portava anche al cesso.
Cominci a sforzare la vista alla ricerca di quelli con cui erano avvenuti pi scambi di chiamate o di sms.
Tre ore dopo, con la schiena anchilosata e il portacenere colmo di mozziconi, Ardig si arrese.
Tantissimi interlocutori, difficile identificarne uno in particolare.
Stava per uscire quando fecero capolino Farris e Santoni.
Secondo quelli della Finanza c' qualcosa di strano nei conti di Oberdan esord Farris.
Cio?
Pare che nella differenza tra entrate e uscite ci siano 150 mila euro che non quadrano, soldi che Oberdan ha trovato chiss come aggiunse Farris.
Ovvero tramite un finanziamento in nero, perch non ci sono tracce contabili, bonifici, versamenti, nulla complet il ragionamento Santoni.
Quindi  finito nelle mani di uno strozzino concluse il commissario. Ma prima osserv: Per senza bonifici, ricevute o contratti come lo individuiamo?.
I due ispettori allargarono le braccia in segno di resa.
Un crampo gli prese lo stomaco. Decise di cedere al richiamo dello spaghetto, che poi in realt erano le penne, sempre quelle tricolori della sera prima, con i pomodori e il basilico che le accompagnavano.
Stessa cena, stessa passeggiata digestiva, ma finale diverso: nessuna telefonata di Deborah e nessuna scopata ad allietare il capolinea di un'altra giornata vuota.
Lisa Ann stasera era sazia. Oppure c'era qualcun altro a saziarla.
Bast il solo pensiero a fargli girare le palle. Per con quale diritto era geloso della Pollini quando poi l'unica donna che davvero avrebbe voluto era Miriam? Decise di farsi due passi.
Camminando senza una meta Ardig punt prima verso San Babila, poi senza rendersene conto si infil nel quadrilatero della moda, percorse via della Spiga ignorando le vetrine illuminate e si ritrov quasi in via Manzoni.
Giunto all'angolo, di fronte all'ultima vetrina, vide arrivare una donna con sandali altissimi e abito aderente.
La riconobbe subito e avvicinandosi, il profumo gli conferm che era proprio lei. L'aveva pensata a lungo e lei improvvisamente si era materializzata dal nulla.
Piccolo il mondo sibil piano.
Miriam sobbalz, girandosi, ma si riprese immediatamente dalla sorpresa.
Piccola Milano, il mondo  grande, credimi.
Mica tanto piccola Milano: in due anni lui e Miriam non si erano mai incontrati.
Forse perch lui girava alla larga dal quadrilatero della moda dove invece Miriam si muoveva come un gatto nel suo cortile, tra volti e odori amici.
Che ci fate qui? chiese lei, indicando Frog e l'abbigliamento informale del commissario, in scarpe da tennis, jeans e polo bianco rossa dell'Olimpia.
Due passi per digerire. E tu? Stai andando a cena? replic lui scrutando a sua volta la sua tenuta tiratissima da sera.
Bruno, sono le undici. Ci sono gi stata. Ero qui al Grand Hotel de Milan. E se ti pu interessare ho gi anticipatamente espletato anche il dopo cena, sempre per lavoro. Una cosa veloce. E visto che non ho altri impegni, volevo fare due passi anch'io per digerire. E digerirlo.
Cos'hai mangiato di buono? domand lui per evitare volutamente inutili polemiche sull'espletamento del dopo cena.
Tagliolini all'astice, con vino bianco. Costo del piatto: 40 euro!
Anch'io la pasta, erano penne per, al sugo col basilico. Costo del piatto, credo un euro o gi di l e met delle penne le ha mangiate il mostro qui presente.
Risero entrambi, accarezzando Frog e ritrovando per un istante quella complicit perduta da tanto.
Le propose un amaro, per digerire cena e dopo cena e lei accett.
Fecero qualche metro e si spostarono in via Turati nell'unico bar aperto a quell'ora.
Niente amaro, ma due rum, che sorseggiarono in un silenzio riflessivo.
Miriam non passava inosservata nemmeno l, a due passi dalle vetrine e dai palazzi pi esclusivi della metropoli, dove il lusso, il fashion, i soldi e la bellezza si mescolavano e si confondevano in un tutt'uno, in una sorta di paradiso terrestre artificiale il cui accesso era consentito solo a una manciata di eletti dotati delle giuste credenziali: denaro e successo.
Ardig non aveva n l'uno n l'altro e non aveva neppure voglia di entrare in quella Milano finta e virtuale, quella degli aperitivi nelle terrazze, quella che nei fine settimana emigra a Cortina d'inverno e a Portofino d'estate.
Voleva solo la sua mela del peccato, Miriam, la voleva molto pi di quanto avesse mai voluto Deborah Pollini e quei pochi minuti insieme erano un termometro pi che attendibile per misurare che la febbre per quella donna era a quaranta gradi.
La voleva, la bramava, di giorno la pensava, pi di quanto volesse ammettere, e di notte la sognava.
E in questa notte di autunno che sembrava ancora estate il sogno si era materializzato di persona.
Quasi un miracolo. Anzi l'esatto contrario. Perch lei era la sua maledizione e rivederla era stato come sollevare il coperchio di un vaso di Pandora, stracolmo di desideri e tormenti.
E del solito dilemma: voleva Miriam, ma senza il suo lavoro. Ma Miriam era quella, con il suo lavoro. E lei, senza, come sarebbe stata? Forse una donna come le altre, solo pi bella e sensuale.
Difficile anche solo da pensarlo.
Non sei mai stato di molte parole, ma vedo che sei peggiorato lo stuzzic lei.
Hai ragione, sono peggiorato ribatt un po' piccato.
L'ho notato. Durante l'interrogatorio di qualche giorno fa mi hai trattato malissimo si lament Miriam, con una critica che sapeva di assist. A lui decidere se coglierlo o meno.
Scelse di coglierlo.
Hai ragione, mi hai colto di sorpresa e ho reagito d'istinto.
Mi hai dato ragione due volte di fila. Forse non sei cos peggiorato rise lei, aprendosi in tutta la sua bellezza.
Pag i due rum e uscirono, ritornando nel quadrilatero.
Qualche istante di silenzio, poi lei si rilass: era a suo agio tra quelle vetrine luminose, tra quei negozi inaccessibili per i comuni mortali che devono arrivare al 27 del mese.
Lei l era nel suo ring, dove poteva affrontare ogni avversario.
Due anni fa, sei sparito da un giorno all'altro, come credi mi sia sentita?
Non so borbott, accendendosi una sigaretta.
Male, ecco come mi sono sentita.
Una boccata di nicotina lo aiut a elaborare una risposta sensata e non offensiva.
Mi avevi dato un ultimatum, ricordi? O ti accettavo per come eri, con il tuo mestiere, oppure era meglio se sparivo.
E sei sparito infatti.
Altra boccata, altra risposta.
Preferivi rimanessi per rinfacciarti il tuo modo di vivere e litigare ogni giorno?
No, quello no. Solo speravo capissi e mi accettassi.
La sigaretta era gi finita. Ne accese un'altra.
Vorrei, davvero. Ma non ci riesco. Se ti dicessi che per lavoro, per avere informazioni, magari da infiltrato, mi devo scopare delle donne tu come la prenderesti?
Miriam gli prese la sigaretta e se la infil tra le labbra per un paio di tiri avidi.
Poi gliela restitu con il mozzicone striato di rossetto.
Mi incazzerei di brutto. Perch tu non sei una puttana come me.
E chi pagherebbe per me?
Risero entrambi.
Una risata liberatoria che sapeva di pace.
Un colpo di spugna su un passato troppo recente e doloroso per entrambi.
Intanto erano arrivati in corso Venezia e passo dopo passo stavano approdando in piazza San Babila.
Come vanno le indagini su Oberdan? domand lei.
Vanno... tagli corto.
Cal nuovamente il silenzio. Erano a un bivio.
Miriam guardava verso i taxi in sosta in attesa di chiamata. Lui guardava Miriam.
Lei attese, lui non si decise, lei decise per entrambi.
Lo salut con un bacio sulla guancia, anche se con la mano destra indugi sul suo avambraccio.
Quasi volesse attirarlo a s.
Ardig lo colse come un invito.
Ci vediamo una di queste sere? le butt l, quasi in tranche, ascoltando la sua voce come fosse quella di un altro e non la sua.
Per un istante le parole galleggiarono a mezz'aria.
Come un piccione viaggiatore che non trova la meta e svolazza a vuoto.
Eppure Miriam era a cinquanta centimetri da lui.
E pareva non averlo sentito.
E invece s, lo aveva sentito. E scosse la testa.
Meglio di no, meglio per tutti e due.
Lo baci di nuovo, questa volta sulle labbra.
Un secondo solo, poi si volt incamminandosi verso le vetrine del salotto buono di Milano.
Il commissario la guard allontanarsi, trattenendo il suo profumo e il sapore del suo rossetto che gli macchiava le labbra.
Dieci metri, venti, cinquanta: la vide infilarsi nella portiera posteriore di un Freemont bianco che si incammin verso corso Europa.
Ciao Miriam. O addio.
Rientr verso casa passeggiando lentamente con Frog che trotterellava felice al suo fianco.
...
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6.
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L'intellettuale aveva passato il tablet al fighettoculturista, che adesso annuiva meccanicamente.
Aveva lo sguardo fisso sul display e per un istante vide un lampo attraversargli gli occhi.
Guardavano un'immagine di un dipinto o roba del genere.
E quanto pu valere? domand il culturista.
Anche un milione, forse pure il doppio rispose l'intellettuale.
Si arrest intuendo la presenza di Marco alle sue spalle.
Siamo a posto cos, ci porti due caff per favore.
Marco annu e si domand per un istante cosa potesse valere un milione. O forse anche il doppio.
...
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...
Milano, gioved 15 ottobre 2015.
...
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...
Dall'estate tardiva erano scivolati in un autunno che viaggiava veloce verso l'inverno. Via i mocassini, fuori i giubbotti e i maglioni.
Milano aspettava la prima nebbia stagionale, intanto contava i giorni alla fine dell'Expo, improvvisamente esploso e preso d'assalto.
Strade bloccate intorno al sito, code ai tornelli, file interminabili davanti a quasi tutti i padiglioni, con il Giappone sempre in cima ai desideri dei visitatori.
Expo, Expo, Expo. Ancora Expo.
Cos la cronaca nera era finita nelle retrovie mediatiche, dove la stampa milanese a suon di titoloni gonfiati ad arte grazie all'abile zampino dell'ufficio stampa della Questura, da giorni elogiava l'efficienza delle forze dell'ordine meneghine.
Due casi di omicidio su tre brillantemente risolti in pochi giorni.
Patrizio Portanova e Ana Paola Hurtago avrebbero risposto davanti alla corte d'assise dell'accusa di aver ucciso l'antiquario Piercarlo Chierico nel corso di una maldestra rapina domestica.
Pronostico sfavorevole: contro di loro tanti indizi a spingerli verso una condanna di almeno un decennio di reclusione.
Bernardo Oberdan invece avrebbe risposto dell'assassinio di Natalia Ines Montoya solo davanti al padre Eterno.
Certo il suo caso restava aperto, ma era un caso che si stava raffreddando, non solo per l'autunno, e pareva destinato a gelarsi in un cold case. Un caso irrisolto, senza essere scomodo o ingombrante: Oberdan, la vittima, era a sua volta un assassino. E nessuno chiede giustizia per un assassino.
Figuriamoci poi se non ha genitori, fratelli o moglie a piangerlo. E neanche i suoi adorati lettori che nel giro di una settimana lo avevano gi dimenticato. Al suo funerale c'erano quattro gatti, i quattro giornalisti della sua sgangherata redazione.
Solo nella vita e solo nella morte.
In genere ogni buon killer che si rispetti si presenta alle esequie della propria vittima, invece il sicario questa volta aveva fatto un'eccezione, dando buca.
Non c'era alcun volto nuovo o sospetto nel misero corteo funebre, come sentenziavano le foto impietosamente pubblicate da la Voce Lombarda nel servizio che gli dedicava proprio quel giorno. L'ultimo freddo saluto che Milano aveva tributato a un giornalista che per anni aveva cavalcato l'onda della ribalta mediatica.
Ardig sbuff girando pagina: l'amico Malerba non aveva scritto nulla.
Prosegu inoltrandosi nelle pagine di cronaca locale e da l in quelle dello sport, and a sbirciare il titolo sul basket, dedicato alla sfida tra l'Olimpia Milano impegnata nella prima partita di campionato contro il Varese in un Forum che si annunciava tutto esaurito.
Sent bussare. Fece capolino Scalise con un pc portatile in mano.
Mi hai rimediato un biglietto per la partita dell'Olimpia di domenica? lo spiazz sorridendo il commissario.
Per cosa? s'irrigid l'agente.
Scherzo, tranquillo, dimmi tutto.
Ecco, capo, c' qualcosa che volevo mostrarti, qualcosa di strano emerso dalla cronologia del pc rinvenuto a casa di Oberdan.
Gir il monitor verso il commissario, indicandogli la cronologia della seconda met di settembre.
Link dedicati a siti di arte e di pittura.
Un dj vu poco gradevole.
Quattro anni prima avevano perso ore e giorni su siti di questo genere a consumarsi gli occhi, correndo dietro a una setta di catari sopravvissuti ai secoli e alle persecuzioni e ostinati nella difesa dei segreti inconfessabili di Leonardo da Vinci. Un gruppo di invasati che aveva seminato sangue e morte a Milano per recuperare un fantomatico dipinto su tela sul quale l'eretico Leonardo da Vinci aveva immortalato L'ultima cena prima di affrescarla sul muro del refettorio di Santa Maria delle Grazie.
Un'indagine folle su un gruppo di folli.
Risparmiami la fatica di sorbirmi tutta sta roba borbott Ardig, afferrando una sigaretta.
Magari  solo del materiale per un'inchiesta giornalistica - esord Scalise - per non so, c' qualcosa di strano per me. Oberdan ha dedicato molto tempo a cercare notizie su uno di quei tanti dipinti rinascimentali che girano nel mercato nero dell'arte, quelli che vengono trafugati e poi fanno strani giri.
E allora? Sar stato davvero per un articolo, non vedo cosa ci interessi lo liquid il responsabile della Omicidi con un montante nervosismo.
Capo, aspetta, ci stavo arrivando. In base alla cronologia ha alternato questa ricerca a un'altra e guarda chi  il soggetto ricercato in questo caso.
Per fortuna aveva appoggiato la sigaretta al portacenere altrimenti avrebbe rischiato di inghiottirla.
Erano tutti link che riguardavano il negozio di antiquariato di Piercarlo Chierico o lo stesso antiquario.
Cambi umore e tono di voce: Raccontami tutto di questo dipinto.
Ho trovato tante notizie, ma ti consiglio di leggere questi articoli pubblicati dai quotidiani di Monza propose Scalise, allungandogli due fogli stampati.
Erano del 2013, erano pagine online del settimanale Il Cittadino di Monza e Brianza dedicate alla scomparsa della regina dei salotti, la contessa Mafalda Anselmi Rinaldi.
Lo incurios oltre alla foto dell'ottuagenaria nobildonna seduta su una specie di trono damascato, la foto di spalla: quella di un dipinto rinascimentale con una vergine avvolta in una tunica blu.
 questo il dipinto?
Scalise annu.
A fianco un editoriale dal titolo Luci e ombre di una dama d'altri tempi.
Ardig si tuff nella lettura scoprendo che la contessa, di sangue blu che pi blu non poteva essere nemmeno il cielo cantato da Rino Gaetano, dopo una vita trascorsa all'insegna del lusso nel jet set consono al suo rango nobiliare, era precipitata in un abisso di debiti. Un dissesto finanziario tanto profondo da costringerla a svendere il patrimonio della sua casata a prezzo di saldo tra cui, probabilmente, anche un dipinto attribuito al cinquecentesco Andrea Di Bartolo. Un'opera al centro di una vicenda da film d'azione, prima trafugata dai nazisti in una villa fiorentina, poi transitata per mezzo mondo, fino ad approdare misteriosamente nell'elegante magione della contessa, a due passi da Villa Reale.
I Carabinieri locali avevano indagato sul percorso seguito dal dipinto e sulla sua scomparsa, ma senza appurare nulla.
Un campanello d'allarme squill nella testa del commissario, un istante dopo rimbombarono nella sua testa le parole della Hurtago che blaterava di una Madonna blu.
E se non si fosse trattato di una balla?
Quell'articolo e la ricerca condotta da Oberdan su Chierico spostavano l'ago della bilancia della giustizia facendone oscillare pericolosamente i piatti. Doveva togliersi il dubbio.
Compose il numero della Procura per farsi rilasciare le necessarie autorizzazioni.
Occorreva pazienza, e lui come sempre non ne aveva.
Nel frattempo si document con tutte le possibili notizie e con tutte le immagini che trov sulla Vergine dormiente attribuita ad Andrea Di Bartolo fino ad averne pieni gli occhi.
E fece fare una telefonata al figlio di Chierico: non ricordava di aver mai visto nessuna Madonna vestita di blu appesa nel salotto paterno. Del resto non metteva piede nell'attico paterno da troppo tempo.
Quattro ore dopo Ardig varcava i pesanti cancelli meccanici del carcere di Bollate. Una guardia, voluminosa come un armadio, lo scort verso la sezione femminile. Qui lo prese in consegna una delle tante agenti donna - piccolina e rotondetta, ma dall'aria tosta - in servizio in quel braccio. Lo fecero accomodare nel parlatoio facendolo friggere in un'attesa di quaranta minuti.
Poi da una porta grigia entr lo spettro della Hurtago, ancora peggiorata rispetto all'incontro di una decina di giorni prima. Pallida, diafana, con almeno tre chili in meno, i capelli raccolti a coda, a imbruttirla una tuta grigia di una taglia troppo grande.
Il primo impatto con la detenzione l'aveva mandata in frantumi.
Meglio cos, sarebbe stata pi collaborativa.
Evit i preamboli puntando subito al nocciolo.
Mi ha parlato di un quadro, di una vergine vestita di blu,  questa? domand, mostrandole un'immagine stampata da Google.
La Hurtago sgran gli occhi stupita: si attendeva domande sull'antiquario e sulla loro relazione, tuttavia non replic nulla, concentrandosi sulla foto.
A me sembra de s. Per quella  su, como se dice? Su legno.
Una tavola?
Bravo, tavola, lo diceva anche el seor Pierre.
E dove lo custodiva? In negozio?
No, estaba nel salone.
E quando sei entrata quel luned mattina hai visto se il dipinto c'era?
La donna scosse la testa.
No guardato, el seor Pierre es muerto e io...
Gli occhi s'inumidirono di lacrime.
Lacrime innocenti e sincere. Ladra e troia s, assassina no.
Le solide certezze indiziarie acquisite da Ardig vacillavano pericolosamente.
Cosa ti ricordi di questo dipinto?  importante, dimmi tutto.
Nada. Io sapevo solo che no dovevo togliere polvere su tavola porch muy delicato. No so nada, davvero.
Non mi hai detto che il signor Chierico voleva regalarti questo dipinto se tu avessi accettato di sposarlo? riprese Ardig.
 cos. Lui me voleva, ma io no puede. Nemmeno per tutto il dinero del mundo. No es lui mi hombre. Lui chiede a me al ristorante, con fiori, anello, vino, ma io dico no...
Scoppi a piangere nuovamente.
Tu per sapevi che quel dipinto valeva tanti soldi, perch allora non lo hai preso insieme ai gioielli? la incalz.
No ho pensato a questa cosa, io tenevo paura e volevo andare via. Ho preso gioielli e orologi. E quel dipinto per me era nada. Non ricordava che valeva tanto. Solo all'Angelo parlato di quel dipinto.
A che Angelo ne avevi parlato? Nelle tue preghiere? chiese perplesso Ardig.
No. Angelo es el ristorante dove lui, el Seor Pierre, me chiesto di sposarlo e me ha detto de dipinto de madonna blu. Che valeva muy dinero.
Il tarlo che rovistava da giorni smise improvvisamente di rosicchiarlo, come una trivella che si arresta dopo aver perforato l'ultimo diaframma di terra.
Come hai detto che si chiama il ristorante?
Osteria de Angelo.
Non sar mica l'Osteria da Angelino dove fanno cucina romana?
Bravo, es Angelino, s quello. Vicino ai palazzi alti de la stazione. Me voleva far provare la cucina romana porch diceva che era muy saporita. Lui diceva che da giovane aveva vissuto a Roma per anni e voleva che io...
Non la stava nemmeno pi ascoltando, confuso e smarrito tra i suoi pensieri.
L'Osteria Angelino, lo stesso ristorante dove la domenica Oberdan si abbuffava di carbonara o gricia, lo stesso del cesto di alimentari rinvenuto a casa della Montoya.
Quel piccolo ristorante di cucina tipica romana stava diventando l'ombelico del mondo della sua inchiesta.
Un campanello d'allarme prese a suonare nella sua testa.
Ti ha detto proprio cos al ristorante? Che quel dipinto valeva tanti soldi?
S, lui detto che valeva de pi de un casa con terrasa su Duomo.
Senti, pensaci bene. Eravate soli o qualcuno pu avervi ascoltato?
No potevamo stare soli, eravamo in un restaurante no? C'erano altri tavoli, c'erano i camareri...
Senza neppure salutare la Hurtago si alz e chiese di essere riaccompagnato all'uscita.
Appena tornato nel mondo normale, quello senza sbarre, compose il numero del commissariato chiedendo una ricerca urgente al povero Scalise, ormai definitivamente rientrato nei ranghi del topo d'ufficio.
Un'ora dopo stava inanellando le risposte che cercava, mentre le tenebre cominciavano a calare sulla metropoli gi illuminata da mille luci artificiali.
Negli uffici si timbravano i cartellini in uscita, gli ascensori erano stracolmi e diretti in discesa, intanto si allentavano i nodi delle cravatte.
Scattava l'ora dell'aperitivo, che a Milano  l'apericena ed  una cosa seria, anzi serissima.
Arriv davanti all'ingresso dell'Osteria Angelino, un dehor esterno e una vetrina contornata da piccole mattonelle verdi.
A dare il benvenuto ai clienti una lavagna nera, appesa con un chiodo, vergata con scritte di gesso in stampatello dove si enunciavano i piatti del coco per quella sera: tutti i classici della cucina capitolina.
Ardig, da buon milanese, preferiva una bella orecchia d'elefante all'abbacchio, eppure la carbonara o la cacio e pepe erano due delle poche cose che invidiava a Roma insieme al Tevere: quanto avrebbe voluto un fiume cos grande a Milano, per andarci a correre, per passeggiare. Doveva accontentarsi dei Navigli, ma erano troppo lontani da casa sua.
Come immaginato il locale era ancora vuoto: un conto  l'aperitivo, un conto la cena che scatta all'ora dei telegiornali.
E qui l'apericena, ovvero la canonica abbuffata di tartine e pizzette, uno strano modo per mangiare leggeri finendo per appesantirsi come elefanti, non era prevista.
Era un'osteria, dove si pranzava e si cenava come Dio comanda, con primo, secondo, pane, dolce, caff e ammazza caff.
Si guard intorno prima di entrare.
Via Adda era l a pochi metri e l'angolo di via Cornelia, dove si era consumato l'ultimo tragico atto della vita spericolata di Natalia Ins Montoya, era a meno di tre minuti a piedi.
Dall'altra parte della strada, altri 500 metri, si arrivava a casa della Montoya, con la piazzetta e il suo santo dorato a vigilarla. Tutto in poche strade.
Era arrivato al capolinea, aveva seguito a ritroso il filo di Arianna che lo aveva portato all'entrata di una caratteristica trattoria romana catapultata nel cuore moderno di Milano.
Il bippare di un SMS lo ridest. Le ultime risposte che attendeva da Scalise erano arrivate.
Questa volta indirizz lo sguardo dentro, oltre la vetrata.
Un cameriere grosso quanto un giocatore di rugby e tatuato come un gladiatore stava apparecchiando i tavoli.
Non molti, una dozzina in tutto, abbastanza vicini l'uno all'altro.
Abbastanza vicini per sentire una conversazione animata, quando le voci si alzano di qualche decibel oltre il consentito dal buon galateo.
Era ora di entrare.
Lo accolse un ambiente unico, dal sapore familiare, e il sorriso cordiale di un trentacinquenne con barbetta incolta e pancetta importante.
Un oste panciuto, la miglior pubblicit possibile per un'osteria.
Evidentemente la carbonara e la gricia non amava soltanto servirle ai suoi clienti.
Buonasera, vuole accomodarsi?
Cercavo il titolare.
L'oste era uno sveglio e intu rapidamente che quel tipo dall'aria decisa e imbronciata non era l per una matriciana.
Eccolo qui, come posso aiutarla?
Sono un commissario della squadra Mobile.
Le va un bicchiere? O  in servizio?
Lo accetto volentieri, un rosso fermo.
Torn un secondo dopo con una bottiglia di nero.
Questo  un rosso del Circeo, senta un po'.
Lo assaporarono facendo roteare i calici.
Davvero ottimo.
Poi a sorpresa fu il moderno oste a rompere il silenzio.
Mi chiamo Marco. Mi attendevo una vostra visita prima o poi. Ho letto sui giornali di quel povero giornalista cui hanno sparato.
Impressione confermata: un tipo sveglio. Allora mi risparmia tempo. Era un cliente abituale?
Direi di s, veniva almeno un paio di volte alla settimana.
Che tipo era?
Il ristoratore sorrise, imbarazzato.
Mah, non vorrei...
Senta, Oberdan  morto e io sto indagando su un omicidio, non stiamo spettegolando come due beghine.
S, ha ragione. Che dirle? Un bel tipo, con un bel carattere.
Bello o brutto il carattere?
Per me se uno ha carattere  sempre una buona cosa. Poi se il carattere  brutto mica so' affari miei, no?
Una sintesi perfetta del ritratto emerso dalle testimonianze dei suoi giornalisti e dalle parole dell'amico Malerba.
E da quelle di Miriam.
Veniva qui solo o accompagnato?
Solo mai. Sempre con belle donne e ogni tanto con uomini con cui penso intrattenesse rapporti di lavoro.
E questo da cosa lo deduce?
Piccoli dettagli, erano spesso in giacca e cravatta, facevano molte telefonate durante il pranzo e poi sorridevano poco. Commissario mi creda, dopo tutti sti anni sono in grado di distinguere una cena di lavoro da una di relax.
Tipo arguto, l'interlocutore ideale per un poliziotto alla ricerca di informazioni.
Ha notato qualcosa che potrebbe aiutarci?
Non so. Forse. Ultimamente pranzava spesso con un uomo, coetaneo, un tipo che non passa inosservato.
Ardig si incurios.
In che senso?
Beh - argoment Marco - dalla sagoma e dalla postura  senza dubbio un culturista, di quelli veri. E chiede sempre cose come la tartare di manzo come antipasto e filetto al sangue con legumi come piatto a seguire.
Una dieta altamente proteica, tipica dei palestrati.
E come mai l'ha colpito un tipo simile?
Commissa', ma l'ha visto il locale nostro? Cucina tipica romana, mica filetti, bresaola e riso in bianco. Qui se viene pe' magna bene, mica pe' fa dieta.
Ragionamento ineccepibile.
E poi gi gliel'ho detto, quello  uno che non passa inosservato. Sempre con il gessato, con una cifra di apparecchi tra tablet e telefoni, abbronzato, i capelli rasati. Ricorda un po' lo Schwarzenegger, quello degli anni Ottanta.
Elegante e con il tablet, non proprio il prototipo dello scaricatore dei mercati che poi va in palestra a pompare i muscoli.
Ha idea di come posso rintracciare questo signore? Lo conosce?
Conoscerlo no, ma se ho ben capito si chiama Donato e di sicuro c'ha no studio in zona Turati, da quel che ho afferrato tra una parola e l'altra passando tra i tavoli, ma nun me chieda di pi. A naso mi ha dato l'idea di uno che tratta soldi, un finanziere, un broker, uno di quelli l insomma.
Poteva essere un commercialista. O un operatore di borsa.
Un passo avanti, ma non abbastanza.
Ardig si tracann il calice di rosso con un'avida sorsata.
Me ne verserebbe un altro?
E come no?
Attese che il calice fosse riempito, prima di ricominciare.
Senta, guardi questo invece: lo riconosce?
Gli allung la foto di Piercarlo Chierico.
L'oste strizz gli occhi.
No. Non saprei. Questo non  un cliente abituale.
Lo guardi bene. Era un antiquario, si chiamava Piercarlo Chierico.
Il titolare dell'Osteria Angelino scosse la testa: Dotto', ne passa de gente qui.
Trangugi un'altra sorsata. Cerc di riordinare le idee, prima di pescare i suoi assi dal mazzo.
Sul display del cellulare lampeggiavano due buste, due mail inviategli da Scalise.
Il vero motivo per cui si era presentato in quella trattoria.
Abbia pazienza, torniamo a questo signore.
Gli sottopose nuovamente la foto.
Buio pesto. Ripeto, con tutta la gente che passa de qui.
Era il momento di giocarsi il primo asso.
Clicc sulla prima busta: Questi sono gli estremi della sua carta di credito. Potrebbe verificare tramite il Pos se...
Per quello nessun problema, me dia qualche minuto.
Il ristoratore si alz, lasciando Ardig solo con il suo calice di rosso.
I minuti passarono lenti, interminabili.
Il livello del calice, sorsata dopo sorsata, calava verso il fondo.
Lo vedeva armeggiare chino sul computer adiacente alla cassa.
A un certo punto si rialz, sorridente.
Habemus papam, eccolo qui. Domenica 13 settembre alle ore 14,56 il signor Chierico ha effettuato un pagamento di 50 euro.
Dallo scontrino risultava che erano due coperti e che aveva ordinato due primi, una bottiglia di vino e una di acqua.
La Hurtago poteva aver detto la verit.
Non risultano altri pagamenti oltre a questo?
Non con questa carta di credito conferm Marco.
Dunque pareva essere venuto da Angelino soltanto in quell'occasione. Evidentemente proprio quando aveva chiesto la mano alla senrita Ana Paula Hurtago, offrendole in dote una vergine dormiente.
Un altro passo avanti. Ora ne serviva un altro ancora.
E dove non arriva la razionalit spesso arriva l'intuito, sotto forma di ispirazione.
Un'ispirazione derivante da un'idea assurda che da qualche ora stava prendendo forma nella sua mente.
Se Oberdan aveva condotto delle ricerche su Chierico significa che forse non lo conosceva. Eppure sapeva del dipinto, in qualche modo lo sapeva. Lui sapeva della vergine dormiente mentre il figlio dell'antiquario, per esempio, lo ignorava.
Decise di correre dietro alla sua folle idea.
Illumin lo schermo dell'HTC per leggere l'altra mail inviatagli da Scalise. La seconda busta lampeggiava ancora, anche lei vergine e dormiente, fino a quando non avesse cliccato sulla funzione lettura. Lo fece in quell'istante.
Sullo schermo apparvero una sfilza di dati e numeri, con il dito inizi a scorrere. Le date erano a ritroso.
Quella del 13 settembre era la terzultima.
E l'orario era cristallizzato nelle 14,58: Bernardo Oberdan aveva saldato il conto all'Osteria Angelino due minuti dopo Piercarlo Chierico.
Bernardo Oberdan era stato ucciso il giorno dopo il ritrovamento del corpo di Piercarlo Chierico.
Davanti a quel registratore fiscale e tra quei due tavoli si erano intrecciate le vite di due uomini molto diversi tra loro, un antiquario settantaseienne dall'animo ribollente, in cerca di una nuova giovinezza fatta di amore e sesso, e un giornalista quarantacinquenne di bell'aspetto e brutto carattere precipitato in un tunnel di debiti.
Un mese entrambi gli uomini erano morti.
Intorno a loro galleggiavano gli altri personaggi di questo dramma criminale scritto da una mente sopraffina e cattiva: un'escort venezuelana uccisa, una procace colombiana in galera, un'osteria dal nome angelico e una vergine dormiente su una tavola rinascimentale sparita nel nulla.
E come palcoscenico di questo dramma criminale i pochi metri quadrati tra via Boscovich, via Filzi, via Adda e via Cornelia, viuzze piccole e sconosciute, nascoste dall'ombra dei grattacieli che le sovrastavano.
Nella sua mente presero forma una serie di incastri diabolici e assurdi, ma il tempo delle congetture stava terminando, per sapere se aveva ragione c'era un unico modo.
Ringrazi Marco, scol l'ultimo sorso di vino, usc dall'osteria e incoll il cellulare al timpano.
De Piccoli trasal quando ascolt la sua richiesta.
Tuttavia si limit a rispondere: Passa da me domani alle nove.
Poi chiam Santoni per affidargli la ricerca del misterioso Donato e un consiglio: partire dalla redazione di MilanoAllNews24.
Lo attendeva una notte lunga e insonne.
Una notte che non poteva e non voleva passare da solo. Sognava Miriam, voleva Miriam, bruciava per Miriam.
Eppure l'SMS lo invi alla Pollini. Tre minuti dopo lei rispose: via libera, le andava di vederlo. Ovvero le andava di fare sesso.
Era a piedi. Cominci a camminare in direzione del centro.
Torn in commissariato a recuperare Frog e ripart.
Fece tappa in un'enoteca in Porta Romana per comprare una bottiglia di Chianti nero e una di rum cubano, ormai il suo alcolico preferito. Poi una seconda tappa in una rosticceria per due orecchie di elefante con contorno di patate arrosto da scaldare in forno. Gi che c'era si ferm anche dal fiorista, per un mazzo di rose rosse.
L'ultima volta che le aveva comprate per regalarle a una donna, a Miriam, erano volate nel Naviglio. Per questo ora le portava alla Pollini, che tanto abitava in Crocetta e l il Naviglio non scorreva.
Davvero un rassicurante e morbido ripiego Deborah.
Tette da urlo, sex appeal, intelligenza. Bella, colta, elegante ecc ecc. Mille doti a suo favore, ma sempre un ripiego. Aveva deciso di accontentarsi, come succede a tanti nella vita.
Arriv, citofon e sal.
La porta socchiusa, lei lo aspettava acquattata dietro: questa volta, non la vestaglia di pizzo a coprirla, ma un corpetto sempre nero e trasparente, con le tettone gi fuori, penzolanti, sostenute dal bordo risvoltato del reggipetto. Senza slip. L'unico altro indumento erano le solite autoreggenti nere infilate in sandali dal tacco alto. Un'altra mise tipica delle pornostar e della stessa Lisa Ann.
Bellissima e sensuale, peccato che lui quella sera volesse una donna romantica con cui dividere una cena e una vagonata di pensieri.
E peccato che lei volesse un uomo assatanato, non uno che si presenta con la cena pronta e le rose profumate.
Mediarono come due democristiani della prima Repubblica: lui le salt addosso e la fece godere per mezz'ora, poi lei, questa volta con la vestaglia a coprirle le forme giunoniche, scald in forno le cotolette e le patate e vers il rosso nei calici.
Nelle altre case le persone cenavano raccontandosi la giornata, per poi buttarsi sul divano, guardare la tv e magari dopo fare l'amore, prima di addormentarsi insieme. Loro avevano fatto il percorso contrario, dal letto alla tavola, saltando il divano e la tv.
Tutto gi preparato e solo da consumare, dal sesso alla cena.
Non erano una coppia e non lo sarebbero mai stati.
Non potevano cambiare. Non poteva accontentarsi.
La solitudine li stava obbligando ad avvicinarsi l'uno all'altra e a passare da amanti ad amici. Per la prima volta, cominciarono a parlare senza imbarazzi o remore.
Lui le parl di Miriam. Lei lo ascolt senza commentare e senza mostrare delusione, gelosia o altro. Indifferente, distaccata. Come appunto un'amica. Dopo il vino passarono al rum cubano.
E questa volta non finirono nuovamente a letto insieme.
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7.
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Il vecchio e la ragazza raggiunsero il bancone dove era posizionata la cassa. A separarli un silenzio glaciale.
Erano entrati di buon umore, uscivano incazzati neri.
O meglio lui incazzato e lei delusa, quasi mortificata.
Certamente non per la cucina, che avevano apprezzato dato che i piatti erano sporchi solo del poco condimento rimasto.
Il bianco invece lo avevano appena sorseggiato.
Chiaro che non avevano pi nulla da festeggiare.
Lui pag estraendo la carta di credito, attese l'emissione dello scontrino e lo sigl con una vecchia penna a inchiostro estratta dal taschino.
Marco li salut e subito vide materializzarsi davanti al registratore di cassa i due avventori del tavolo adiacente, l'intellettuale, che se non ricordava male era un giornalista piuttosto antipatico, e il suo muscoloso interlocutore che riteneva essere un manager.
Anche loro tesi. Avevano fretta e uscirono quasi senza salutare.
Eppure anche loro avevano spazzato via i salti in bocca e le patate: se avevano le palle girate non era certo per colpa del cuoco.
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Milano, venerd 16 ottobre 2015.
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Il mal di testa fu il primo a dargli il buongiorno quando emerse dal sonno.
Prima il sesso, poi il vino, quindi il rum. E al mattino dopo, l'emicrania. Alla sera leone, al mattino coglione.
Ardig era crollato vestito sul divano del salotto di Deborah Pollini, con Frog accucciato sul tappeto.
Lei era a letto, nel suo letto, da sola. Vestita con la camicia da notte e gli indumenti intimi regolarmente al loro posto, dormiva con un'espressione serena.
A svegliarlo verso le otto era stato Frog: non faceva pip da quasi 12 ore e scalpitava per sfogarsi.
Il commissario si era lavato e rivestito alla chetichella, in silenzio e in fretta, ed era uscito cercando di non far rumore.
Dieci minuti dopo Frog stava innaffiando un palo e lui puntava un bar per un cornetto e il primo espresso della giornata.
Ancora mezz'ora alle nove.
Doveva far passare il tempo e scacciare il mal di testa, trangugi una pasticca di Symflex che teneva sempre nella giacca e opt per una passeggiata da Crocetta a Missori, dove risal per via Mazzini; consum il secondo espresso, quindi Duomo, Galleria, piazza della Scala, via Manzoni e da l via dei Giardini per giungere infine in via Fatebenefratelli di fronte all'austero portone della Questura.
Avrebbe potuto passare dal negozio di antiquariato e chiedere al commesso la conferma del suo sospetto, ma preferiva affidarsi all'infallibilit della scienza.
De Piccoli lo aspettava al bar, per il terzo espresso, con un sorriso che non necessitava di parole.
Poi mi spiegherai come hai fatto.
Un'intuizione assurda.
E invece hai fatto centro, Piercarlo Chierico e Natalia Montoya hanno avuto un rapporto sessuale completo meno di quarantotto ore prima che la ragazza venisse uccisa. Le tracce spermatiche recuperate dalle mucose uterine sono quelle dell'antiquario resocont l'incredulo responsabile della Scientifica.
Un altro tassello che si incastrava alla perfezione.
Dai, dimmi come ci sei arrivato chiese De Piccoli, mentre si accomodavano a un tavolino accompagnando il caff con due cornetti alla marmellata di albicocca.
Per caso. Oberdan - spieg Ardig - doveva avere un motivo serio per uccidere la Montoya. Non era un criminale ma un disperato. E un motivo serio pu essere zittire la complice di quello che doveva essere un furto su misura e si  trasformato in un maldestro omicidio. E da ieri so che Oberdan, da diverse settimane, era alla ricerca di notizie su un dipinto rinascimentale che, guarda un po', era appeso su una parete del salotto di Chierico, il quale  stato ucciso nel corso di una rapina seguita a un rapporto sessuale completo. Ho provato a mettere insieme questi elementi e tac, eccomi qui.
Dunque non  stata la colombiana che avete arrestato a portarselo a letto, narcotizzarlo e imbavagliarlo al risveglio?
Lei diceva di no, ripeteva che Chierico non la toccava da un paio di settimane, ma io ovviamente non le avevo creduto. Fino a ieri, fino a quando nella cronologia del pc di Oberdan abbiamo trovato numerosi link di siti riguardanti questo dipinto e lo stesso Chierico. E tutte le ricerche sono iniziate dal 14 settembre.
Un momento - lo interruppe De Piccoli - e tu come fai a sapere che l'antiquario aveva in casa questo dipinto rinascimentale?
Me lo ha detto la Hurtago, che ho interrogato ieri in carcere. E a questo punto comincio a crederle e a convincermi che non siano stati loro a uccidere l'antiquario. Tanto pi che il sabato e la domenica, stando al tracciato delle celle telefoniche, erano in zona Assago prima e Lorenteggio poi.
OK, ma possono aver lasciato i telefoni a casa e essersi mossi senza. Del resto le chiavi di casa le avevano solo loro e il portiere e non ci sono segni di scasso sulla porta, a meno che, cavolo! esclam De Piccoli.
Bravo. Ci sei arrivato. A meno che la porta sia stata aperta dall'interno da una splendida venezuelana seminuda, che si era appena rivestita dopo aver sfiancato a letto l'anziano padrone di casa e averlo spedito nel mondo dei sogni versandogli del sonnifero nello champagne.
Per al risveglio l'antiquario l'avrebbe denunciata.
S certo, ma se le cose sono andate cos - chiar Ardig - chi ha pianificato il furto e reclutato la Montoya, le avr raccomandato di utilizzare un nome falso e le avr procurato un cellulare tarocco non riconducibile a lei. E scommetto che, oltre all'assegno, aveva gi pronto un bel biglietto aereo di sola andata per qualche destinazione esotica. Lei spariva qualche mese, le acque si calmavano, nessuna la conosceva, nessuna la poteva collegare all'antiquario. Chierico avrebbe potuto denunciare una pinca pallina qualsiasi e la sua denuncia sarebbe finita nel dimenticatoio.
Chierico avrebbe potuto incontrarla in giro per Milano e riconoscerla, no? obiett De Piccoli.
Sveglia Daniele. Per la sua serata hot avr messo una parrucca, delle lenti a contatto, oppure rientrata a Milano si sarebbe fatta la tinta. E poi non dimenticarti che Chierico era venuto in possesso di quel dipinto in maniera illegale, per cui se l'avesse segnalata si sarebbe beccato una bella denuncia per ricettazione. Un bello sputtanamento per la sua reputazione.
Cazzo, hai ragione. Veramente un piano perfetto esclam convinto De Piccoli.
Un piano quasi perfetto, perch Chierico  crepato e a quel punto posso immaginare che siano saltati i nervi alla Montoya e probabilmente pure a Oberdan, che ha dovuto eliminarla aggiunse Ardig.
E Oberdan, chi lo ha ucciso?
A questo punto suppongo un complice, che probabilmente si  tenuto anche il dipinto. Per qui mi fermo, per mancanza di indizi termin il ragionamento Ardig, un po' sconsolato.
Aveva ricostruito il mosaico, peccato fosse privo delle tessere pi importanti.
E la colombiana perch aveva in borsa i gioielli trafugati dell'antiquario? chiese ancora De Piccoli, un po' confuso.
Perch una parte li aveva davvero ricevuti in dono da Chierico in cambio delle sue prestazioni sessuali e gli altri li ha rubati la mattina in cui ha scoperto la morte del suo datore di lavoro: ha arraffato quello che poteva infilare in borsetta o nelle tasche, ignorando i quadri o gli arazzi. Secondo me  sincera. Ladra e troia, ma non assassina.
Si conged da De Piccoli e si rituff nel caos della citt.
Il mal di testa era quasi passato, si avvi verso Brera.
Una sensazione di ottimismo lo pervase.
Il cellulare inizi a vibrare. Santoni.
Ti ho trovato il tuo bel moro tutto muscoli: si chiama Donato Di Pierro e ha un'agenzia di intermediazione immobiliare proprio in via Turati.
Bravissimo, sei stato un fulmine si compliment Ardig.
Ricerca facile, i giornalisti di Oberdan lo conoscono bene,  lui che ha affittato l'appartamento di via XX Settembre dove ha sede la redazione e da quel che ho capito  una specie di factotum per Oberdan, gli ha seguito le vendite dei suoi immobili, lo seguiva per altre vicende. Insomma era quello che lo consigliava.
Bel consigliere, lo stava facendo travolgere dai debiti. Dai, andiamo a trovarlo, troviamoci tra venti minuti in piazza Cavour.
Non confidava di ricevere notizie interessanti, ma provarci non costava nulla.
Davanti al quarto espresso di quella mattina il buon Santoni lo inform su questo Di Pierro.
Il classico rampante self-made man, ovvero un ragazzotto di origine calabrese, spregiudicato e ambizioso, proveniente dalle case popolari della Barona, uno con faccia tosta, idee chiare e nemmeno uno straccio di diploma in tasca, che aveva cominciato ancora minorenne come collaboratore di un'agenzia immobiliare e neppure trentenne era diventato titolare di diverse agenzie immobiliari.
Poi il salto di qualit: aveva iniziato a rilevare stabili nelle aste giudiziarie per poi rivenderli a prezzi di mercato.
Ora girava in Porsche Cayenne, Rolex d'oro al polso e tavoli riservati in Corso Como, controllava decine di immobili di pregio e aveva esteso il suo ramo d'azione anche a ville di lusso e a edifici a destinazione commerciale.
Ne sapevano abbastanza, era tempo di conoscerlo.
Ma sotto traccia, senza qualificarsi.
Un quarto d'ora dopo entravano negli uffici del dottor Di Pierro, perch, anche se l'unico titolo che poteva appendere alla parete era la licenza di terza media, si faceva chiamare dottore.
Stabile elegante, ingresso elegante.
Ed elegante era anche la segretaria che li accolse, una quarantenne dall'aria antipatica, mora e atletica, con completo scuro e tacco alto di ordinanza, unghie lunghissime e trucco marcato.
Stabilito che i due uomini non avevano un appuntamento con il dottore li invit a sedersi su un divanetto, munendosi di una generosa dose di pazienza e fiducia nel futuro.
Cinque minuti e dalla porta principale spunt un'altra segretaria, pure lei caruccia e vistosa. In mano un sacchettino della farmacia.
Ho preso l'enterogermina per il dottore cinguett, ignorando i due uomini. Meno male, portala in studio, altrimenti chi lo sente se resta senza le sue preziose fialette le intim la collega.
I due poliziotti trasalirono, pur senza darlo a vedere.
E Ardig ne approfitt: Dopo devo comprarla anch'io, l'ho appena finita. Ormai ne sono dipendente.
Butt l la battuta alla segretaria, che seccata rispose: Anche il dottore la assume tutti i giorni. Del resto con la sua dieta cos sbilanciata, troppe proteine e pochi carboidrati.
Bastava e avanzava. Tornarono a chiudersi in un silenzio agitato, scambiandosi un'occhiata che voleva dire tutto.
Dieci minuti e il telefono dell'ufficio squill.
La segretaria rispose a monosillabi, annuendo, poi si rivolse ai due clienti in attesa.
Il dottore mi ha appena comunicato che sar fuori ufficio per tutta la giornata, mi spiace.
Nessun problema, non era nulla di urgente, ripasseremo un'altra volta o fisseremo un appuntamento tagli corto Ardig, raccogliendo da un cestino un biglietto da visita con i numeri dell'agenzia. Santoni lo segu silente sulle scale.
Ormai non ci scappa pi. Ma per incastrarlo non ci basta certamente un'impronta digitale su due fialette di enterogermina sottoline Ardig.
Dici che  stato lui a sparare a Oberdan?
No, quello ne dubito, avr ingaggiato un professionista. Per sicuramente era a casa della Montoya la sera che  morta. A questo punto dobbiamo sapere tutto su questo tizio.
Avevano pescato il jolly dal mazzo del destino, ora non dovevano sprecarlo per la troppa fretta.
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8. Milano, marted 15 dicembre 2015.
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Per oltre un mese l'intera squadra Omicidi era stata l'ombra di Di Pierro nei suoi spostamenti milanesi.
Un'ombra discreta e attenta.
Ardig era stato chiaro: nessuna fretta, nessuna forzatura.
Un passo alla volta, ma di passi ne avevano fatti davvero pochi.
L'agente Foglia aveva recuperato un mozzicone di sigaro gettato dall'immobiliarista sul marciapiede di piazzale Stati Uniti, giusto per avere la conferma che il DNA sulle fialette di enterogermina trovate nell'appartamento della Montoya e sul lavello di casa Oberdan, fosse proprio il suo.
Per mero scrupolo avevano ripreso a scansionare tutte le immagini delle telecamere di videosorveglianza sparse intorno all'area di via XX Settembre, ma nessuna di loro aveva ripreso un quarantenne con la corporatura da culturista e una vaga somiglianza con Schwarzenegger.
Niente, l'unico volto sospetto restava quello del tipo con il basco e gli occhiali da sole; forse atletico, ma palestrato no. Non poteva proprio essere lui.
Le impronte sulle fialette di enterogermina collocavano Di Pierro sulla scena del delitto Montoya. Ma avevano bisogno d'altro.
Mancava la prova regina e Ardig non sapeva dove andare a pescarla. Nessun testimone, nessun indizio ulteriore.
Passavano i giorni, l'autunno aveva ceduto il passo all'inverno, Natale si avvicinava e il caso iniziava a raffreddarsi, un altro cold case destinato a congelarsi sugli scaffali dell'archivio.
Fino a quando, in un'anonima sera di inizio dicembre, su uno dei tanti canali del digitale dedicati al giallo, Ardig aveva visto una banalissima scena di un banalissimo thriller, con un killer che avvita il tappo silenziatore alla canna della sua pistola.
Il silenziatore! Eccolo il dettaglio che non riusciva a mettere a fuoco. Un arnese che non puoi comprare nelle armerie e neppure su internet. Eccolo l'errore che li aveva depistati nell'indagine.
Perch, se il teorema elaborato da Ardig era giusto, allora Di Pierro aveva avuto poco tempo per escogitare il piano per liberarsi del complice Oberdan diventato scomodo: dal patatrac in casa dell'antiquario all'omicidio della Montoya, aveva avuto solo qualche giorno, due o tre, non di pi.
E uno dove pu procurarsi un killer che abbia gi pronta o possa procurarsi una pistola pulita e dotata di silenziatore in pochi giorni?
Milano non  Medelln o Tijuana e di silenziatori in citt se ne vedono solo quando girano le fiction sulla mafia.
Gir la domanda alla Mobile che a sua volta mise sotto pressione i suoi pochi informatori.
Tempo quarantotto ore e la montagna aveva partorito il topolino.
A Bonola c'era uno, guarda caso incensurato, che era ex di tutto, ex militare, ex guardia giurata, ex investigatore privato, ex contractor in Iraq, uno patito di armi che trafficava in cose losche, uno che campava alla giornata ed era sempre alla ricerca di quattrini. Uno che se la passava male, eppure da poco pi di un mese si era trasferito in un bel bilocale in piazza Caneva. Uno che, intorno a fine settembre, aveva battuto il mercato nero delle armi in cerca di un silenziatore.
Una ricerca che non era sfuggita alle orecchie attentissime di qualche gola profonda, perch un silenziatore serve soltanto per una cosa. La spia aveva spifferato tutto a quelli della Mobile, facendo rotolare la pallina che innesca la valanga.
E con la valanga erano arrivate due scoperte interessanti: il signore in questione, tale Franco Prelazzi, un quarantanovenne di origine calabrese, da un decennio abitava a Bonola, a Nord-Ovest di Milano, ma nel resto della sua spericolata esistenza aveva dimorato a Sud-Ovest della metropoli, nel quartiere della Barona, lo stesso di Di Pierro. E che i due si conoscessero lo testimoniava il fatto che l'appartamento dove Prelazzi si era appena trasferito, con un canone di locazione vicino ai mille euro mensili, apparteneva proprio alla societ di Di Pierro.
L'errore che inceppa il meccanismo di un piano perfetto.
In un lampo avevano resettato tutto ed erano ripartiti con i pedinamenti, raccogliendo anche in questo caso il DNA e una serie di fotografie di Prelazzi. Il resto l'aveva fatto la Scientifica grazie al progresso tecnologico abbinato ai sistemi moderni di investigazione: l'esame biometrico facciale, attraverso la comparazione delle foto scattate a Prelazzi e delle immagini riprese dalle telecamere che avevano immortalato l'uomo con basco e occhiali scuri nelle strade intorno a via XX Settembre, aveva sentenziato che Prelazzi si trovava sulla scena del delitto Oberdan, travestito con basco, parrucca e occhiali scuri.
Eccolo qui il cretino che, per non dare nell'occhio, girava con gli occhiali scuri sotto i lampioni.
Non era una prova decisiva, ma abbastanza per tentare un bluff.
Per questo Ardig aveva deciso di giocarsi il tutto per tutto, anche a costo di rischiare una querela e forse il posto da responsabile della Omicidi della Mobile. Alla peggio, se avesse fatto un buco nell'acqua, avrebbe risolto i suoi atavici dilemmi su eventuali trasferimenti, perch di sicuro lo avrebbero spedito in Molise o in Basilicata. Ma tanto cosa aveva da perdere?
Certo non Miriam. E neppure la Pollini.
O la va, o la spacca. Aveva deciso di rischiare.
Di Pierro era stato convocato per le 10 in commissariato un mercoled mattina che precedeva di poco il Natale.
E alle 10 si era presentato, puntualissimo.
Di persona appariva esattamente come l'aveva descritto il titolare dell'Osteria Angelino: gessato grigio cenere, iPad in mano, collo taurino e carrozzeria XXL.
S, in qualche modo ricordava lo Schwarzenegger degli anni d'oro. Giovane, dimostrava meno di quarant'anni, l'aria scafata di uno che la sa lunga sulle cose del mondo. Li salut con una stretta di mano vigorosa e un sorriso da prenderlo a schiaffi.
 un piacere per me conoscerla dottor Ardig, ho letto molte volte di lei sui giornali.
Collaborativo e formale. Eppure sudava freddo.
Le andrebbe un caff? Chiedo al piantone di andare a prenderlo al bar qui in via Cardinal Federico. Ormai bevo solo quello del bar e non sa quanti ne bevo ridacchi Ardig, antipatico e scontroso di natura e poco a suo agio nei panni forzati del simpaticone.
L'uomo annu, in un'atmosfera rilassata.
Terminarono i convenevoli e iniziarono le prime domande.
Nel mezzo arriv il vassoio con il famoso caff, che sorbirono sorridendo. Come se fossero due vecchi amici.
Di Pierro, sereno come chi non ha nulla da nascondere o da temere, conferm di aver seguito Bernardo Oberdan nella stesura di contratti o nella realizzazione di vendite immobiliari.
Tutto nero su bianco, documentato e fiscalizzato.
Ovviamente, su precisa domanda di Ardig, rispose di non aver mai ricevuto dal suo amico e cliente alcuna confidenza su un dipinto rinascimentale di cui poteva essere entrato in possesso.
Insomma, della vergine dormiente non sapeva nulla.
Poteva bastare. Era il momento di elevare gli scudi.
Bene, ho un'ultima domanda da porle butt l il commissario, scambiandosi un'occhiata complice con Santoni.
La ascolto.
Ha un buon avvocato?
Di Pierro lo osserv interdetto.
Perch le comunico che stiamo per fermarla con l'accusa di aver partecipato agli omicidi di Natalia Ins Montoya e Bernardo Oberdan.
Santoni dietro di lui fece tentennare le manette.
L'immobiliarista accus il colpo solo per un istante, poi la strategia difensiva messa a punto da settimane gli venne prontamente in soccorso.
Io credo che lei sia impazzito o stia prendendo un colossale abbaglio, ovviamente ne risponder nelle sedi competenti comment freddo.
Nessun problema replic, altrettanto gelido, Ardig.
Gli sguardi dei due s'incrociarono in un braccio di ferro visivo.
Due giocatori di poker al tavolo verde, con una posta altissima in palio. E il timore che il bluff dell'avversario possa non essere tale. E la prima mossa spettava ad Ardig, che non si fece attendere.
Pigi un bottone dell'interfono.
Trenta secondi dopo apparvero Farris e un uomo ammanettato.
Franco Prelazzi era stato prelevato alle sei dal suo appartamento in piazza Caneva. Per due ore lo avevano torchiato, mostrandogli le immagini che lo ritraevano nei pressi di via XX Settembre all'ora in cui veniva freddato Bernardo Oberdan.
Il riscontro biometrico conferma che questo signore con gli occhiali  lei gli avevano sbattuto in faccia Ardig e Farris.
Lui aveva tentato una difesa poco convinta: E allora? E se anche fosse? Passavo di l, facevo due passi. O  un reato anche mettersi una parrucca se si hanno pochi capelli in testa? Via, siamo seri. Per accusarmi di un omicidio che non ho commesso lei avrebbe bisogno di trovare la pistola utilizzata e provare che era in mio possesso.
Sorrise arrogante, sicuro di parare il bluff del commissario.
No, purtroppo la sua Browning sar sparita chiss dove e sono sicuro che l'assassino, cio lei, indossava i guanti. Per da un testimone attendibile sappiamo che lei si  procurato un silenziatore pochi giorni prima del delitto Oberdan, abbiamo recuperato gli estremi tecnici di quel silenziatore e fatto tutte le comparazioni e sventol teatralmente un foglio con diagrammi e numeri.
E guarda un po' combaciano con le rigature del proiettile rinvenuto nel cranio di Oberdan. Le basta?
No, non era crollato. Ma quasi.
Adesso era il momento del rischia tutto.
Fece accomodare Prelazzi davanti a Di Pierro.
Immagino che le presentazioni siano superflue.
Di Pierro non replic.
Lo sapete cosa ho imparato in dieci anni alla squadra Omicidi? li stuzzic il commissario.
Scossero la testa.
Che quello dell'assassino, oggi, con tutte le diavolerie della Scientifica,  diventato davvero il mestiere pi difficile al mondo, perch basta una piccola traccia, un piccolo errore e sei fottuto. Questo se sei un vero professionista. Ma se sei uno improvvisato, come voi due, beh, allora di errori se ne commettono parecchi.
Brand una cartelletta con l'etichetta della Sezione Scientifica.
E infatti voi di errori ne avete commessi come se piovesse.
Di Pierro esplose: Lei delira, commissario.
Bene, allora ve li elenco. In primis l'appartamento affittato in piazza Caneva.
Ma lei  davvero fuori di testa. Ci accusa di un duplice omicidio sulla base di un affitto di un appartamento?
Il commissario scosse la testa e sorrise.
Quello era solo il primo errore. Poi ci sono il silenziatore, le rigature compatibili con il proiettile sparato dalla Browning e le telecamere che inquadrano lei, Prelazzi, a poche decine di metri dal punto dove Oberdan era stato appena ucciso.
Non avete niente contro di me borbott l'ex militare.
Abbiamo tutto quello che vogliamo. E anche contro di lei, Di Pierro.
Stavolta dalla scrivania di Ardig sbuc un sacchetto trasparente con la fialetta di enterogermina, avvolta da pellicole di cellophane.
Eccolo il suo errore, l'errore che le regaler l'ergastolo.
Questa volta Di Pierro accus il colpo.
Una l'abbiamo rinvenuta sulla moquette del salotto di Natalia Ins Montoya, sopra ci sono il suo DNA e le sue impronte digitali. Il pavimento e la casa erano pulite, ergo quella fialetta  caduta l'ultima volta che la venezuelana  stata in casa, altrimenti l'avrebbe raccolta.
Un sussulto scosse l'immobiliarista, come un pugile che all'angolo, dopo aver incassato parecchi diretti, reagisce con la disperazione che gli resta in corpo.
Cazzate, non avete mai rilevato le mie impronte digitali sbott ringhioso.
Come no? Eccole, insieme al suo DNA.
E da sotto la scrivania, come un consumato prestigiatore, Ardig tir fuori un'altra busta trasparente di nylon contenente un mozzicone di sigaro.
Lo ha gettato qualche giorno fa in piazza Stati Uniti d'America e un nostro agente lo ha prontamente recuperato. E cos abbiamo avuto tutto, impronte e DNA. E in ogni caso la tazzina di caff da cui ha appena bevuto  gi in viaggio verso il laboratorio della Scientifica, cos, giusto per un raffronto per mero scrupolo.
Nella stanza piomb il silenzio.
Silenzio rotto subito da Ardig: E naturalmente la seconda fialetta di enterogermina, rinvenuta sul lavandino dell'appartamento di Oberdan ospita nuovamente le sue impronte e il suo DNA. Devo andare avanti?.
Attese qualche secondo per far precipitare ancora pi tensione sui due. Poi ripart.
E l'ennesimo errore, caro Prelazzi, lo ha commesso ancora lei, e sa qual ? Lei sputacchia.
Che significa? domand Di Pierro, dato che il suo sodale taceva.
Significa che sul corpo di Bernardo Oberdan ci sono tracce di DNA salivare. Lei sputacchia Prelazzi, un po' come tutti noi, e la sua saliva  finita sui vestiti che indossava la vittima quando gli hanno sparato in via XX Settembre. E stamattina, se ben ricorda, le abbiamo offerto un bicchiere d'acqua e lei ha bevuto, regalandoci spontaneamente il suo DNA. Serve altro?
Il bluff stava funzionando.
L'ex militare abbass la testa, guadagnando l'ultima trincea difensiva, il silenzio.
Adesso - lo incalz Ardig - noi perquisiremo ogni sua pertinenza, ogni suo armadio, la cantina, l'automobile, tutto. Lei non sa come schizza il sangue quando zampilla con un flusso cos abbondante. E non immagina quanti residui di polvere da sparo si depositino su abiti e soprabiti, persino sulle scarpe.
Cotto e bollito.
Ardig prepar il colpo di grazia, rivolgendosi a Di Pierro.
Le rinnovo la domanda che le ho posto dieci minuti fa: ha un buon avvocato?.
Questa volta l'immobiliarista rispose con gli occhi che gli si inumidivano di lacrime, prima di cedere a un pianto liberatorio.
Non era un criminale forgiato dal marciapiede e temprato dagli anni nelle galere, uno con la pelle di coccodrillo dura e impermeabile: era solo un arrampicatore, un avido, un balordo in giacca e cravatta, uno che si definiva dottore pur avendo la terza media, e si era infilato in una storia pi grande di lui.
Esattamente come Oberdan. Come la Montoya. Come Chierico.
E come la Hurtago e Portanova.
Tutti incensurati che si erano messi in testa di improvvisarsi ladri, rapinatori, truffatori o assassini.
Ma il crimine devi averlo nel DNA. Altrimenti finisce solo male.
Tutta colpa di quel maledetto pranzo. Stavamo parlando di soldi, Oberdan me ne doveva tanti, quell'idiota doveva soldi a mezzo mondo singhiozz, imprecando.
Poi a un certo punto quel vecchio cretino  saltato fuori con quella vanteria da bar, dicendo a quella troietta che aveva in casa un dipinto che valeva almeno un milione di euro, con tanto di nome del pittore e tutto il resto. A quel punto Oberdan ha controllato sul tablet e ha capito che non era una vanteria generica.
Si ferm e il commissario prosegu per non dargli respiro: Soltanto che non conosceva l'antiquario e non sapeva chi fosse. Cos avete chiesto il conto subito dopo e lo avete pedinato, giusto?.
S, s, no. Oberdan - and avanti Di Pierro - non lo conosceva di nome, per sapeva che aveva un negozio vicino alla sua redazione, ma nel dubbio ha voluto seguirlo per essere sicuro che fosse lui, poi per strada abbiamo visto che discuteva con la ragazza sudamericana e...
E l avete architettato il piano diabolico, mettendogli nel letto un'escort per fare, mi passi il termine, da cavallo di Troia. Avete coinvolto la Montoya che di mestiere faceva proprio quello, era anche lei sudamericana, giovane e pi gnocca della Hurtago.
Non doveva morire nessuno. Al vecchio piacevano le ragazzine sudamericane e noi lo abbiamo accontentato. Era tutto facile. Lei lo portava a letto, lo sfiancava, lo addormentava, poi apriva la porta e Oberdan entrava e prendeva il dipinto. Fine del gioco di prestigio. Al mattino il vecchio si sarebbe svegliato e non avrebbe potuto denunciare il furto di un dipinto che aveva ottenuto in maniera illecita. Un piano perfetto. Invece quello si  svegliato, Oberdan lo ha imbavagliato con la prima cosa che ha trovato e mentre pensava al da farsi non si  accorto che quello crepava soffocato. A quel punto era andato tutto a puttane, tutto a puttane, era un piano cos perfetto.
Gi, proprio quello che aveva sentenziato anche De Piccoli.
Un piano perfetto. Peccato che non esistano.
E a quel punto - riprese Ardig - la Montoya ha perso la testa minacciando di andare alla Polizia e, per farla stare zitta, siete stati costretti a spaccargliela la testa,  cos?
Di Pierro annu, senza neppure addossare la colpa al defunto Oberdan.
Poi - continu Ardig - anche a Oberdan devono essere saltati i nervi e a quel punto ha dovuto zittire anche lui e, visto che lei non ne era capace, ha assoldato questo qui, che pensava di eludere le telecamere con una parrucca e gli occhiali scuri e indic Prelazzi, che teneva la testa bassa e restava zitto.
Fece segno a Farris di ammanettare anche Di Pierro e portarli via.
Li attendeva una prima notte in cella a San Vittore e a seguire un bel ventennio in altri penitenziari.
Quando uscirono Santoni scosse la testa.
Non ho capito: alla fine la Montoya chi l'ha uccisa? Oberdan o di Pierro? si chiese il vice.
Non lo sapremo mai, Di Pierro scaricher tutto su Oberdan e non potremo farci nulla. La sua parola contro quella di un morto.
A proposito, non gli hai chiesto dove  finito il dipinto.
Chissenefrega, lo dir al procuratore, ammesso che Patruno si ricordi di domandarglielo, ne ho le palle piene di questa vicenda, sono morte tre persone e per cosa?
Gi - concordo Santoni - e tutto per una confidenza ad alta voce in un ristorante.
Un vero domino criminale dove la caduta di un tassello aveva portato al crollo di quelli successivi: da un furto di un dipinto si era innescata una catena di omicidi.
Ardig afferr una sigaretta e scosse la testa.
Stanco di questo mestiere e delle brutture con cui doveva quotidianamente confrontarsi. Aspir una boccata e picchi un pugno sul tavolo: Che cazzo di brutta storia. Altro che verba volant.... Ne aveva abbastanza.
Decise di prendersi il resto della giornata di libert, senza neppure passare in tribunale a riferire al magistrato.
Anzi, ai magistrati. Inclusa la stessa Pollini, che si occupava del caso Montoya, e che non aveva nessuna voglia di vedere per non ingarbugliare ulteriormente pensieri ed emozioni.
Pass le consegne a Santoni e usc, lasciando Frog in ufficio.
Lo guidarono le gambe, senza il radar della testa.
I soliti vicoletti, sbuc in piazza San Giorgio e si avvi verso le colonne di San Lorenzo. Milano era bellissima, le vetrine tirate a lucido promettevano regali per Natale, le luci delle luminarie danzavano nell'aria, creando un'atmosfera contagiosa. Furgoni che scaricavano scatole, studenti con gli zaini, incravattati con smartphone in mano, gente che guardava le vetrine in cerca di idee.
Ma Ardig nemmeno si accorgeva dell'animazione mattutina intorno a lui. Prosegu per il corso di Porta Ticinese fino alla Darsena restaurata e appena restituita alla citt, con il verde, l'acqua pulita e le chiatte di legno in stile bavarese.
Solo in quel momento realizz dove lo stavano portando le sue gambe: da Miriam.
Prefer non opporsi e si lasci trasportare sull'alzaia del Naviglio.
Un tuffo al cuore. Eccolo l'appartamento, con le tapparelle gi sollevate. E se Miriam fosse stata con un cliente, come l'ultima volta in cui era andato l due anni prima?
Quel brutto ricordo lo trafisse, graffiandogli l'anima per qualche istante.
Eppure non riusciva a fermarsi e, passo dopo passo, andava verso di lei. Senza sapere cosa lo attendeva alla fine di quella corsa.
Il citofono era sempre lo stesso. Ci appiccic il pollice.
Lei gracchi metallica: Chi ?.
Rispose semplicemente: Sono io.
Come se fosse normale che fosse lui, l, in quel momento.
Sal i gradini a due a due.
Eccola, sulla soglia, scalza, le gambe lunghe, che si infilavano in una tuta aderente da fitness.
Che succede, come mai sei venuto?
Non la fece terminare e la travolse, con un bacio. Istintivo.
Lei ricambi. Passionale.
Quanto l'aveva sognata. E adesso era l, con lei. Insieme. Lingua contro lingua.
Si abbracciarono, le mani di lei che gli sbottonavano la camicia.
Lui chiuse la porta e la spinse nel salotto che fungeva da ingresso. Le slacci la zip della felpa, sentendo subito i suoi seni prepotenti.
Alz gli occhi un istante per ammirarla.
E li vide. Dietro di lei.
Due trolley pronti e chiusi.
Era uno sbirro, allenato a cogliere i dettagli.
E in uno spazio piccolo come quel salotto li colse in un secondo.
Il passaporto e un biglietto aereo su un ripiano.
Si blocc e lei si ritrasse.
Ho l'aereo nel pomeriggio si giustific, senza bisogno di farlo.
Ah, vedo.
Raccolse la felpa della tuta e si ricompose.
Poi gli afferr una mano.
Bruno, mi spiace, sei arrivato troppo tardi.
SEI ARRIVATO TROPPO TARDI. Quattro parole.
Che suonavano come una sentenza di condanna. Se non a morte quanto meno all'ergastolo.
Tardi per cosa? Quanto starai via?
Lei scosse la testa. Imbarazzata.
Un po', qualche mese, non so.
Rimase impietrito.
Vado a Singapore. Una persona che frequento da poco, che frequento per lavoro, mi ha chiesto di seguirlo per qualche mese e ho accettato, cos, senza pensarci. Sono stanca di questo mestiere, dei giudizi di voi, di quelli come te, ho bisogno di resettare, non so se puoi capirmi.
Sei stanca del tuo lavoro e te ne vai con un tuo cliente? E cosa cambia? le chiese, questa volta senza la cattiveria con cui in genere calcava il termine cliente.
Mettiamola cos, stavolta non vado a fare la mignotta, come mi definivi tu, ma la mantenuta, non so se cogli la differenza.
Faticava a coglierla, ma evit di polemizzare.
Era davvero troppo tardi.
Erano ai saluti finali di una storia mai nata.
Inutile rovinare anche quell'ultimo momento con un litigio.
Provi qualcosa per lui?
Lei abbass lo sguardo, poi scosse la testa.
Non  male.  affascinante, educato, attento,  una buona partenza, sul resto non mi faccio illusioni. Vediamo.
Le prese una mano. Era calda.
Come si chiama?
Enrico,  un manager di una multinazionale telefonica. Lo trasferiscono da Hong Kong a Singapore e anche lui vorrebbe ricominciare una nuova vita.
Un'altra fitta trafisse il cuore di Ardig.
Enrico, quell'Enrico. Ecco chi era il cliente della cena in via Manzoni qualche settimana prima. E bravo Enrico, premiato dal destino: aveva perso un padre despota e poco amabile ma aveva trovato lei, Miriam. Insieme a una cospicua eredit.
Mi spiace perderti.
Lei chin lo sguardo.
Ci eravamo gi persi tanto tempo fa. Ora lasciami partire, non fermarmi per favore.
Mica ti posso arrestare.
Rialz la testa e lo guard negli occhi.
Lo sai che puoi fermarmi. Se non avessi visto i bagagli mi avresti portata a letto e io ci sarei venuta. E avrei fatto un grande errore. Adesso, per favore, vattene.
Lo accarezz su una guancia e indietreggi verso i borsoni.
Tempo scaduto, era davvero arrivato troppo tardi.
Buon viaggio Miriam, cerca di essere felice, almeno tu.
Milano lo riaccolse luminosa e soleggiata.
Era una bella giornata dicembrina, Natale era alle porte e i Navigli riflettevano nelle loro acque scure il luccichio delle luminarie accese fuori dai negozi. Le acque brillavano. Come i suoi occhi.
Infil gli occhiali da sole che teneva nella giacca e si avvi verso il commissariato.
A pensarci bene una cosa doveva farla: andare a riferire alla Pollini in Tribunale.
...
.
...
FINE.